2/4/2008
UNA SOLUZIONE ALL’ATTUALE SISTEMA NEFASTO DELL’AGRICOLTURA
Vicenza, 2 aprile 2008
L’agricoltura rappresenta per l’Italia una delle maggiori risorse, principalmente dal punto di vista della qualità che unitamente al clima mediterraneo trova un favorevole ambiente… ma la situazione e disastrosa.
Ad esempio il mercato dei cereali è monopolizzato e ovviamente i suoi prezzi sono incredibilmente bassi. Altri invece come il grano, oggi costa circa dai 0,20 €/kg ai 0,30 €/Kg (nel dopo guerra era da 70 a 300£/kg). Questo favorisce i grandi produttori di pasta (aziende multinazionali) che, come nel petrolio, ne determinano i prezzi.
Anche la produzione cosiddetta Biologica non ha nessun vantaggio economico in quanto nonostante si possa applicare un 15% in più, il prezzo sgrava sui costi di coltivazione biologica nonché sul peso, più asciutto rispetto al “gonfiato”, pertanto il prezzo diminuisce nonostante esista la qualità con assenza di pesticidi e OGM.
Per le sementi invece mi chiedo come non ci possa essere diritto di scambio di semi e piante fra agricoltori?
Perché gli agricoltori a causa della legislazione che lo proibisce devono scambiarsi tra di loro illegalmente le varietà del loro territorio (ecotipo) o della loro tradizione, es. varietà di piselli, fagioli, grano, mais (“Maranello”, “Biancoperla” ecc..), erba medica riconosciuta in tutta Europa e non solo, come la migliore (ad esempio la varieta migliore o “ecotipo autoctono”, è la “nostra” erba medica denominata “Leonicena” dalla quale deriva la varietà “La Rocca” riconosciuta, anche dalle multinazionali, come la progenitrice di tutte le varietà sintetiche di erbe mediche esistenti), le piante da frutto classiche e le viti, quelle che loro stessi si tramandano e sanno autoriprodursi, quelle che a volte fanno a meno dei pesticidi e resistono meglio alle avverse condizioni ambientali?
La regolamentazione del movimento dei semi che si applica in Italia, la stessa per tutte le nazioni europee, mette praticamente fuorilegge ogni seme non iscritto ai registri delle varietà ammesse alla vendita istituiti fin dal 1970. Ma con il passare degli anni dalla istituzione di questi registri, le leggi sono gradualmente diventate più restrittive al punto da non permettere nemmeno lo scambio gratuito di semi fra produttori.
Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 9 maggio 2001 rende in effetti impossibile ogni cessione o movimento di semi non registrati; mentre il trattato UPOV91 intacca il diritto di risemina dell'agricoltore, ovvero il privilegio che l'azienda agricola ha di riseminare traendo seme da una parte dei propri raccolti. D'altra parte, con l'introduzione in coltivazione delle varietà OGM si apre il rischio della impollinazione spontanea da parte di queste sulle varietà contadine che a quel punto, ibridandosi con le varietà ogm che sono brevettate, diventerebbero automaticamente di proprietà della ditta sementiera che detiene il brevetto e quindi i loro semi non potrebbero essere più riseminati.
Intanto, le varietà di pubblico dominio, ovvero quelle che sono frutto di selezioni fatte più di trentacinque anni fa e che non pagano royalties a nessuno perché sono patrimonio collettivo in quanto antiche varietà, ecotipi o popolazioni, vanno gradualmente a perdersi, cancellate dai registri italiani ed europei e sono destinate alla probabile estinzione e a essere completamente sostituite da ibridi F1, i cui semi non si possono riseminare se non penalizzando fortemente la possibilità di raccolto. Oggi, oltre il 90% delle sementi delle varietà commerciali di cetrioli, cocomeri, pomodori, melanzane, zucchine, meloni, peperoni, mais ecc.. sono ibridi e meno del 3% sono le varietà più vecchie di trentacinque anni, eliminando così il “ciclo corto”: qua produco e qua consumo.
In alcune nazioni europee si è riconosciuta l'esistenza e la possibilità di vendita di alcune varietà storiche, recependo una parte della direttiva CEE su cui si fonda il già citato DPR 322/2001, tuttavia è stata proibita la vendita dei prodotti di quelle varietà e sono state destinate al solo uso personale. Inoltre si è chiesto una tassa annuale di registrazione che penalizza i piccoli produttori e distributori di sementi. In Italia non è stata fatta neppure questa applicazione, esponendo il nostro ricco patrimonio storico varietale di semi alla biopirateria e alla copiatura.
Inoltre le varietà moderne, sia ortive sia agrarie, sono commercializzate con l'unico scopo di favorire una agricoltura industriale e la grande distribuzione organizzata. Gli ortaggi devono essere capaci di superare raccolte meccaniche, imballaggi meccanizzati, lunghi viaggi refrigerati.
Devono avere una maturazione uniforme per favorire la raccolta simultanea, dipendono dalla chimica sia per le concimazioni sia per i trattamenti fitosanitari. Devono avere un bell'aspetto ma spesso mancano di un buon sapore. Non sono certo adatti per gli orti familiari e per la vendita diretta di prodotti in fattoria.
Purtroppo questo avanzare di varietà sempre più tecnologiche sembra inarrestabile, ma ciò non ha nulla a che vedere con la possibilità di far circolare ancora, e con una certa libertà, le varietà locali e tradizionali. Perchè autorizzare OGM e ibridi e allo stesso tempo ostacolare in tutti i modi la libera circolazione di semi non registrati?
Dobbiamo intuire che la volontà del legislatore sia quella di eliminare ogni possibile alternativa all'industria della genetica alimentare e alle sue sementi?
Un ritorno alla biodiversità rurale nei campi invece è auspicabile, non solo per un recupero di sapori e aromi di cui le modernità sono povere, ma anche di colori e forme che rendono piacevole mangiare e per favorire il movimento del cibo locale, ovvero della vendita diretta di prodotti di fattoria.
L'assurdo è invece che anche un semplice seme di pomodoro tradizionale e contadino, solo perché non registrato, diventa un seme proibito. La iscrizione nei registri di una varietà è una pratica amministrativa lunga e costosa, inaccessibile agli agricoltori, una via impraticabile per le varietà contadine (Banca dei Geni).
Il “nostro” Istituto di Genetica di Lonigo “Nazzareno Strampelli” deve mantenere in purezza le sopraccitate varietà, promuovendone la riproduzione e l’uso nel nostro territorio e ambiente.
Va sicuramente riconosciuto in questo settore l’azione di Vandana Shiva, attualmente considerata la teorica più significativa dell'ecologia sociale ed è una dei leader dell'International Forum on Globalization, un movimento per proteggere la diversità e l'integrità delle risorse viventi, specialmente dei semi autoctoni (native seeds) in via di estinzione a causa della diffusione delle coltivazioni industriali.
È quindi urgente togliere queste regolamentazioni e lasciare piena libertà di scambio e diffusione gratuita delle varietà storiche italiane:
per preservare la biodiversità rurale
per una agricoltura ricca e variegata
per il diritto alla alimentazione libera e sana
per riconoscere il valore della nostra civiltà contadina
per un guadagno equo
per favorire il “ciclo corto” anche per la produzione dei sementi.
Propongo l'applicazione della direttiva CEE (98/95) finora disattesa dai governi e la creazione di una lista nazionale che raccolga le varietà locali, ecotipi o popolazioni, dei territori;
l'iscrizione libera e gratuita su questa lista per le varietà di coloro che conservano, selezionano e diffondono questa biodiversità facendo operare molto di più Istituti come il “Strampelli” di Lonigo.
che i criteri di iscrizione siano adattati alle particolarità di queste varietà locali, spesso non uniformi o stabili come quelle selezionate;
uno spazio di libertà totale per scambi liberi di piante e sementi contadine (in quantità corrispondenti ai bisogni di una piccola fattoria), nel rispetto delle precauzioni fitosanitarie essenziali.
Propongo altresì l’obbligo di acquisto dei prodotti agricoli locali in misura del 40% per tutti i commercianti e venditori, con la possibilità di scambio diretto purché sottoposto a regolare controllo.
Regolamentazione nell’utilizzo di pesticidi per tutte le colture.
Promuovere feste locali per la vendita diretta dei prodotti locali con l’aumento non superiore al rapporto di 1 a 2 con il prezzo di produzione. Si pensi che oggi il rapporto adottato dalle grosse aziende commerciali può superare anche l’1 a 5.
Piero Puschiavo
Coordinatore Regionale del Veneto
Fiamma Tricolore
Candidato alla Camera dei Deputati nella Circoscrizione Veneto 1
e Candiato Consigliere al Comune di Vicenza
per La Destra – Fiamma Tricolore |