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ANALISI

Considerazioni sulla situazione politica attuale, sia a livello nazionale sia di singoli movimenti.

 

19/10/2008

MODERATI SI NASCE O SI DIVENTA

Vicenza, 19 ottobre 2008

L’Italia è un paese di moderati (così almeno ci vogliono far credere) e di conseguenza tutto deve essere moderato. In termini politici spesso il temine moderato viene utilizzato dagli schieramenti partitici come qualcosa di non ben definito. Sono moderato ma non voglio questa cosa. Sono moderato ma sono contro quest’altra.

Essere a favore o essere contrario però significa avere una posizione ben definita, chiara e quindi collocarsi ad una estremità. Favorevole o contrario. Questo almeno sulle questioni di fondo, quelle che non ammettono vie di mezzo e per le quali diventiamo tutti, volenti o nolenti, intolleranti.

La moderazione invece si pone sempre su una posizione ambigua: contrario ma anche un po’ favorevole e viceversa, senza esprimere una decisione limpida, inequivocabile.

La difficoltà per gli “estremisti” nel dialogare con i cosiddetti “moderati” risiede nel fatto che questi ultimi, erroneamente, confondono spesso l’intransigenza con l’estremismo, con l’ottusità, e ancor più scioccamente, con qualcosa di irriducibilmente violento.

La perdita del significato delle parole quindi condiziona non poco molte posizioni e scelte sia politiche sia elettorali. Sparare può essere in fondo perdonato se chi esplode il colpo si dimostra poi moderato. Ridurre il popolo in schiavitù ed affamarlo può tutto sommato essere tollerato purché ciò avvenga con moderazione. Prosciugare i risparmi dei cittadini può essere sopportabile se avviene secondo truffaldina moderazione…e via di seguito.

Chi però, come noi, cerca di mantenere una giusta intransigenza e posizioni quanto più nette e comprensibili possibile, viene tacciato come “estremista” e quindi tendenzialmente escluso dal cosiddetto consesso civile e dai tavoli di discussione “moderati”.

Le coalizioni si chiamano tali perché dovrebbero comprendere soggetti tra loro differenti per discutere ed individuare posizioni e linee di fondo comuni e condivise; altrimenti se tutti dicessero le stesse cose tanto varrebbe avere un unico soggetto politico. Ma a volte il problema è proprio la difficoltà di accettare la discussione perché potrebbe risultare rischiosa e smontare teoremi o dogmi fittizi e strumentali.

Nei primi anni ‘90 il Governo firmò la famosa Legge 205 per perseguire pesantemente chi, come il sottoscritto, parlava di lotta all’immigrazione. Il tono di molti scritti accusatori dell’epoca si potrebbero tranquillamente riscontrare oggi nelle parole del Ministro dell’Interno o di altri politici della maggioranza, ma siccome il pulpito del Ministro è istituzionale, e quindi ovviamente “moderato”, non può essere perseguito.

Non a caso l’ultimo “saluto romano” compiuto da un “estremista” in pubblico e sanzionato con 8 mesi di condanna è del sottoscritto a Milano nel marzo del 2006. C’est la vie.

Nella società di oggi, non rinnegare il proprio passato giovanile, ma anzi sentirlo vivo e andarne fiero indipendentemente dalle scelte politiche, deve essere motivo di “vergogna” e non può essere tollerato dalla dittatura della moderazione: unica strada di “redenzione” concessa è l’abiura. Gli esempi si sprecano…e si dimostrano particolarmente convenienti in termini politici.

Chi invece, come noi, prosegue sulla strada dell’Onore, dovrà sempre scontrarsi con l’ipocrisia dei “moderati” che hanno rinchiuso, a doppia mandata, gli scheletri nell’armadio, svenduto la memoria e rinnegato il passato.

Godiamoci quindi in tutta moderazione le truffe bancarie, i godibilissimi frutti dell’immigrazione, l’incremento della criminalità in gran parte d’importazione, l’aumento dell’instabilità sociale, della precarietà, della proletarizzazione, delle vecchie e nuove povertà!

Moderate gente, moderate…

Piero Puschiavo

Segreteria Nazionale

Movimento Sociale Fiamma Tricolore

 

19/4/2008

BILANCIO ELEZIONI

Finita la bagarre e svaniti gli auspici della vigilia, così numerosi quanto generalmente privi di senso, si può iniziare a ragionare in virtù di un quadro nuovo. Facciamolo serenamente e non capziosamente,  evitando di far coincidere per forza l'analisi con i nostri desideri e proiettando  i nostri progetti sul quadro reale. Sarebbe ora che questo modo di ragionare cessasse di essere un  esercizio isolato e venisse finalmente concepito come necessità comune.

Plebiscito Berlusconi

Innanzitutto ha stravinto Berlusconi, e con lui Bossi. A ridimensionare il plebiscito non son bastati nemmeno il basso profilo  e la campagna al ribasso del PdL. C'è da chiedersi ora cosa farà Berlusconi della carta bianca ottenuta e come cercherà di affrontare la paventata crisi apocalittica del prossimo biennio. Sicuramente non presenterà ricette "democristiane" (chi sostiene che il PdL sia la nuova Dc non ha  capito granché). Tra Lega, Tremonti e lo stesso Berlusconi, la linea che si profila è quella di un populismo poujadista (dal nome del partito in cui nacque politicamente Le Pen) e tale vocazione comporta necessariamente più di una linea di scontro oltre a prospettare qualche possibilità interessante in chiave populista ed europea. Staremo a vedere: ma lo scenario nonè privo d'interesse

Crack Veltroni

Ha fallito Veltroni. Benché tutti abbiano corso mafiosamente per lui, più ancora di quanto fecero lo scorso anno in Francia per Sarkozy, l'insulso non è riuscito a far altro se non svuotare inutilmente la costola di sinistra. Ora promette un'opposizione corretta ma, a differenza di quanto sarebbe accaduto se lo scarto fosse stato minimo, non ha altre prospettive se non quelle di radicarsi e di lavorare per una campagna di aggressione leninista che sarà spietata e feroce non appena la maggioranza sarà in difficoltà. Il che ci permette d'immaginare ipotetici scenari conflittivi non privi d'interesse e di possibilità d'intervento di qui a un anno e mezzo

Nemmeno Hitler

Chi ha subito la più cocente sconfitta  è stata la sinistra più idiota di tutte le epoche storiche (un record davvero strabiliante, eppur raggiunto!); la sinistra del fondamentalismo pacifista, socialdemocratico, gay e alterglobal è riuscita a centrare per i destini del comunismo lo stesso risultato che aveva colto Hitler; per il momento si può dire che sia sparito. La salva soltanto, in prospettiva di ripartenza, l'operato difficile e degno di merito di Ferrando.

Casinisti

I democristiani doc non stanno benissimo. Benché abbiano centrato, unici nel lotto, uno score tale da portarli in Parlamento, i casinisti sono politicamente sconfitti, come giustamente sottolineava ieri Mastella, in quanto non hanno alcun peso né capacità di ricatto e si ritrovano  a nuotare a largo senza approdi sperando tanto di non affogare quanto di non essere risucchiati dal governo o dall'opposizione. Se il Vaticano non li ha voluti riconoscere oltre il minimo indispensabile una ragione doveva pur esserci; e infatti c'è: non hanno colto i tempi e sono fuori tempo massimo, un po' come Storace seppur con qualche mezzo in più.


Nostalgie e localismi


Ed eccoci ad altri dati inequivocabili di questa consultazione elettorale, dati che nnunciavamo già ieri in chiusura dei seggi, alle 15 in punto, e  che riproponiamo. Innanzitutto patendo dall'inconsistenza del "primarepubblichismo". Nel prevedere la sconfitta dei blocchi "nostalgici" avevamo infatti scritto: "l'attrito dei refrattari che pretendono di fare quadrato
solo sulle parole o alzando recinti intorno ai loro ghetti non ha politicamente senso perché non va nemmeno controcorrente, è semplicemente inerte. Ed è così che gli stati maggiori di tutte le minoranze rivoluzionarie o controrivoluzionarie hanno deciso di fare di queste sacche un serbatoio e un pungolo, considerandole quindi una riserva, una retroguardia. Non è un caso se la Chiesa, che la politica la sa fare meglio di chiunque altro, si è rifiutata di benedire il rilancio del partito cattolico e ha preferito affondare i suoi tentacoli in tutti gli
schieramenti. Non è neppure un caso se i comunisti si sono accordati con il centrosinistra laddove ci sono gestione reale, denaro e potere da acquisire: nelle municipalità e nelle provincie". E aggiungiamo che l'identità localista si consolida e si rafforza come attestano  i risultati della Lega,  dell'Autonomia Sud e della SVP

Il magma e dentro il magma

Ribadiamo che sbaglia chi crede che questo magma grigio e incolore significhi la vittoria finale del capitalismo e del qualunquismo e la fine della storia e/o della politica.
Sempre ieri scrivevamo: "le compagini che hanno una tradizione politica da cui prendono le mosse (fascisti, comunisti, clericali, laicisti) hanno dovuto misurarsi con nuovo lessico e con nuova gestualità in un nuovo magma. Solo i più avveduti dei rispettivi schieramenti (davvero pochi per quel che concerne i fascisti) hanno colto il significato di questa mutazione che non è tanto la prova della vittoria del capitale sull'autenticità della vita quanto la cartina di tornasole di una transizione sociale, culturale, economica e persino geopolitica che è l'effetto dell'allargamento - e della configurazione - di diversi blocchi di potenza nello scacchiere mondiale. O, se vogliamo, dell'attrito che viene dalla crisi dell'unipolarismo americano e dalla crescita, su piani diversi e in direzioni diverse, di Russia, Cina, Europa, India, crescita che sta coinvolgendo, travolgendo e sconvolgendo gli stati nazionali a dimensione ridotta. Il movimento magmatico accomuna nel percorso ogni cosa e ogni soggetto ma chi non sia un individualista, un soggettivista, un narcisista, un ombelicocentrico bensì abbia un radicamento profondo, porta con sé le linee di faglia e affila le sciabole per lo scontro, in attesa che la dinamica si completi e apra la strada a nuove possibilità. Ed è così che le minoranze rivoluzionarie o controrivoluzionarie stanno ragionando; che si tratti di comunisti, preti, atlantisti, israeliani, massoni, tutti stanno muovendosi per essere quelli che resteranno in piedi quando la discesa di questa montagna russa sarà conclusa.
Dietro accattivanti sorrisi tutti i libidinosi del potere sono pronti a combattersi senza esclusione di colpi; ma questa conflittualità, lungi dall'essere sospesa, viene rimossa dal palcoscenico perché è alle strutture stesse del teatro che si punta." Lo scrivevamo ieri e lo scriviamo di nuovo oggi.

Sventiamo rigurgiti di strategie della tensione

Passiamo ora agli ambienti politici ritenuti  depositari di idee forti. Dell'estrema sinistra abbiamo già detto. Se avesse avuto l'intelligenza e il coraggio di presentare qualche bandiera rossa, dei pugni chiusi, di dipingere falci e martelli, ora sarebbe tranquillamente al livello dell'UdC; nello sbando masochistico di cui è stata vittima si ritrova invece priva di prospettive che non siano di piccolo cabotaggio amministrativo. Ma lo scarso peso contrattuale e la riduzione dei mezzi disponibili non solo rischiano di gettare allo sbando una serie incalcolabile di clan e tribu ma potrebbero dettare qualche cattivo consiglio in chiave di strategia della tensione. Sarà un bene che colà le persone intelligenti vigilino affinché non ci siano ricadute in tal senso e che non esitino a spaccare la faccia ai sobillatori. E comunque perché nell'opposto schieramento non si cada in provocazioni servono una sana e spiccata gerarchia e una logica di sistemi di forze che rompa la sensazione del ghetto e dell'accerchiamento. Per questo compito, che mi sento di poter assolvere in qualche misura io stesso, mi appello ai più responsabili.

L'estrema destra

Passiamo così all'estrema destra. Scrivevo ieri, sempre alle 15, che qualcosa di buono ha fatto, se non altro in maturazione tattica, ed esortavo a brindare con il bicchiere mezzo pieno. Volevo scongiurare uno scoramento privo di senso; ma non voglio neppure che per non scoraggiarsi si finisca col sopravvalutare scelte ed impegni. Di certo l'impegno ha pagato in minima parte anche se il suo risultato principale  è più che altro esperienza e spirito di corpo. Per il resto,  eccezion fatta di pochi luoghi di radicamento militante, si deve prendere atto di un disarmante determinismo. Nel quadro politico in cui si è fossilizzata la destra d'ispirazione missina e paramissina il valore degli uomini c'entra poco, al massimo questi possono, per stupidità, mancare l'en plein del piccolo capitale a loro disposizione, ma aumentarlo senza un radicale cambio di concezione è impossibile. Tant'è che la Destra Tricolore fa una percentuale praticamente identica a quella di Rauti nel 96 nel dopo-Fiuggi e FN rastrella quella di Fascismo e Libertà + i cani sciolti. Il che significa che esiste un elettorato refrattario che viene attirato dal simbolo; che quello è e che non si muove né si muoverà fintanto che chi pretende di rappresentarlo avrà la solita mentalità gretta del piazzista della cassa di risparmio.
Quest'immobilità è stata dimostrata già alle europee del 2004 quando solo una legge elettorale strampalata e un caso fortutito  produssero due europarlamentari mentre l'estrema destra, all'indomani di Gerusalemme, centrava complessivamente la stessa percentuale delle europee del 1999, ovvero non incideva minimamente sulla realtà, incapace di cogliere persino un momento particolaremente favorevole per un'elezione, quella europea, che facilita le scelte ideologiche. Insomma cos'è cambiato a un decennio circa dalle prime espressioni post/fiuggiane? Che la rifondazione missina è diventata una rifondazionemissino/alleanzista e che l'estremismo fascista è diventato un estremismo cattopopulista. Ovvero: marcia indietro a tutto raggio.

Piantiamola con la litania dei cornuti

Quindi a mio avviso, malgrado la possibile affermazione nella provincia romana del cartello Fiamma-Buontempo, che comunque nascerebbe da altre fondamenta, per l'insieme siamo al capolinea; al capolinea di una concezione partitica fondata sul tentativo di capitalizzazione del voto cornuto o, se volete, del voto cornificato. Perché se è vero che il pieno del voto refrattario è stato un  buon risultato vista la linea di tendenza (e per merito dei pochi veri militanti ha superato di una trentina di migliaia di voti lo stesso mio pronostico) è pur vero che un governo di "destra" che affronterà una congiuntura difficile o farà miracoli restringendo quindi gli spazi di manovra alla sua destra o farà degli sfracelli che rilanceranno la sinistra. Quindi le prospettive per un partito identico a quello che si è presentato ieri sono di calo se non di crollo. Paradossalmente hanno più avvenire i comunisti
postarcobalenici che non le destre tricolori. Pertanto a chi esalta il risultato santanchian/storaciano di ieri e pensa di poter ripartire di lì io dico che si sbaglia di grosso.
Dico  anche che, per mancanza di dirigenti, di quadri e financo di tempra umana, questo partito nasce morto ed è oggi al suo punto zenit. Non esiterei a cambiar pagina e prospettive.


Rilancio l' S.O.S.
Sempre ieri in chiusura del mio commento a urne chiuse scrivevo:  "quand'anche quanto affermo dovesse essere comunemente approvato non sarà assolutamente colto dai più prima di sedici mesi, ovvero quando si metabolizzerà il post-europee. So  quindi perfettamente che oggi sto sparando un colpo a salve ma voglio comunque lanciare un S.O.S. che nello specifico è l'acronimo di Strategia, Organizzazione, Stile.  Da queste tre qualità è possibile partire, sì da capitalizzare per il bene comune quanto i singoli o le singole comunità hanno offerto fino ad oggi di bello e di concreto; sì da riuscire ad essere presenti nel cuore dei conflitti e da poter contribuire a determinare i nostri destini invece di continuare a subirli per poi sfogarci ululando rabbiosi alla luna."

Una molla pronta a scattare

Mi riprometto di fare di più e  conto tra l'altro  di realizzare in breve un documento di proposta programmatica. Per intanto mi soffermo sulle seguenti considerazioni. Il nostalgismo primarepubblicano è finito, non ha prospettive e non ha nemmeno uomini  validi per rappresentarlo. Lo scenario che si sta preparando è interessante e ricco. C'è posto e spazio per una minoranza qualificata e decisa. Perché essa si affermi deve innanzitutto partire dai fondamentali. La conditio sine qua non è di smetterla di seguire le parole d'ordine routinarie e d'inseguire  somme disinvolte con i refrattari e con gli scarti del teatrino della
politica show. Essa deve liberarsi dai condizionamenti psicologici e dai pregiudizi paralizzanti dettati dalla stupidità e dai suoi luoghi comuni. Per giungere a tanto deve approfittare della pausa che il tatrino politicante le offre per richiudersi su se stessa come una molla pronta a scattare. A nulla servirebbe il diluirsi in un liquido annacquante, peraltro periferico. Se si devono stabilire contatti politici spregiudicati è sempre meglio farlo in diretta che non  delagarli a dei marescialli che hanno ben altra idea della vita e della guerra. Per un discorso più articolato rimando alle prossime settimane. Per ora mi limito a questo, e a una valutazione sugli esiti elettorali che alla fin fine mi paiono ottimi perché forieri d'immense possibilità a patto di rompere il gesso in cui ci si è imprigionati e anchilosati. In alto i cuori e raggianti i sorrisi: voltiamo pagina e cambiamo velocità!
 

Gabriele Adinolfi


22/3/2008

DI "BENE" IN "MEGLIO"

Si dice che, in Italia, siano pochi a leggere i giornali. Vero. Pochissimi che, leggendo i giornali, ci riflettano su. Vogliamo provarci assieme?

  1. "Identità" ed "ingegneria legislativa"
  1. Il "Corriere della Sera" del 22 marzo 2008, pubblica in prima pagina un brillante editoriale di Giovanni Sartori. Ottimo articolo e bene argomentato. Nel quale si mette in luce una discrasia tra la legge elettorale che fissa degli sbarramenti ai "nanetti" (per la Camera dei deputati: 2% se ci si presenta in coalizione, 4% se ci si presenta da soli; per il Senato: 4% se ci si presenta in coalizione, 8% se ci si presenta da soli) e la legge sul finanziamento dei partiti che fissa lo sbarramento allo 1%. Tutto vero. Tutto giusto. Solo che….

    Solo che viene da chiedersi: "che democrazia è mai codesta"? Si dice, si afferma, si predica e si sbraita che "la democrazia assicura la rappresentanza popolare". Solo che hanno inventato il "premio di maggioranza" per chi ottiene più voti e lo "sbarramento" per chi non arriva ad un minimo di voti. Sartori ci propone di "alzare lo sbarramento" anche per quanto riguarda il rimborso delle spese elettorali. E, allora, solo un riccone come Berlusconi oppure dei mestatori che rubano a man salva sulla cosa pubblica potranno partecipare alle elezioni che, sempre più stancamente, si svolgono in Italia. E’ il caso di chiamarla ancora "DEMOCRAZIA"?

    Domanda: nel 1945 gli USA ci hanno "liberato". E ci hanno imposto, con il Trattato di Pace 2 particolari limitazioni: 1. non dovevamo perseguire coloro che, durante la guerra, avevano collaborato per la vittoria degli Alleati; 2. dovevamo proibire la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del Partito Nazionale Fascista. Sono poi arrivati degli "allegri burloni" che hanno varato delle leggine con le quali si sanziona la "apologia del fascismo". Senza vedere e senza capire che quel vergognoso Trattato di Pace (indegno per chi ce lo ha dettato ed indegno per chi lo ha sottoscritto) costituisce una smaccata "apologia del fascismo". E, difatti, se l’Italia si impegna a non "perseguire i traditori della Patria" e a proibire la "rinascita del fascismo", questo suona: a. il Fascismo fu un movimento patriottico; b. i traditori sono e restano dei traditori; c. gli antifascisti sono, nella migliore ipotesi dei "babbei" che non avevano capito niente e, nella peggiore ipotesi, sono anche loro dei "traditori".

    Viene, dunque, da chiedersi: ci hanno tolto la "identità", ci hanno tolto la "sovranità"; hanno proibito il "patriottismo" e deriso il "civismo". E, fatto questo, vorrebbero che l’Italia cammini a forza di "legislazione costituzionale"? A me sembrano tante "vergini folli" che attingono l’acqua con il paniere. E a voi?

  2. "Dulce et decorum est pro Patria mori"

    Leggo che gli USA ricorrono ai "contractors" non solo per fare la guerra ma anche per gestire la "intelligence". Passi per la guerra. In fondo si tratta di "liberare/ammazzare" altri popoli. Ma l’intelligence serve al controllo dei cittadini. Solo che, con la scusa della "lotta al terrorismo", hanno messo sotto controllo la vita di tutti gli americani. Con risultati scandalosi: pare che i 3 candidati a Presidente degli USA fossero spiati. Se poi si tratta di "iniziativa dei singoli" oppure di un "potere occulto" che tutto controlla e su tutto rivendica l’ultima parola è da verificare. Tutto questo a noi dovrebbe dire qualcosa. Chi non rammenta le "trame nere"? E le "brigate rosse"? E la "strategia della tensione"? E i mille misteri irrisolti e non chiariti di questa "Italya liberata", sulla quale, da 60 anni, hanno scorazzato e scorazzano i services di mezzo mondo?

    NO, non vi richiamerò Sparta e/o Roma antica. Qualcuno potrebbe dire: "roba da beceri fascisti". Vi rammenterò, invece, la Costituzione: "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio…" (l’articolo 52 è stato "sospeso"); mentre l’articolo 11 ("L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali") i nostri politici lo interpretano che "non si possono fare guerre nell’interesse dell’Italia" ma si possono fare le guerre per le "multinazionali yankees". Perché i nostri politici sono tanto "spudoratamente cretini" da trovare delle differenze tra le parole di Mussolini che ci inviava in Abissinia per "portarci la civiltà romana" e le parole di Bush che ci manda in Afganistan e in Iraq per "esportarvi la democrazia". Io dico che costoro sono i soliti "collaborazionisti" che aiutarono gli Alleati a vincere la 2a Guerra Mondiali e che, ancora, servono i loro antichi padroni. Voi cosa ne dite?

  3. "ALITALIA" è quella cosa….

Sulla crisi di "ALITALIA" tutti propongono bene, quando c’è da dire dei nostri "diritti". Tutti tacciono quando ci sarebbe da fare un chiaro e limpido discorso sui nostri "doveri". Nel frattempo coloro che hanno le mani in pasta svendono la compagnia di bandiera.

Nessuna meraviglia. Un "popolo liberato" è un "popolo servo". Senza democrazia di popolo, senza esercito di popolo, senza economia di popolo. Ma su tutti noi volano, voraci, mille avvoltoi interni ed esteri. Ci hanno "liberato". Ed ora ci divorano vivi.

Antonino Amato

 

8/3/2008

ATTENTI A DESTRA

 

Siamo giunti, a livello di movimento ad un momento strano, un momento che cela in sé grandi possibilità di ottenere risultati, come grandi possibilità di smarrire la propria identità e creare grandi mistificazioni, come avvenne nel MSI, tra quello che fu e che per noi rappresenta il Fascismo oggi, è quello che è quell’insieme di valori che appartengono alla Destra.
Qui voglio tracciare una linea netta di demarcazione, perché Fascismo non è Destra, come non è Sinistra, come allo stesso modo non è Centro. Fascismo è avanguardia, Fascismo è movimento, Fascismo è “Pensiero e Azione”, è, per dirla con Mussolini, la passione superba della meglio gioventù italiana. Tutto ciò non è contenuto nel termine Destra. Destra è solo una limitazione che ha ridotto questo spirito di avanguardia al binomio “ordine e disciplina”, qualcosa che non appartenne agli arditi tornati dalla guerra, né ai primi squadristi di San Sepolcro. Questi sono termini sacri ai questurini, non di certo a noi. Non meno importante è rimarcare che il fascio littorio è sintesi di valori, rappresenta unità, coesione e virilità combattiva. E’ sinistra, destra e centro allo stesso momento, la “chiesa di ogni eresia”. La Destra rappresenta solo poche verghe di quello che è il fascio e di sicuro da sola non sarà mai fascismo.
 
Sì, è vero, si sono messi a parlare di socializzazione delle imprese e di camere delle corporazioni, di mutuo sociale, di signoraggio, ma a quando riconosceranno che nulla di ciò è possibile fare se non si contrasta una volta per tutte la globalizzazione e i suoi portatori, quali gli americani, gli israeliti e tutti i loro alleati? Quando capiranno che a tenere in piedi questo sistema non sono né Prodi, né Berlusconi, bensì qualcuno che sta più in alto di loro con molto più potere e molto più denaro. E' un'ordine internazionale costruito a Bretton Woods, il quale si cura di subordinare l'intero mondo ad un potere economico nelle mani di pochi, del quale gli U$A non sono controllori, ma tanto più i primi servi.(www.identitario.net)
 
Dunque il mio invito è quello di non farvi prendere dalle sirene di questo movimento che è la riproposizione del puro e becero nostalgismo missino per una borghesia con il gusto del fascio(e anche di qualcos’altro). Chiedetevi: dov’erano a Fiuggi? Perché rimasero in AN? Non è forse per le poltrone? Come mai solo adesso si sono messi a commemorare i camerati caduti e fare certe sviolinate identitarie che appaiono forzate e artificiose?

Non so voi, ma io ad una conclusione sono giunto: hanno visto che incarnare un’identità più “di destra”(questo è quello che siamo noi secondo l’immaginario collettivo), ora meno demonizzata rispetto ad un tempo, può portare ad essere indipendenti da Fini e ad avere nuove poltrone.
Scommettiamo che se falliranno nell’intento torneranno all’ovile berlusconiano?
Spero che non sia così, ma io sono diffidente di natura e non mi lascio convincere da questi repentini esami di coscienza di massa.
 
Vogliamo creare una vera avanguardia Socialista e Nazionale come era il fascismo a San Sepolcro? Benissimo allora la via tracciata è una, cioè quella di fare quadrato attorno ai simboli che ci rappresentano: la Fiamma Tricolore ed il fulmine cerchiato del Blocco Studentesco. Detto questo, non svendiamoci a nessun altro.
Loro hanno i soldi? Noi la forza delle Idee, il coraggio e la perseveranza di portarle avanti a volto scoperto, nonostante questo ci possa dare in futuro numerose delusioni. E sarà questo a fare la differenza! Perché alla prima difficoltà loro scapperanno, e noi invece staremo in piedi pronti ad una nuova avanzata.
Avanti per la nostra strada dunque e continuiamo a far crescere il gruppo nelle scuole e altrove.
 
Ricordate bene...
 
C'E' SOLO IL BLOCCO!
 
Davide Balestri
Valentino Mariani
Mattia de Grandis

 

18/11/2007

SUGLI ULTRAS

La missiva inviata pochi giorni orsono anche a La Destra.info titolata "Gli ultras non sono terroristi ma servi del sistema", ha ricevuto apprezzamenti e condivisioni, ma ha pure scatenato un putiferio, certamente dovuto alla malainterpretazione delle parole che sono state pure strumentalizzate, pertanto intendo con la seguente chiarire ogni equivoco.

Innanzitutto, la prima cosa che mi preme sottolineare è che non c'era e non c'è la minima intenzione di mancare di rispetto a Gabriele Sandri ed al suo ricordo, considerato tra l'altro che sul sito della nostra federazione provinciale, si trova tuttora un comunicato ove si fanno le sentite condoglianze alla famiglia.
Non è una giustificazione per il poliziotto omicida, aver scritto che il tutto è nato da una rissa (o lite) tra tifosi: difatti nel comunicato precedente ho scritto che l'agente HA SBAGLIATO, senza invocare nessuna altra attenuante.
Probabilmente, colui che ha ammazzato Gabbo è il classico disoccupato, assunto perchè raccomandato e poichè tale altrettanto probabilmente non ha fatto nessun corso di addestramento inerente, che in un momento di esaltazione dopo essergli stata segnalata un'auto ha pensato "...io sono la Polizia e non me li devo far scappare."
Poi sfido chiunque a trovare nel precedente scritto qualsiasi riferimento a tifoserie o città, il discorso "ultras tutti" stava ben ad intendere l'esclusione particolare di una zona d'Italia, ma la generalizzazione, dalla Vetta d'Italia in Alto Adige fintanto all'isola di Pantelleria.
Altrettanto scontata e palese era l'intenzione di critica nei confronti di quei tifosi che allo stadio e dintorni non hanno certo comportamenti irreprensibili e non certo per l'ultras vero, quello che intendo io, colui che segue con passione e sacrifici la propria squadra, che se ne torna a casa tranquillo dopo la partita.
Infine delucidiamo bene il significato delle parole SERVI e BURATTINI: è mio parere che chi cade o abbocca alle provocazioni del Sistema e delle Forze dell'ordine scatenando casini, altro non fa che SERVIRE a costoro la giustificazione per dare il via a perquisizioni, fermi, arresti; questo era il senso della parola SERVI.
Chi ha atteggiamenti violenti, non fa altro che comportarsi come il nemico vuole, fornendo il "casus belli" per dare il via e giustificare la repressione, ecco il perchè dell'aggettivo BURATTINI.
Mi permetto di criticare gli incidenti, perchè poi tutti i danneggiamenti li paga la collettività, perchè il motorino, l'auto, la vetrata di un negozio, appartengono a lavoratori, pensionati, studenti, che magari sono pure meno abbienti.
Se queste ribellioni sono tese a cercare di innescare la "rivoluzione"o comunque la ribellione a questo Stato, è mia opinione che sono sbagliati i tempi: fintanto che la larga maggioranza degli italiani consuma i due pasti giornalieri principali, ha una propria auto, può fare le vacanze, non seguirà mai gli istinti rivoluzionari e chi oggi fa casino verrà, sempre e comunque identificato come un delinquente.
Con quanto sinora riportato, spero che sia chiarito ogni malinteso nato con la precedente missiva, mi auguro che siano state intese fino in fondo le mie parole.
Non è mia intenzione pontificare o erigermi a capopopolo, perchè non mi interessa e non ne ho le capacità e lo spessore per farlo: se ogni tanto mando comunicati è solo per opinione personale, considerato che questo portale, La Destra.info, è uno spazio nazionalista libero, a disposizione di TUTTI.
 
Paolo Casadio,
Commissario delle federazione di FIAMMA TRICOLORE-Ravenna.
 

11/11/2007

"LA DESTRA" NASCE GIA' VECCHIA

Grande spazio mediatico (chiedetevi il perchè) per la nascita de la "La Destra", il partito della "triade" Storace-Buontempo-Santanchè, che nell'immaginario dovrebbe rappresentare l'alternativa a destra ad Alleanza Nazionale.

Peccato che ciò sia solo un'operazione di facciata, in quanto ritengo questa, una politica tesa ad evitare che gli elettori scontenti di Fini e soci, optino per quei movimenti politici già esistenti, che hanno a cuore l'interesse nazionale e dei cittadini.
Sono i le idee e le azioni a determinare le differenze politiche e non certo i cori "Duce-Duce" ed i saluti romani (che lasciano il tempo che trovano) sentiti e visti sabato alla nascita de La Destra.
A conferma di quanto sostengo, basta confrontare lo Statuto ed il Programma di ambedue i partiti, per capire che NON ESISTONO sostanziali diversità.
L'alternativa alla politica mondialista, neocon e pro-Unione Europea di Alleanza Nazionale rimane Fiamma Tricolore e non il neo partito della "triade".
Concludo con una chicca: Storace poche settimane fa, aveva proposto al nostro segretario nazionale Romagnoli, di sciogliere il partito e confluire nel suo...che doveva ancora nascere....
 

Paolo Casadio, FIAMMA TRICOLORE-Ravenna.

 

5/11/2007

DE MIGRANTIBUS

Il caso Reggiani induce a riflettere. Il fenomeno dall'immigrazione è gestito come peggio non si potrebbe ed ha effetti catastrofici. Tanto per cominciare ha innescato una guerra tra poveri che rischia di non finire mai. Questa guerra è incoraggiata quotidianamente da una serie di
ingiustizie, sperequazioni e favoritismi che avvantaggiano gli stranieri sugli italiani, gli stranieri irregolari sui regolari, e infine, tra gli irregolari, quelli più pericolosi socialmente.
I costi economici, sociali, culturali dell'immigrazione sono altissimi. L'immigrazione incide non poco anche sull'ordine pubblico e sulla sicurezza.

Non esiste una politica credibile – né l'ipotesi di una politica credibile – sull'immigrazione.

Trinariciuti e agghiaccianti

Le voci che si levano in proposito sono quasi sempre assurde, espressioni di logiche trinariciute, a volte agghiaccianti.

I profeti del paradiso cosmopolita ripetono incessantemente un'interminabile serie di assurdità ideologico-moralistiche facendosi così agenti patogeni di una vera e propria epidemia. Nella veste di censori morali criminalizzano la reazione normale della gente e pretendono anche manu militari che essa eviti di ribellarsi al non senso.

E' pur vero però che dal canto suo la gente ama il sensazionalismo ed è semplicistica nelle sue emozioni. E così, presa oggi da romenofobia, oltre a dimenticare che esistono non pochi immigrati laboriosi e onesti, non si accorge in questi giorni di altri reati non commessi da
immigrati, come a Guidonia ieri (che sarebbe successo se a sparare a diciassette passanti fosse stato un rom?) o di altri omicidi tutti italiani. Mai un po' di misura... La gente oscilla pericolosamente tra un buonismo neo-rousseauiano e un'intolleranza ottusa.

Se si continua così, con demonizzazioni e angelizzazioni alterne, non si farà che far marcire irrimediabilmente tutto, senza che alcuna misura intelligente venga mai presa nemmeno in considerazione.

L'immigrazione? Un business

Ma qualcuno vuole prendere misure serie? Francamente ne dubito.

E' vero infatti che l'immigrazione è l'effetto di un colonialismo anomalo e intrecciato che tanto giova alle multinazionali e tanto danneggia i popoli. E' certo che un'ideologia perniciosa di cui sono imbevute le intellighenzie occidentali non fa che alimentare il
meccanismo multinazionale.

E' vero, tremendamente vero, che ci sono troppe associazioni che vivono dell'immigrazione, foraggiate da fondi europei, nazionali, locali, da tasse dirette e indirette. L'immigrazione è diventata un business per associazioni clericali e marxiste, prima tra tutte Migrantes della
Caritas.

Di sicuro fino a quando saranno versati migliaia di miliardi di lire a chi si occupa di frizioni sociali dovute all'immigrazione costoro si adopereranno affinché l'immigrazione resti un fenomeno socialmente devastante anziché cercare di trovare soluzioni. (E parte di questi
miliardi si spreca nella manutenzione degli inutili e indegni Cpt, contrappeso uguale e contrario dell'assistenzialismo). Quella che si è venuta a creare è una ricchissima, vergognosa e pericolosa forma di tangente; una porcheria che ha un peso notevole nella gestione migratoria. E tutte le misure previste non vanno minimamente a risanare le problematiche sull'immigrazione bensì a rimpinguare ulteriormente le casse degli
sfruttatori dell'immigrazione; lo si scopre chiaramente con la legge Amato-Ferrero.

Dobbiamo alzare le braccia?

Non c'è via di uscita? Dobbiamo gettare miliardi per finanziare i profittatori e rassegnarci così a un futuro letteralmente invivibile? E dobbiamo, nel frattempo, essere costantemente ingiusti verso tutto e tutti? Dobbiamo continuare a confondere l'immigrazione (che è un fenomeno) con la figura emblematica dell'immigrato?

E che dobbiamo pensare di questo fantomatico “immigrato”? Che è un criminale, un selvaggio, offendendo così decine e decine di migliaia di persone per bene e la nostra stessa dignità? O dobbiamo pensare che questo inesistente “immigrato” sia un buono, una vittima
onesta da proteggere e con cui costruire un melting pot americano? E così alimenteremo ingiustizie, sperequazioni, guerre tra poveri e lasceremo crescere anche le ampie sacche criminogene, rendendoci complici, quando non vittime, di violenze e omicidi.

Dobbiamo rassegnarci a un'impotenza imbecille chiusi a tenaglia tra affermazioni ideologiche e prive di proposte? Sembrerebbe che tutti, dall'estrema sinistra all'estrema
destra con esternazioni irreali e sloganistiche siano d'accordo per fare in modo che nulla si muova e che tutto contribuisca allo sviluppo incontrastato dello status quo, così come pretende – giustamente per le sue finanze – il cardinal Bertone.

Molto si può

E' certo che non si può risolvere il problema dell'immigrazione in una condizione di sovranità limitata e sottostando ai diktat del Wto e delle organizzazioni internazionali. Ma questo non significa che, pure nell'attuale limitato margine d'azione, alcune decisioni di
buon senso non possano rivelarsi salutari.

Innanzitutto s'impone la chiusura totale dei rubinetti per le associazioni che incoraggiano il disagio migratorio.

Quindi si può uscire dai vincoli di Schenghen, ché non è un obbligo restarci invischiati, e regolarizzare così meglio i flussi.

Quindi è possibile passare una serie di accordi internazionali – in controtendenza rispetto al sistema multinazionale - per finanziare i Paesi colonizzati che oggi vivono in buona parte delle rimesse finanziarie degli emigrati e che, fronte a un'ipotesi più ghiotta, si adopererebbero a cambiare e far cambiare rotta.

Si dovrebbe poi smetterla di offrire la cittadinanza o la nazionalità (a me non è mai venuto in mente di chiedere quella francese benché abbia vissuto per quindici anni a Parigi e stimi a ragion veduta molto più quello Stato del nostro); si parli di permessi di soggiorno che, sia ben
chiaro, offrono le medesime garanzie legali e assistenziali quando non addirittura maggiori.

Si dovrebbe infine avviare una serie di programmi di qualificazione professionale con integrazioni lavorative temporanee i cui proventi siano versati obbligatoriamente in parte nel loro Paese in fondi destinati all'acquisto di casa e terra (ad esempio potrebbe trattarsi dei contributi che andrebbero vincolati a questo scopo).

Si agisca, insomma, per ribaltare la logica di questa dinamica.


Si può fare; si può fare in concordia e in collaborazione internazionale, si può fare rispettando la nostra cultura, la nostra intelligenza, le nostre tradizioni, i popoli e gli individui delle altre nazioni.

Ma la domanda che va posta è: si vuole fare? Perché a me non pare proprio. Nessuno, davvero nessuno, mi sembra volerlo; tutti, gli imbelli, i parassiti e gli oppositori che alzano la voce, si agitano e inseguono voti nel malcontento, sembrano soddisfattissimi della situazione com'è. Oppure sono soltanto superficiali e pressapochisti, il che di fatto non cambia. E allora ammettiamolo: abbiamo esattamente quello che ci meritiamo e andremo sempre peggio. Ma prendiamocela con noi stessi invece di ululare alla luna. Che noi siamo iene, cani, sciacalli o lupi mannari fa lo
stesso: è solo una perdita di tempo.

Gabriele Adinolfi

2/11/2007

BRESCIA CITTA' DI FRONTIERA

Sono quasi quattro milioni gli immigrati regolari in Italia, secondo l’ultimo rapporto della benefica Caritas di qualche giorno fa: un numero aumentato del 21,6 % (pari al 6,2% della popolazione complessiva) in un anno e tale da collocare l’Italia, per ritmo di crescita, al vertice europeo. Nel 2006 il trend di crescita (700 mila in un anno) è stato tale che, se sarà confermato, farà arrivare fra venti anni gli stranieri a dieci milioni ed oltre.
Quando si tratta il fenomeno dell’immigrazione, si sa bene che Brescia non è seconda a nessuno, e, come ogni anno, sono i dati a confermarlo. Gli immigrati presenti nella provincia di Brescia sono 165 mila (senza chiaramente contare gli irregolari) e, di questi, oltre 28 mila risiedono in città. Questo significa che la presenza è pari al 13,5% su tutta la provincia e sfiora il 15% a Brescia: sono oltre 140 le cittadinanze rappresentate e, con loro, sono aumentate di gran numero le varie osservanze religiose. Analizzando la situazione degli ultimi decenni, si può constatare che si tratta di una crescita continua, partita quasi in sordina alla fine degli anni ottanta, con poco più di duemila presenze in città, ed arrivata oggi, con 28.639. Ancora qualche dato: il 10% dei matrimoni celebrati a Brescia è misto e, dagli ultimi dati sulla compravendita di immobili, risulta che la nostra provincia è la prima realtà locale italiana per transazioni con l’acquisto di immobili da parte di stranieri, con il 21,5% di tutte le transazioni avvenute nel Bresciano. Non si può tralasciare, inoltre, un altro dato estremamente significativo ed allarmante: il 34% delle nascite nella nostra provincia sono costituite da figli di immigrati, come il 22% degli studenti che siedono sui banchi delle nostre scuole. Non a caso, ovviamente, Brescia è stata scelta lo scorso 27 ottobre come sede per la manifestazione nazionale degli immigrati del centro-nord.
Cittadino fermati, guarda di qua…ferma, non nasconderti, è la tua città!

NCF- Brescia

 

11/10/2007

OGGI FESTA NAZIONALE

Ogni popolo ha una festa nazionale. I francesi, che sono esagerati, ne hanno ben due: festeggiano l'11 novembre e l'8 maggio date che corrispondono alle loro vittorie nelle
guerre mondiali. Gli svizzeri festeggiano il 1 agosto, quando, oltre sette secoli fa, i primi tre cantoni elvetici firmarono il Patto Federale che diede l'avvio all'indipendenza. L'Austria festeggia il 26 ottobre, giorno in cui, dopo dieci anni, le truppe d'invasione (inglesi,
americane, francesi e russe) lasciarono il suo territorio.
La Spagna festeggia il 12 ottobre, data della scoperta dell'America, definita per secoli “dia de la raza” e recentemente “dia de la hispanidad”: intende così manifestare il suo orgoglio imperiale. La Germania dopo aver celebrato la rivolta di Berlino contro l'occupante comunista, ossia il 17 giugno, ha optato per festeggiare l'anniversario della riunificazione, il 3 ottobre. Solo l'Italia celebra come festa nazionale il giorno in cui il suo esercito fu travolto dal nemico invasore.

Facciamola finita con l'avvilimento

Al di là di quello che si pensi in merito, non vi è dignità, non vi è futuro, non vi è considerazione, non vi è attenzione per un popolo che festeggi le vittorie altrui sul proprio territorio. A permettere che una simile vergogna si perpetrasse fu la necessità di una classe
politica di nosferatu, composta da falliti di tutte le ideologie, di esaltare in qualche maniera l'unica cosa che in ventitré anni aveva saputo fare: mettersi a lustrare scarpe al nemico sperando che una di lui vittoria, pur rovinando l'Italia, avrebbe rimosso la classe politica
permettendo a tutti loro di riprendere una carriera. Sono passati sessantadue anni da allora (e sessantaquattro dalle vergogne di luglio e di settembre) ma nessuno ha avuto il coraggio di dire “facciamola finita con queste patetiche e avvilenti buffonate!” E, francamente, direi
che l'ora è arrivata.

L'undici ottobre

Non propongo date fauste e gloriose come il 28 ottobre, il 4 novembre, il 3 gennaio, il 23 marzo, il 21 aprile, il 9 maggio. Quel tempo è andato e non ci possiamo neppure sognare di celebrarle, tanta e tale è oramai la distanza tra quella e questa Italia. Propongo però l'istituzione di un comitato per il cambiamento della data di festa nazionale scegliendo come tale una delle rarissime date d'orgoglio della Repubblica post-bellica: l'11 ottobre.
L'11 ottobre 1985 Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, decise di non consentire agli americani di commettere prepotenza sul nostro territorio. Aveva condotto a termine la difficilissima trattativa per risolvere la crisi dell'Achille Lauro, nave di crociera dirottata da
guerriglieri palestinesi. Costoro si trovavano in transito a Sigonella, base militare siciliana con presenza Nato quando gli Usa diedero ordine alle truppe di impadronirsi di loro
e di estradarli negli Stati Uniti. Craxi non accettò questa palese e tracotante imposizione straniera ed ordinò ai carabinieri di puntare le armi sui marines che cedettero.

Craxi pagò

Il premier avrebbe poi pagato caro questo scatto d'orgoglio e la sua scelta di campo filo/palestinese: sarebbe stato indicato come unico capro espiatorio per quella tangentopoli
che coinvolse tutti, davvero tutti. Riparò in Tunisia dove morì ufficialmente d'infarto. Nessuno mi toglie dalla testa che Craxi non solo non era più disonesto dei suoi
avversari ma che era addirittura più onesto di loro, né che a farlo cadere siano state Sigonella, la difesa della politica estera ed energetica italiana dagli artigli israeliani, e ogni scelta di politica di potenza, come il progetto della lira forte.

Facciamone la festa nazionale

Fatto sta che in circa settant'anni di servilismo l'episodio di Sigonella va controcorrente. Non è facile trovare altri momenti successivi al 1945 durante i quali un governo ci abbia dato motivi di fierezza, solo l'ordine di Pella agli inizi degli Anni Cinquanta, di mobilitare le truppe vicino a Trieste (allora occupata) in risposta alle minacce britanniche e jugoslave ci aveva reso un briciolo di dignità.
Morale della favola: facciamo qualcosa da subito, per ottenere che la festa nazionale sia spostata dal giorno della sconfitta a quello dell'orgoglio: l'undici ottobre!

Gabriele Adinolfi

 

8/10/2007

40 ANNI CHE



Quarant'anni fa veniva ucciso Che Guevara. Il comandanteguerrigliero aveva cercato 
di esportare il fenomeno rivoluzionario cubano sia in Africa che in America Latina
che, essendo egli argentino, considerava nella sua interezza un po' come la sua patria.
I fuochi di guerriglia dovevano accendere la rivoluzione: è quel “fuochismo” che avrebbe affascinato Giangiacomo Feltrinelli, molto poco leninista ma romantico e garibaldino
assai.

Il Che e i fascisti

In quarant'anni il Che è stato oggetto di tutte le svalutazioni possibili, è stato ridotto a logo
pubblicitario, a simbolo di riconoscimento di tribu urbaneultracapitaliste. Allora, quando morì, ma anche prima, quando abbracciò il suo sogno rivoluzionario abbandonando
un ministero a Cuba, Ernesto Guevara poteva contare su tante antipatie, molte delle quali tra i farisei del suo campo, ma anche di tante simpatie tra coloro che la stupida logica
degli schemi vedeva come suoi avversari. Allora quando la demenza e la sclerosi del dogmatismo alla Tartuffe non era di moda tra gli eredi delle rivoluzioni nazionali, furono in molti a sostenere il Che. Da Jean Thiriart, il fondatore di Jeune Europe e del partito nazionale europeo che avrebbe schierato volontari in Palestina a Juan Peron. Costui, fascista tra i fascisti, esule in Spagna dopo esser stato rovesciato dall'oligarchia clerico/militare legata a Washington, aveva stretto un patto strategico con Fidel Castro ed elogiava particolarmente il Che la cui lotta, secondo il suo parere ufficiale, utilizzava il marxismo come puro e semplice strumento per un ideale superiore.
Fu proprio Peron, l'ultimo degli statisti fascisti, ad accogliere il Che nella Spagna franchista – con il beneplacito del Caudillo – e a metterlo in contatto in Algeria con Boumedienne.
Del resto Guevara aveva sostenuto Peron contro i comunisti pochi anni prima in Argentina e uno dei suoi fuochi guerriglieri, appunto nel paese natio soggetto a dittatura, fu opera dei peronisti.
Il Che vivo, la crème del fascismo post-bellico era con lui, il Che morto gli vennero dedicate molte riflessioni e qualche agiografia come “Une passion pour El Che ” di
Jean Cau di sensibilità nazionalsocialista.

Bianchi o neri?

Potrei quindi onorare Che Guevara sulla base dei miei illustri predecessori e sentirmi per questo molto più fascista dei fascisti che lo denigrano. Ma non sarebbe
sufficiente né corretto. Non lo voglio onorare solo perché i migliori fascisti lo onorarono ma perché lo merita di per sé.
Conosco le obiezioni, ne sento di continuo: da quando il neofascismo è scaduto
nell'ombra reazionaria del codinismo borghese e ha smarrito la sua anima – e il suo più profondo significato esistenziale e sacro – le banalità sminunenti si
susseguono. Una di esse è che non si può onorare il Che, non si può non essere contenti della morte del Che, perché egli si batteva per distruggere i nostri valori.
Nostri? Valori? Suvvia: scherziamo?
Il Che si batteva per liberare il suo continente dall'occupazione americana, dall'oppressione oligarchica e dalle ingiustizie. Possiamo non condividere l'indirizzo dato dal Che alla sua lotta, il suo impianto ideologico e programmatico, ma non possiamo non sentire nostra la sualotta; e se non la sentiamo tale delle due l'una: o di quella lotta non sappiamo niente o abbiamo sbagliato proprio
campo, siamo guardie bianche e non camicie nere!

Lotta e Vittoria

Infine non si può non onorare il Che perché un uomo che abbandona cariche, onori, denari e privilegi per andarsene a vivere nelle selve, tra i monti, con un pugno di compagni di lotta, passando giornate intere con qualche goccio d'acqua e, se dice bene, una galletta, un uomo che sogna e che resta
fedele al suo sogno mettendo carne, muscoli, nervi al suo servizio, non può non essere onorato. Lo detta chiaramente quel sentimento della vita, dell'onore e del sacro che è alla base dell'Idea del mondo che fece grande la nostra
antichità e la nostra più recente primavera. Quell'Idea del mondo che – dalla Bhagavad Gita tramite i Luperci le Legioni mithraiche, la Cavalleria fino ai Werwolf – ha significato tutto il meglio che memoria d'uomo ricordi e che
si condensa nella “Dottrina di Lotta e Vittoria” (che non coincide con il successo tangibile ma con il trionfo su di sé).

Chi non ha perso il bandolo di quel filo non può non rispettare e non onorare l'eroe di Santa Clara.
Onore al Che: lotta e vittoria Comandante!

Gabriele Adinolfi

       
     
     

16/9/2007

ABBASSO I SAVONAROLA DE 'NOANTRI

Quella di Tangentopoli fu una breve parentesi destinata a finire sin dall’inizio e orchestrata dai burattinai che fecero loro il motto di gattopardiana memoria del “cambiare tutto per non cambiare niente”.
Una parentesi che oltre alle vittime illustri di cui evidentemente i centri nevralgici del potere nostrano potevano fare a meno, ha creato un altro fenomeno.
I nostalgici di cappi e monetine incapaci di riciclarsi in garantisti rinneganti sono rimasti disoccupati e costretti a brancolare nel buio alla ricerca di una nuova infatuazione su cui concentrarsi.
L’entrata in scena di Berlusconi nel periodo immediatamente successivo ha costituito per questi sadici individui uno spiraglio di speranza,uno scoglio a cui aggrapparsi con tutta forza.
Grazie a Berlusconi e all’antiberlusconismo consequenziale i forcaioli di vecchia data che dopo lo smantellamento del CAF e il ritiro di Craxi sulle spiagge tunisine erano caduti in una vera e propria crisi esistenziale, hanno trovato una ragione di vita.
Non solo ma un manipolo di cinici intellettualoidi dotati di una spocchia insuperabile oltre che di una capacità ammirabile nel cospargere il panorama mediatico nazionale di buonismo spicciolo grazie a indiscutibili doti nell’uso di sarcasmo e meticolosità, sono riusciti a fare dell’antiberlusconismo una professione per soddisfare le proprie ambizioni professionali.
Il popolo dei giustizialisti ad oltranza ha eletto questi sciacalli della carta stampata a profeti del moderno moralismo e li ha venerati oltre che emulati.
I dei di un olimpo ipocrita e meschino hanno ottenuto un consenso popolare inimmaginabile considerando le mediocri capacità messe a loro disposizione da madre natura e la frivolezza dei lavori realizzati precedentemente.
Grazie anche alla larga diffusione nel web di conferenze, libri-inchieste, interviste,blog e siti vari si sono auto-nominati unici custodi della verità e hanno forgiato anche caratterialmente gli adepti.
La mandria di bloggaroli spacciatori di finto-ribellismo e volantinatori dalla lingua facile sono diventati saccenti e arroganti proprio come i loro idoli.
La generazione dei migliori che ha deposto crocefissi e ideologie per idolatrare personaggi come Grillo, ex comico trombato e riciclato come predicatore informatico coerente soltanto nell’essere incoerente con ciò che dice, Travaglio, autore di inchieste divenute testi sacri,ispiratore del comportamento altezzoso che distingue i forcaioli computerizzati  nonché più celebre professionista dell’antiberlusconismo con cui campa da anni insieme all’amico Gomez e su cui continua ad arrampicarsi nonostante l’avanzata sempre più vistosa di nuove oligarchie finanziarie sostenute dai maggiordomi del centrosinistra e legate al capitalismo a stelle e strisce su cui un vero giornalista libero avrebbe molto da dire.
Venerato è anche quel premio Nobel d’incoerenza e meschinità di Dario Fo con sua moglie Franca Rame imbalsamata sotto decine di chili di cera che è al Senato nel partito del “dio” Di Pietro al fianco di ex democristiani e politicanti di vecchia data (“quelle mani non resteranno pulite per molto viste le tante che dovrà stringere”, una citazione profetica per l’ex poliziotto).
Gente,i Fo, che si faceva forte con l’antifascismo militante nonché sostenitrice di motti ignobili come il tristemente celebre “uccidere un fascista non è un reato”.
Poi c’è Sabina Guzzanti, la Santa Maria Goretti dell’antiberlusconismo (gli altri martiri sono Santoro,Biagi e Luttazzi)  a cui la condizione di censurata non dispiace visto che nonostante le sue scarse doti artistiche viene imposta al grande pubblico come uno dei maggiori talenti italici degli ultimi anni.
Piero Ricca è invece uno che è riuscito a sfondare in questa accozzaglia di personaggi soltanto grazie ai teatrini mediatici che lo hanno visto protagonista di battaglie verbali con D’alema,Fede,Mastella e  De Bortoli.
In faccia alle sue prede si proclama unico uomo libero in un mondo sonnecchiante che, con qualche volantino e le solite lodi al giudice o pm di turno (Colombo,Caselli e D’ambrosio i più nominati) magari invischiato nella precedente lotta al terrorismo negli intrallazzi più schifosi della storia repubblicana di questo paese, pretende di risvegliare.
Ma Ricca è oggi così amato dai Travaglio boys grazie al “buffone” gridato in aula a Berlusconi e per cui si prese una denuncia che lo ha poi visto assolto dalla Cassazione ( un ringraziamento per i complimenti e le adulazioni che il Ricca spaccia in giro per l’Italia verso quella casta giudiziaria in cui nessun cittadino ripone più alcuna fiducia?)
I malati di antiberlusconismo non hanno esitato a santificare un uomo che ha osato tanto.
I due minuti d’odio che nell’Oceania orwelliana si riservavano a Goldstein,durano ore per questo popolo di illusi che si scaglia con tutto sé stesso contro il nemico Berlusconi.
Chi non condivide l’eccesso di giustizialismo e l’ accanimento verso un’unica figura politica si consegna al pubblico ludibirio e condannato all’infamante marchio di “berlusconiano”.
Le note di “Mi sono fatto da solo” della Famiglia Rossi e la visione di pellicole quali “Il Caimano” dell’immortale Moretti e “Viva Zapatero” dell’onnipresente Guzzanti costituiscono i perni artistici principali di questo mondo.
La generazione dei Travaglio boys, di chi si riempie la bocca di parole come “rivoluzione” attraverso blog e video su you tube, di chi gioca al vaffa-day, di chi elogia l’antipolitica ed è il primo che va a votare e magari si candida pure finendo trombato anche nella circoscrizione in cui è cresciuto, di chi reagisce col sorriso cattedratico a chiunque sia il suo interlocutore e magari gli parla anche di democrazia, dei lecca toghe da strapazzo,di chi vuole la democrazia diretta ma senza una rappresentatività perderebbe ogni ragione di vita,di chi è ancora disposto a credere alle bugie e alle mezze verità, di chi si lamenta di tutto e non propone niente.
L’esercito di predicatori narcisisti ha invaso il web ed ora punta in alto, non facciamoci ingannare dal miraggio di una non conformità in realtà perfettamente allineata agli interessi del potere.


Nico Spuntoni

 

17/8/2007

MAGDI ALLAM E LA "LEGA NORD ROMAGNA"

Dopo aver tradito la battaglia contro l’immigrazione clandestina, avvallando durante il Governo Berlusconi una “sanatoria” di oltre 700.000 extracomunitari e producendo una legge-colabrodo (la Bossi-Fini) che non ha saputo nemmeno frenare il devastante fenomeno degli ingressi irregolari, dell’abusivismo e della criminalità allogena; dopo aver boicottato politicamente la battaglia federalista (e, in particolare, l’autonomismo romagnolo), varando a tappe forzate una modifica costituzionale che tutti sapevano sin dall’inizio sarebbe stata spazzata via dal referendum confermativo (fatto puntualmente avvenuto nel giugno 2006), ora il “Carroccio” decide di sposare la “causa sionista” e le politiche neocon della peggiore “destra americana” [onestamente è d’obbligo ricordare come il sen. Calderoli spinga da anni in questa direzione…]. Infatti, alla tradizionale festa della “Lega Nord Romagna” a Marina di Ravenna, il prossimo 23 agosto Magdi Allam presenterà il suo ultimo libro, “Viva Israele”. Il Movimento padano quindi, nonostante in epoche non troppo remote abbia avuto il merito storico di riportare in Italia il dibattito sul “principio di autodeterminazione dei Popoli”, sul valore della “sovranità nazionale”, sulla “mondializzazione teleguidata dai poteri forti”, ora sostiene i progetti e le dottrine imperialiste di chi non permette alcuna autodeterminazione. Basti pensare solo al trattamento riservato da Israele al Popolo Palestinese, smembrato, rinchiuso e umiliato da decenni in invivibili campi profughi, privato della propria libertà e dei propri patrimoni. Ecco, questi sono i “modelli” della nuova Lega! Se ieri si contestava in massa la presenza delle basi militari americane in Italia (vedi le affermazioni di Bossi e “compagni” nel 1999, durante la “guerra del Kosovo”), oggi invece se ne chiede l’ampliamento (vedi la posizione della Lega in occasione della recente disputa di Vicenza) e si crede convintamente che queste siano i “baluardi dell’Occidente”: sì, certo, di quell’”Occidente” monopolizzato dal Pensiero liberal-capitalista, di quell’”Occidente” che ha distrutto la profonda anima identitaria dei Popoli d’Europa, riducendo le nostre genti a masse indistinte o sterili aggregazioni individualiste tese solo allo “sballo” e all’adorazione del Dio Denaro.

Ma qualcosa pare stia cambiando… Alcuni giorni fa gli Hezbollah libanesi (chissà cosa ne pensa il neo-cristiano-ex-islamico Magdi Allam dei cristiani maroniti di Michel Aoun, da sempre alleati del partito di Nasrallah?) hanno festeggiato il primo anniversario della loro straordinaria resistenza all’invasione israeliana (datata estate 2006); negli States anche i repubblicani cominciano a ragionare seriamente su un progressivo ritiro delle truppe “alleate” dall’Afghanistan e dall’Iraq (due missioni fallimentari!); il sistema finanziario americano sta conoscendo proprio in questi mesi una delle sue più pesanti crisi strutturali (e le conseguenze per l’Europa non saranno indolori…). Insomma, i miti politico-economici dell’”Occidente targato Magdi Allam” stanno sempre più implodendo su se stessi…

P.S.: la coerenza in politica è virtù di pochi, mai però mi sarei aspettato che in Lega un tale cambio di punti di riferimento ed “orizzonti” avvenisse in così breve tempo e, soprattutto, trovasse sponda anche nella militanza movimentista…

Distinti saluti

FEDERICO PATTUELLI, ex-Segretario Provinciale della “Lega Nord Ravenna”

 

7/8/2007

STORACE: UN ALTRO SPECCHIO PER LE ALLODOLE

E' davvero suggestivo vedere come al partito di Storace stiano aderendo continuamente personalità in precdenza legate ad AN: gli stessi che votarono la legge Biagi, la guerra in Iraq, il sostegno alla politica assassina di Israele, che difendevano Previti e Dell'Utri solidarizzando con loro, oggi tutto di colpo si sono riscoperti dei rivoluzionari. Ma a chi vorreste darla a bere? Non nascondo la stima per quello che Storace fece come Ministro della Sanità, bisogno dare lui atto di avere intrapreso battaglie coraggiose come quella per sveltire le pratiche burocratiche sulle liste d'attesa e contro la pillola abortiva che le case farmaceutiche avrebbero voluto fosse distribuita come una caramella.


Ma torniamo a bomba: come è possibile che uomini di provata fede finiana e berlusconiana, dall'oggi al domani radicalizzino di colpo le loro posizioni? Storace, per la manifestazione del 2 Dicembre della CDL contro Prodi (una vera buffonata, mai visto uno spettacolo più ridicolo) disse chiaramente di essere contrario alla partecipazione della Fiamma Tricolore, del partito della Mussolini e di Forza Nuova(unica formazione coerente che non ha preso parte a quella pagliacciata), perchè considerati degli estremisti. La manifestazione posi si svolse assumendo i tratti del folkloristico se non del ridicolo: Croci Celtiche affiancate alla bandiera di Forza Italia, la bandiera della Fiamma a fianco a quella di Israele e degli USA, bandiere leghiste di fronte a brasiliane che facevano balli di latino-americano, Silvio acclamato con Saluti Romani, Fini e la Mussolini che tanto si erano odiati, l'uno accanto all'altra.

Insomma, mi chiedo: ma la coerenza, che nell'Area tutti decantano e della quale si appropriano come se l'avessero comprata al mercato, dove è finita? Posso accettare che per le elezioni ci siano accordi elettorali (e non politici) con la CDL per fare sì che l'Area possa essere rappresentata in Parlamento (la vedo dura ugualmente visto che si presenta in più formazioni distinte tra loro), ma non che ora si facciano "costituenti di destra", "partiti unici di destra": questo è un vero e proprio tradimento delle  nostre idee. Storace faccia pure il suo nuovo partitio di destra destinato a restare nella CDL. Noi Fascisti dovremmo pensare a dialogare e cercare unità tra noi, non con partiti politici che non hanno nulla a che fare con le nostre idee.

L'Area non si unificherà mai se continuiamo a pensare a cose che non ci appartengono. E Storace è una di queste cose. Vogliamo un partito serio che possa essere considerato l'unico modo per opporsi alla strategia massonica di distruzione dell'identità nazionale e dello Stato Sociale? Credo che lo vogliano tutti, E non abbiamo bisogno di farlo assieme a coloro che per 5 anni hanno accettato passivamente tutti i diktat del Cavaliere e che con la loro tanto esaltata legge Bossi-Fini hanno intrapreso maxi-santorie di 600 MILA CLANDESTINI REGOLARIZZATI OGNI ANNO, e hanno anche avuto il "coraggio", o meglio la sfacciataggine, di fare passare la loro legge come l'espressione della toleranza zero. Peccato che basta andare a vedere la ditta di un leghista o di un alleanzino per vedere dentro decine di dipendenti immigrati, che caso.

E per i "camerati" come Teoodoro Buontempo, colui che fece il Saluto Romano alla Camera, direi che sono specchi per le allodole: gli ideali non sono un cabaret, non sono folklore. Sappia, signor Buontempo. che per quel saluto sono morti centinaia di migliaia di giovani a Salò, quelli che il suo capo (potrei dire ex, ma io sono convinto che lo sia ancora perchè "La Destra" è solo una succursale di voti della cdl per impedire che vadano a FN o Fiamma) IL MALE ASSOLUTO.

Riflettiamo, pensiamo, proponiamo. Ma soprattutto, stiamo alla larga da certi personaggi.

Camerata Valerio

31/7/2007

LA DESTRA

Ricordate l'eskimo di Guccini? “Scoppiava finalmente la rivolta ma io, in qualche modo m'ero già rotto...” A furia di anticipare le cose si perde il (dis)piacere di gustarsele. Ho già detto tutto quello che c'era da dire sul fenomeno storaciano tanto che ora non ho più voglia di
ripetermi. Al massimo riassumo. La Destra sarà un pendant del probabile partito unico. Sarà meglio o peggio di questo? Non è dato sapere e probabilmente non ha alcuna importanza chiederselo visto che prima o poi (direi più prima che poi) si ricongiungeranno.

Le domande hanno davvero un senso?

Come comportarsi allora verso la Destra? Cosa temere dalla Destra? Cosa sperare dalla Destra? Queste domande avrebbero un senso se a porsele fosse un soggetto politico e non un
coacervo di comitive fascio-consumanti. Se ciò fosse e se a questa caratteristica non corrispondesse si e no il 3% di quanto s'agita – non senza merito antropologico – ai
margini del villaggio democratico, le risposte potrebbero essere significative.

Ci si potrebbe allora chiedere se la nascita di questa costola di AN consentirà di far sponda istituzionale da parte dell'attivismo radicale più di quanto finora gli sia stato concesso.

O, meglio ancora, se esistesse un'avanguardia strutturata e plurigenerazionale, ci sarebbe da puntare molto sull'attuale cambiamento della situazione che, immancabilmente, apre
spazi vuoti, e si potrebbe allora identificare in zona d'ombra, in terra di confine tra le vari componenti alleanzine, miracolosi referenti potenziali in coloro che hanno il piede in due o tre scarpe.

Per ragionare così si dovrebbe aver imparato qualcosa dal leninismo e dal gramscismo. Non che siano chissà quali dottrine strategiche, ché sono a mio avviso sopravvalutatissime, ma almeno indicano un metodo che, in qualche modo, funziona.

Prospettive elettorali

In mancanza di queste qualità, non si può liquidare il fenomeno Storace diversamente da un “nulla di nuovo sotto il sole”. Ovviamente ciò vale dal punto di vista politico e non elettorale, perché va da sé che il binomio Storace-Buontempo più la fiaccola del FdG andrà a far razzia di voti presso la Destra Radicale che non ha i mezzi, e in gran misura neppure la testa, per riuscire a imporre un'immagine credibile di sé all'elettorato.

Sicché, per coloro che ritengono indispensabile una propria rappresentanza diretta nel parlamentarismo, c'è da pensare seriamente a come fare quadrato ma sarebbe buona
cosa se, intanto, anticipando i tempi, pensassero anche al ritorno alla politica autonoma, non rappresentativa, perché c'è la possibilità che entro un paio d'anni sarà una scelta obbligata. Non è detto, dipende da una serie di interventi esterni (si farà permanere la Nipotini
nell'agone? Si cambierà la legge elettorale e soprattutto si modificheranno le clausole sul finanziamento dei partiti? Ci sarà ancora Berlusconi al timone?). Chi però non desse per scontato che il post/parlamentarismo sarà una tappa molto probabile se non proprio obbligata non sarebbe uno stratego avveduto.

Le discriminanti

Intanto la Destra Radicale come si pone verso il partito Storace-Buontempo?

Ovviamente da antagonista; è normale che sia così anche perché la rivalità oggi diviene particolarmente stretta.

L'importante però è non perdere il senso del reale. Ha ragione Gianluca Iannone quando sottolinea tutti gli elementi sociali che alla Destra di sicuro non appartengono e rivendica, quindi, l'autonomia della tradizione squadrista. Ha ragione Roberto Fiore quando fa notare che l'adesione incondizionata del partito di Storace alla linea atlantica e al partito israeliano sono degli spartiacque abissali. Hanno ragione entrambi e con loro Giuliano Castellino a far notare che la pregiudiziale di Fiuggi resta in piedi.

Sono, questi, argomenti politici e valoriali (valore = interpretazione contingente del Principio) che devono restare significativi e qualificanti. Argomenti sui quali, tutti, non è concesso flettere. Giustizia sociale, interventismo sociale, guerra all'usura, sovranità
nazionale e popolare, opposizione all'imperialismo globale, difesa della dignità dei popoli aggrediti dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale.

A parte il latte in polvere

Su questi dati, tutti, nessuno escluso, io metterei l'accento e li continuerei a ripetere fino alla nausea. Non vorrei infatti che si tornasse a intonare la triste litania già sentita nei confronti di AN. Per tanto tempo la rivalità diretta e l'animosità da parte della Destra
Radicale sono state così marcate da porre in secondo piano il “perché” di tali sentimenti. E quando poi, alla prima occasione possibile, si sono ritrovati alleati con AN, i suoi principali denigratori hanno fatto finta di niente, hanno fischiettato, si sono allineati con una naturalezza che definire imbarazzante sarebbe un eufemismo. E al momento di dover definire le differenze politiche con AN queste si erano oramai tutte dimenticate; tant'è che a definirle sono state quasi esclusivamente le componenti nuove, quelle che nella polemica non c'erano mai entrate (come le Osa). Per il resto non ricordo grandi differenze programmatiche, a parte il latte in polvere gratuito per i bambini.

Prima di tutto l'essenziale

Io non so come evolverà esattamente la quadriglia in atto nel panorama italiano; ma visti i precedenti, non mi sento di escludere che i partiti che oggi prendono le distanze da Storace non si ritroveranno ad allearsi in futuro con lui, così come hanno recentemente fatto con AN. E allora, poiché per me non è una questione di comitive né di individui né di scuderie ma quel che è in gioco è qualcosa che ci trascende tutti, quello che auspico, qualsiasi sia il rapporto politico futuro con Storace e Buontempo (ma anche con Fassino e Veltroni) è che
l'identità politica sia sempre chiara, lo sia in modo paranoico, al fine di rappresentare uno spartiacque non traversabile nelle evoluzioni future, qualunque esse siano e ovunque portino.

Perché troppa importanza si sta dando ai nomi, alle sigle, agli atteggiamenti, agli scenari, ai dibattiti da forum e troppo poca all'essenziale che è essere nocciolo.


Gabriele Adinolfi

 

9/7/2007

DESERTO O POLARIS

Come porsi nei confronti di Storace è davvero l'ultimo dei nostri problemi. Se in questi giorni in molti se lo pongono come priorità, significa che siamo ancora anni luce distanti dalla normalità, da un punto di partenza qualsiasi. E, anche, che siamo millenni luce lontani dalla capacità di capire, di "intelligere", ovvero da una classe dirigente qualsiasi. Questo è il problema, questo e non altri.

Quinta generazione e non volontà di potenza

Cominciamo dall'inizio. Il neofascismo nacque, nel dopoguerra, mosso da una volontà precisa: sopravvivere e rilanciarsi. La generazione successiva ebbe una volontà di potenza, quella di conquistare il potere. La terza generazione, la mia, volle rovesciarlo o, in subordine,
costruirne uno parallelo. Dopo di allora - per ragioni oggettive - la volontà di potenza si è smarrita. La quarta generazione, quella della seconda metà degli anni Ottanta, s'immaginò "antagonista" in maniera verbale, culturale, persino estetica, al Palazzo e alla Società e
si costruì le riserve indiane ove vivere però più un atteggiamento stilistico che non una totalità esistenziale. Da Fiuggi in poi siamo nella quinta ondata. Cosa muove questa quinta ondata? La consapevolezza di essere naufraghi; ma ben pochi vogliono mettere a frutto la loro condizione per farsi pirati, i più cercano qualcuno che li porti a riva, a una qualsiasi riva. Ne consegue un prepotente desiderio di accettazione da parte degli altri, un'accettazione da raggiungere per via dialettica. Il tutto attesta un sorprendente grado di credenza primitiva nei pregiudizi democratici. Nessuno crede più nella democrazia se non i post/neofascisti che, tra l'altro, l'adoperano soprattutto all'interno (assemblearismo e rassismo sono ambedue forme di democrazia e non di gerarchia che è tutt'altra cosa).

Tutti i fondamentali. Smarriti.

Bramosi di ottenere riconoscimenti democratici (o mediatici, che è lo stesso), i neofascisti di oggi ricalcano il copione generale. Fanno politica da reality show, con outing puntuali, in una miscela di pettegolezzi, guardonismo e stridio che tanto piacciono al teatrino dell'avanspettacolo ma che nulla producono di profondo e di duraturo. Inoltre, ipnotizzati da questo esser vissuti, da questo passivismo politico-spettacolare, finiscono con il perdere di vista tutto quello che conta e che nell'ordine è:

1. Il nostro marchio d'origine e, con esso, la conoscenza e la fierezza storica - che MAI deve essere giustificazionista - del dna, il quale è tanto più da rivalutare quanto più ci viene proposto come dannato.

2. La consapevolezza che gli altri, specie quelli che ci tendono la mano, sono sempre in mala fede e di ben altro marchio; dunque essi sono, nel loro intimo, nostri nemici, perché ci sono nemici e lo sanno perfettamente. Loro!

3. La volontà di potenza o, in subordine, di rivincita, che sparisce immediatamente quando siano obliati i primi due fondamentali.

4. La capacità di esprimere un sistema politico reale, organico, articolato, perché alla fin fine più o meno tutti fanno politica in chiave personale (o di clan fa lo stesso). Il che è una conseguenza obbligata delle prime tre carenze.

5. La capacità di assumere una funzione strategica che, nascendo dai primi quattro imperativi, consenta, in un mondo che per lungo tempo è avviato a non mutare se non in
peggio, di far guerriglia politica, alla Quinto Fabio Massimo (ovvero non finalizzata a se stessa ma a permettere intanto a Scipione di riorganizzare vittoriosamente l'esercito e di strappare le miniere iberiche ai cartaginesi al fine, poi, di schiacciare l'anti-Roma). Ma come scegliere una via del genere se non si ha la lucidità di capire le cose, la fierezza del proprio dna e un fanatismo vero, impersonale, che consente di agire senza godere dei facili e caduchi frutti del dì? Gli individui-atomo non possono!

Gerarchia e strategia

Mancando tutte queste premesse ci si torna a porre con Storace la medesima domanda che ci si pose con Romagnoli, con la Nipotini, con Alemanno, con AN, con Berlusconi e con chi più ne ha più ne metta. Una domanda oziosa, non solo perché la risposta che viene data, qualunque essa sia, è profondamente ingenua, ma perché non è mai posta come si deve: ovvero, dando per scontato che ognuna di queste persone e ognuno di questi organismi sono funzioni meccaniche corrispondenti a un sistema coeso, ci si dovrebbe chiedere:

a) Cosa cambia nel quadro generale a ogni novità.

b) A chi, e soprattutto a quale piano, fa capo tale organismo e tale leader di passaggio.

c) Cosa guadagna un mondo (dicasi un mondo, non una fazione) se appoggia quella novità, se la osteggia o se l'ignora.

Questi ragionamenti avrebbero senso, però, solo se le cinque carenze fondamentali di cui ho parlato sopra fossero colmate, altrimenti continueremo a parlare di nulla: al massimo di una motivazione di sistema (rimborsi elettorali, consiglieri circoscrizionali ecc) che non ha in sé alcun senso perché non ha uno scopo, non ha una coscienza, non ha una volontà, non ha un fanatismo dietro le spalle: dunque non ha metodo o strategia. E, inoltre, finché questo mondo deciderà di rimanere schiavo corroso della democrazia, non avrà alcun sentimento gerarchico, se non in dimensione tribale. Gerarchia rimanda etimologicamente al sacro, strategia alla guerra. Senza gerarchia manca la sacralità, senza strategia manca il senso della guerra: i due termini rimandano all'essenza dell'autenticità, ignorarli inchioda all'inutentico. Quindi, di fatto, oggi ben pochi possono dire di esserci davvero, il più si agita
senza avere una direzione e soprattutto un fine, un tramonto che ne giustifichi l'esistere e che dia soddisfazione vera all'arco esistenziale.

Il deserto cresce

Date queste premesse si dovrebbe convenire che stiamo nel deserto, che attraversiamo un deserto e, per giunta, a cielo coperto, visto che non vediamo le stelle e che per sopperire
alla cecità non troviamo di meglio che andare a casaccio dove ci portano gli altri. Cosa, questa, che attesta la totale assenza di una possibile classe dirigente e che conferma il totale disorientamento, dunque l'assenza, in queste condizioni, di qualsiasi futuro che non sia
fallimentare, passivo, ipnotico e destrutturalizzante. Se torniamo, solo per fare un esempio, al fattore Storace, dobbiamo ricordare che la parabola che ha avviato è chiarissima da almeno tre anni e ha, finora, rispettato con banalità tempi e modi di proposizione; quindi, il fatto
che nello scenario partitico/estremistico ci si ponga solo oggi il problema, è gravissimo. Che ci si ponga poi il problema in termini di arruolamento o di rivalità è un po' meno grave ma pur sempre preoccupante, perché conferma che un forte pregiudizio democratico muove gran parte dell'area che, quando è in buona fede, s'illude di poter ottenere consenso per via elettoralistica e partitica (di qui l'importanza eccessiva concessa ai conati partitici e scenici) quando, semmai, è l'inverso che è possibile. Dal che si comprende come e perché le rare espressioni strategiche e sistemiche che sono state avviate con successo poco entusiasmano l'area più impegnata in politica classica che si conferma così costantemente miope. Infine
è gravissimo che non si riesca a concepire tutto quel che si muove nel suo complesso, nella sua articolazione e non si colga che, al di là delle eventuali motivazioni individuali, anche la creatura di Storace, nella sua meccanica, è da leggere in un ampio e totalitario piano di
condizionamento, di assassinio per avvelenamento, di contraffazione; un piano che si sta esplicando nella riscrittura della nostra memoria storica, che trova il suo"là" in "Cuori Neri" e si sta ulteriormente potenziando nelle riletture storiche dei rinnegati che fanno share, negli "ex" terroristi (guarda caso per me che non ho ucciso nessuno "ex" non si adopera...) arruolatisi in massoneria e/o nel partito israeliano. Al di là delle amicizie, delle relazioni, delle volontà, delle consapevolezze individuali, è un sistema articolato che abbiamo di fronte, o meglio sulle nostre spalle: un sistema in cui ogni cosa ne regge un'altra e tutte insieme reggono una Parodia che vuole eliminare ogni residuo del nostro dna.

Vivi o estinti

Che fare paradossalmente non sarebbe un problema, in quanto si può davvero fare di tutto. A patto però di avere prima recuperato i cinque fondamentali smarriti, ovvero di aver ritrovato il nord. Se il cielo è coperto il nord si identifica con la bussola. Dobbiamo riconoscere la Stella Polare e non è affatto un caso se il centro studi che si sta pian piano avviando lo abbiamo chiamato Polaris. Si può davvero fare di tutto e, tra l'altro, animati dai giusti proponimenti e talvolta addirittura da metodo, diverse persone o gruppi stanno compiendo cose concrete che, alle condizioni attuali, non possono essere del tutto sistemiche proprio per le carenze che abbiamo indicato, molto diffuse nell'ambiente se non universali. Si può fare
di tutto, a patto di fare subito quadrato per la riconquista della nostra memoria storica, per impedire che la rilettura sostanzialmente antifascista, compiuta dai neobadogliani dall'animo gappista e così tanto diffusa dai media e dalle editrici di successo, non raggiunga il suo scopo: sostituire una Parodia alla nostra Realtà disconosciuta.Tutte le letture del fascismo e del neofascismo oggi vanno in quel senso: enfatizzare quello che falsamente si afferma essere esistito e che rafforza una monade d'estrema destra molle e democratica, e condannare al contempo, tutto quello che la vulgata comunista e antifascista ha infettato con calunnia e maldicenza per dannare a futura memoria la nostra storia e il nostro gene. Di qui si parte: da questa difesa, dal recupero dei fondamentali perduti. Con Storace, contro Storace o senza Storace non ha alcuna importanza. Quello che conta è con noi vivi, consapevoli e combattivi o senza di noi, estinti e suicidi.

Gabriele Adinolfi

26/6/2007

ANALISI DEL FENOMENO PEDOFILIA

Cosa sia la pedofilia sarebbe superfluo dirlo visto che è, almeno credo, ben noto a tutti.
La pedofilia è un “fenomeno” in allarmante aumento e non solo tra le persone più grandi(30 in su), ma anche tra i più giovani (18 in su).
I pedofili spesso e volentieri non sono affatto emarginati sociali ma bensì padri di famiglia, preti, maestri d’asilo, tranquilli impiegati.
Ma da cosa nasce il fenomeno?
A mio avviso la pedofilia è la proiezione di una sessualità distorta che cerca nuovi piaceri aumentando la perversione dell’individuo.
I pedofili a mio avviso non hanno una percezione sana della sessualità ma estremamente perversa, nel senso che cercano il piacere sessuale nei modi più trasgressivi possibili.
Un'altra cosa che và a mio avviso notata è che ci sono diverse categorie di pedofili anzi meglio ce ne sono 2:
I pedofili attivi che sono quelli che risalgono maggiormente alla cronaca per sevizie dirette e stupri nei confronti di bambini.
Ed i pedofili “consumatori” ovvero quella categoria di pedofili che visiona materiale definito pedopornografico.

E questa seconda categoria è mostruosamente in aumento.
Difatti con la diffusione di internet è diventato infinitamente più facile trovare disponibilità di materiale pedopornografico, inoltre come se non bastasse molti siti sono protetti da sofisticati sistemi che garantiscono l’anonimato dei frequentatori.
Difatti l’aumento della diffusione della pedopornografia ha fatto si che diventasse business e che quindi i soliti gobbi della nostra società trovassero il modo di guadagnare sulla pelle dei bambini fornendo “indiretti aiuti” a questa categoria di individui.

Vado a terminare l’analisi che non è ne di uno psicologo, ne di un genetista.
Come gli orchi cattivi delle fiabe i pedofili insidiano i nostri figli, cuginetti e nipotini.
È il momento di dire basta al perbenismo e di avere una certezza della pena per i pedofili.
L’infermità mentale va abolita per questa categoria.
La pena inasprita al carcere duro e comparata all’omicidio in quanto, anche se non fisico, l’omicidio è spirituale in quanto un bambino al quale viene praticata sevizia rimarrà segnato tutta la vita.

Camerata Giovanni di Fiumicino

11/6/2007

PIU' FASCISMO MENO DEMOCRAZIA

Campi Hobbit, tre decenni dopo. Personalmente ho tenuto un intervento critico e controcorrente. Ho ricordato che trent'anni fa, quando si tenne il primo Campo Hobbit, avevo
ventitre anni ma non ci andai, come non andai a nessun altro Campo Hobbit. Non per avversione a quei tentativi ma perché avevo da tempo, con i miei camerati, deciso che non
era più possibile illudersi di cambiare un partito, di offrire mutazioni dal basso in alto per delega. Credevo allora nell'azione diretta e non ho cambiato idea. Ciò premesso ci furono in quei Campi Hobbit eventi interessanti e meritevoli. Ne venne fuori una linea ecologica,
l'immaginario di un'Europa da attraversare anche in tracking o in autostop e soprattutto, quando ci fu, una bella ironia che venne importata dalla Francia. Il bilancio però non
è, a mio vedere, in positivo. Perché quella generazione chiedeva sostanzialmente due cose. La prima: di cambiare una classe dirigente sclerotica, sterile e fuorviante che invece restò in sella. La seconda: maggior partecipazione e una vera attualizzazione. Ma l'attualizzazione fu fittizia visto che ebbe bisogno di trasformarsi in fantasy (del resto quest'operazione se da Roma in giù fu innocente da Roma in su fu anche una fuga dalle bastonate che si lasciavano
prendere agli altri, a quelli che non pensavano ai folletti...); e la partecipazione, soprattutto, si tinse di depravazione democratica. Perché ogni conoscenza tradizionale e gran parte dei suoi simboli c'insegnano che l'orizzontale ha senso solo se s'impernia sul verticale; su qualcosa di spirituale, gerarchico (alla Pavolini, senza fronzoli, funzionale, intercambiabile ma sempre e profondamente sacro). Se partecipazione diventa diritto d'opinare, se si dimentica che la conquista della cittadinanza, dunque del diritto, si ottiene solo dopo aver
adempiuto al dovere (come insegnano i pellirossa, i romani, gli antichi), se si ragiona per individualismo e per diritti scontati dell'individuo, allora si è talmente orizzontali da essere stesi. E oggi siamo stesi. E lo siamo anche perché quella generazione, a furia di voler essere
accettata dagli altri ha inziato a riflettere la cultura altrui e ad accusare il fascismo e il neofascismo di quello che i comunisti del fascismo e del neofascismo dicevano, che era sempre falsissimo. Molti di quella generazione non ressero la pressione e vollero dimostrare agli altri e a se stessi (amavano già il Grande Fratello?) di non essere come venivano dipinti; ovvero di non corrispondere a quello che la propaganda nemica attribuiva a noi. Se avessero
rivendicato il vero contro la caricatura, se avessero dimostrato che fascisti vuol dire fascisti e non quel frankenstein di costruzione avversa, avrebbero avuto ragione ma cedettero alla caricatura; vollero non essere“maledetti” e, per farlo, si spinsero fino ad autentiche manifestazioni di antifascismo, culturale e interiore, E accettarono tutte le menzogne senza mai aprire gli occhi per confrontarle con la verità. Ciò accadde per la vulgata della strategia della tensione ma anche per cose più spicciole. Ho letto di persone che avrebbero riaffermato il ruolo della donna in un mondo maschilista. Nello stesso mondo che aveva creato l'esercito femminile, le Ausiliarie, e che, proprio negli anni Settanta aveva in Terza Posizione cuib misti in cui si trovavano anche dirigenti femmine e persino responsabili regionali donne! Ma quell'impulso, quel volersi fare accettare dagli altri fu un peccato mortale e una mina del nostro stesso essere, una mina che deflagrò rovinosamente. Leggo che molti dell'amarcord dicono orgogliosi, parlando di Campo Hobbit, “Il Manifesto si accorse di noi”; difatti scoprì dei fascisti meno fascisti e più vicini alla generazione rossa di allora. Ebbene io rilancio il Lotta Continua de “Il superuomo di borgata esce allo scoperto” con tutta l'angoscia stupefatta dell'ultrasinsitra per lo “scippo” del proletariato operato dai fascisti. È di questo e solo di
questo che sono nostalgico! Abbiamo il coraggio di riguardare agli anni Settanta e a quella generazione, la mia, con occhio critico! Fu una generazione orfana ma fu anche una generazione che volle uccidere il padre; e senza padre non esiste famiglia. Non sono i dico, sono i non-padri che minano la famigli