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LIBRI CONSIGLIATI
Elenco libri recensiti:

QUEL DOMANI CHE CI APPARTENNE di G. Adinolfi

TORTUGA, L'ISOLA CHE (NON) C'E' di Gabriele Adinolfi

NOI TERZA POSIZIONE di G. Adinolfi e R. Fiore

LA FIAMMA E LA CELTICA di Nicola Rao

FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury

IL SIGNORE DEGLI ANELLI di J.RR.Tolkien

I LEONI MORTI di Saint-Paulien

IO NON SCORDO di Gabriele Marconi

SERGIO RAMELLI di G. Giraudo - A. Arbizzoni - G. Buttini - F. Grillo - P. Severgni

E LUI AMMAZZA I POLIZIOTTI di Jake Arnott

OCCIDENTE di Mario Farneti

UN GIORNO DELLA MIA VITA di Bobby Sands

LA CONQUISTA DI BERLINO di Joseph Goebbels

RUTILIO SERMONTI: UNA VITA DI PENSIERO E MILITANZA di Gianfranco della Rossa, Rutilio Sermonti

2 AGOSTO 1980: UNA STRAGE ALL'ITALIANA di Valerio Cutonilli

ORIENTAMENTI di Julius Evola

METAFISICA DELLA GUERRA di Julius Evola

IDEA DI STATO di Julius Evola

MILITIA di Leon Degrelle

 

QUEL DOMANI CHE CI APPARTENNE

Quel Domani che ci appartenne, Gabriele Adinolfi

Autore: Gabriele Adinolfi
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Società Editrice Barbarossa

RECENSIONE

Un ottimo libro, scritto da Gabriele Adinolfi, protagonista degli anni che videro sorgere Terza Posizione, il quale ripercorre in breve tutta la storia del fascismo, con la rivoluzione attuata da Mussolini in Italia, del nazionalsocialismo tedesco, della guerra del “sangue contro l’oro”, passando poi ai fallimenti del neofascismo, come il MSI, ed arrivando infine ai giorni nostri.
“Erano nati nelle trincee”, scrive Adinolfi: erano i futurarditi, che sarebbero andati a formare le squadre d’azione del fascismo o si sarebbero uniti all’impresa di Fiume del poeta Gabriele D’Annunzio. Essi erano quelli che Nietzsche(e Mussolini nella “Filosofia della forza”) descrive come “spiriti liberi” temprati nella guerra, nelle trincee, nel freddo, in mezzo alle tempeste di neve che Junger aveva immortalato nelle sue opere. Erano gli uomini forti(übermensch) che non avevano più messo limiti al proprio agire. Questo è un esempio di come Adinolfi ci descrive non solo la storia, ma anche la mentalità di coloro i quali un tempo propugnarono le idee che noi stessi ora portiamo avanti.
Ma quello che l’autore vuole offrirci non è solo una storia in breve quanto anche una serie di indirizzi e di schemi metodici per proiettare l’idea fascista nel futuro: Adinolfi analizza anche la società moderna, la tirannia dello stato americano, il potere delle multinazionali, il cosiddetto “Crimine Organizzato”, i grandi traffici di uomini, di droghe e le guerre per contendersi risorse strategiche(petrolio). Ci mette dinnanzi alla realtà dei fatti e ci propone metodi per organizzare la nostra militanza e cercare di crescere, come comunità, come movimenti e come partiti. E qui finisce con l’argomentare con esempi della realtà moderna, presi da comunità come Popoli, oppure da partiti come Fiamma Tricolore e Forza Nuova.
Insomma è un libro molto interessante, che vale certamente la pena di leggere.

Davide Balestri

 

TORTUGA, L'ISOLA CHE (NON) C'E'
Tortuga, Gabriele Adinolfi, Tortuga Adinolfi,
Autore: Gabriele Adinolfi
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Società Editrice Barbarossa

Dall'introduzione

Da Adamo a Zumalacarregui ho provato a esprimere il mio pensiero su personaggi storici e in qualche caso mitologici che sono (stati) parte di un'Idea del Mondo o suoi acerrimi nemici; ho tentato di rettificare luoghi comuni del tutto infondati eppur radicati ostinatamente; ho cercato di far conoscere a chi la ignori l'esistenza di molte figure sottovalutate o dimenticate.

Ho spaziato: da Radetzky a Garibaldi, da Mameli a Francesco Giuseppe, da Monsignor Tiso a Durruti, da Mitterrand a Léon Degrelle, da Hélie de Saint-Marc a Saddam Hussein, da Heydrich a Chandra Bose, da Socrate a San Bernardo, da Nuvola Rossa a Stonewall Jackson, da Marinetti a de Benoist.

Ho parlato di movimenti artistici e di avanguardie politiche e del pensiero; da Dalì agli impressionisti, dai futuristi ai situazionisti.

Ho affrontato una serie di concetti: Reazione, Rivoluzione, Controrivoluzione, Autonomia, Restaurazione, Satanismo, Razzismo, Comunismo, Antisemitismo, Lotta di classe, e via dicendo.

Ho parlato di Società, Nazione, Globalizzazione, Politica, Partito, Movimento, Avanguardia; ho cercato di ripercorrere la storia organizzativa di una determinata tipologia umana e guerriera: Manipolo, Legione, Tercio, per poi produrre ipotesi per il nostro futuro sia tramite analogie (Coorte, Tortuga) sia in modo più diretto (Elezioni, Mille-Trenta-Quarantamila-X)

Mi sono cimentato anche sui protagonisti e sugli agenti principali della nostra epoca: Cina e Cia, Mossad e Nsa, Cfr e Wto; ho parlato della corsa allo spazio, delle guerre finanziarie, della Geopolitica, della Geostrategia, di Putin, di Kissinger, di Brzezinski.

Ho scelto di intitolare Tortuga questa raccolta di pensieri non conformi. Così si chiama l'isola dove si stabilì, si rafforzò e a lungo si mantenne forte e indipendente una genia di uomini avventurosi e liberi. Per tanto tempo nessuna flotta, nessuna potenza, nessun conformismo ebbe ragione di loro: i “fratelli della costa” erano gelosi della loro indipendenza; anche quando ottennero da questo o da quel potente le loro “patenti di corsa” non si assoggettarono mai alla disciplina altrui rispettando invece i codici del mare e dell'isola. Un'isola che – al contrario di Utopia – c'era per davvero.

Ritengo che si debba prendere esempio dallo spirito e dal comportamento di quella gente soprattutto oggi che gli uomini liberi devono “passare al bosco” come suggerisce Ernst Jünger. Chi, sia pure in senso figurato, passa al bosco ma ritiene di fare scorribande in città, di non nascondersi, di non scomparire, in fondo a modo suo è un corsaro e come tale ha bisogno della confraternita, dell'isola, del codice del mare. Gli è particolarmente utile conoscere chiaramente il modo nel quale è opportuno agire quando tocchi altri porti o tratti con le marine nazionali senza rischiare con ciò, una volta abbassata la guardia, di essere abbandonato a terra o arruolato a forza in una ciurma di mediocri disperati.

Li ho definiti pensieri non conformi, non soltanto per ribadire una linea politica e culturale che da tempo si muove controcorrente ma perché c'è sempre più conformismo in giro. Conformismo e banalizzazione sono le parole d'ordine di un potere che scimmiotta ogni giorno di più l'Ancien Régime pur apportandovi alcuni temi e valori di origine deviata e corrodente. Il conformismo non è appannaggio della cultura ufficiale, dilaga anche nelle aree “antagoniste” le cui parole d'ordine sono sempre più ottuse, retrograde, moraliste, scialbe; il che si ripercuote in comportamenti imbarazzanti.

Non conformi allora appariranno questi pensieri anche ai più della destra radicale.

Ho aggiunto che sono di lotta e vittoria. L'ho fatto appositamente, perché, insieme con l'imperante conformismo assistiamo ad una decadenza spirituale davvero notevole. La lotta non è più intesa come una prova e la vittoria nonè immaginata altrimenti che come un successo quantificabile in soldoni, intesi nemmeno più tanto in senso figurato. Ma la vera vittoria è su se stessi. Ho voluto quindi rifarmi al lucido messaggio esistenziale con il quale Julius Evola ci ricollega alla spiritualità guerriera della Bhaghavad Gita e, di lì, alla più profonda Romanitas. Non c'è altra radice, non esiste altro spartiacque decisivo, non c'è altro punto fermo, con buona pace di chiunque voglia ridurre una tensione spirituale e
olimpica alla difesa di questa o quella espressione minore. Quello che è in atto oggi non è uno scontro tra modelli politici, tra religioni, tra valori, tra modelli; assistiamo invece al progressivo allargamento di un'infezione, al progredire di un male che inaridisce, sclerotizza e infine sbriciola. Un'infezione, un male che accomuna un po' tutti: cristiani e musulmani, ebrei e atei, progressisti e conservatori, sovversivi e tradizionalisti, estremisti e moderati. Non sono le sfumature a fare le differenze di
fondo; lo è, soltanto, un'Idea del Mondo. Quell'Idea del Mondo – o Weltanschauung come si era soliti chiamarla – quell'Idea che consente sia di non morire che di risorgere,è al di sopra delle parti ed è in grado di rimescolarle e di rigenerarle perché è precedente allo smembramento in fazioni e, soprattutto, le trascende.

Ho voluto fare di queste mie riflessioni anche una raccolta di spunti che aiutino – e sottolineo aiutino perché nonè un'opera esaustiva né enciclopedica – a ricomporre il quadro di quell'Idea del Mondo che, nel cosiddetto“Secolo breve”, ha guadagnato a sé tutto il fior fiore del pensiero, dell'arte, della filosofia, della scienza, della giurisprudenza europea e non solo europea ma anche asiatica e americana. Chi si sia avviato alla conoscenza delle Rivoluzioni nazionali sulla base dei luoghi comuni e dei dogmi riduttivi con i quali avversari dichiarati (antifascisti) e insidiosi intrusi (integralisti, fondamentalisti e codini) le minimizzano, è destinato a restare rinchiuso in schemi angusti, artificiali e stolidi.

Chi voglia invece ricostruire, pezzo per pezzo, un mosaico che farebbe invidia agli artisti bizantini deve liberare la mente e ripartire da zero: con entusiasmo. E ritengo che gli spunti qui contenuti non possano che essergli di sostegno.

Ho rimembrato ripetutamente un sentimento del mondo trattando di alcuni movimenti del passato: On the Road, Sixties, Sessantotto, Peronismo, Tercerismo.... A chi sia stato indottrinato successivamente, sulla base del semplicismo dualistico tipico delle ideologie (e non delle idee) molte affermazioni in merito appariranno eretiche. Lo sono; lo sono in quanto così aveva definito Mussolini il fascismo nell'ottobre del 1919: “la chiesa di tutte le eresie”.

Sono le eresie che scatenano i fuochi e scuotono il mondo. Del resto Cristo fu eretico per i farisei che lo mandarono sulla croce, Zarathustra dovette vincere una guerra per non essere messo all'indice nel suo Iran, San Francesco sfiorò la scomunica, Corridoni, Marinetti e Mussolini furono eretici del socialismo ufficiale o della cultura ufficiale. Nietzsche è eretico; e francamente mi sento d'affermare che chi non sia l'eretico di qualcosa è di spirito davvero povero.

La visione d'insieme recuperata raccogliendo i frantumi dello specchio che altri vorrebbero infranto: ecco precisamente lo scopo di questo scritto.

Gabriele Adinolfi

 

NOI TERZA POSIZIONE

Noi Terza Posizione
Autori: Gabriele Adinolfi e Roberto Fiore con la collaborazione di Giuseppe Dimitri
Anno di pubblicazione: 2000, 2001 seconda edizione, 2004 terza edizione
Editore: Edizioni Settimo Sigillo

Libreria Orion

LIBRERIA ORION

Libreria AR

LIBRERIA AR

Librad

LIBRAD

Presentazione del libro (retro)

Sigla cult della Destra Radicale degli Anni Settanta, Terza Posizione riuscì a coniugare il ribellismo giovanile con la gerarchia, i richiami al fascismo con il sostegno alle spinte rivoluzionarie in ogni angolo del mondo. Né fronte rosso né reazione! Rompendo gli schemi in riga con la sua parola d’ordine, TP rappresentò la punta di diamante di un’insofferenza generazionale, di chi voleva abbattere tutte le forme vuote di un mondo decrepito per affermare al loro posto valori nuovi ed eterni. Impostasi principalmente nelle piazze di Roma si allargò in varie regioni italiane. Formazione giovanile e studentesca, finì con l’estendersi anche in realtà contadine ed operaie nonché nelle fasce del disagio urbano. Nel culmine della sua ascesa venne perseguitata con accanimento sia dalla sinistra di regime che dagli apparati dello Stato. Dopo venti anni di esilio a causa di condanne molto discutibili, per la prima volta oggi i protagonisti raccontano la loro storia, l’espressione ideologica di Terza Posizione, la sua originalità, le repressioni subite ad opera di strutture più o meno deviate. Uno spaccato degli anni di piombo nel quale spicca anche una lettura originale ed in qualche modo controcorrente dei Nar. Idee, aspirazioni, sentimenti di un’intera generazione vengono dipinti in un quadro di soprendente attualità.

Recensione

 

Considerando la mia ammirazione per i movimenti nati nei cosiddetti “anni di piombo” e in particolare per Terza Posizione, non potevo sottrarmi alla lettura di questo testo. Gli autori sono di quelli che ti danno una sicurezza garantita, gente come Adinolfi e Fiore, gente che sa di cosa parla e che ha vissuto sulla propria pelle certe situazioni. Come la collaborazione di Peppe Dimitri, purtroppo venuto a mancare il 30 Marzo del 2006. Così, una volta avuto il libro tra le mani, mi immersi in una lettura profonda. L’inizio, dopo le avvertenze degli autori, è eloquente: “Pochi sguardi nobili vedran l’aurora”. Frase piena di significato e speranze che faceva parte dell’inno di Terza Posizione. Si parte dalle origini, dalle prime battaglie di Lotta Studentesca, quando i protagonisti erano tutti giovanissimi. Fiore aveva 17 anni, Dimitri 20, Adinolfi 22 e il più grande era Walter Spedicato, ventottenne. La lettura scorre piacevole, si viene attratti dal racconto di quegli anni. Tutta la prima parte del testo va a narrare la creazione di TP, l’organico e il nuovo modo di fare politica, una militanza estranea ai più in quegli anni. Se alcuni movimenti cercavano di schierarsi da una parte o dall’altra, Terza Posizione andò dritta per la sua strada, “Né fronte rosso né reazione!”, contro l’atlantismo e contro il blocco sovietico. La continua lotta nelle scuole, nelle piazze, avvicinò al movimento quartieri interi. La lotta per le piazze fu durissima. Quartieri una volta neri, finirono in mano dei rossi, ma TP riuscì a riconquistarli contro un nemico numeroso ma talvolta impreparato e privo di volontà. Vengono narrate imprese storiche, quasi leggendarie, come la notte a Villa Torlonia, dove durante un concerto di musica celtica, 17 militanti di TP furono aggrediti da centinaia di avversari. Sotto l’impeto di Nanni De Angelis i 17 ragazzi attaccarono sorprendendo i nemici che cadevano uno dopo l’altro. Dei 17 rimasero feriti in 4, tra cui Marcello De Angelis e un altro giovanissimo, colpito dallo stesso Nanni preoccupato di abbattere tutto ciò che vedeva. Gabriele Marconi, uno dei presenti, scriverà una canzone bellissima su quella sera dedicata a Nanni, “Piccolo Attila”. Ma Terza Posizione si dovette preparare ben presto a subire l’accanimento dei nemici. Gli apparati di Stato, servizi deviati vicini alla Cia e l’atteggiamento del MSI contribuirono a criminalizzare il movimento. Nella seconda e accuratissima parte del testo vengono narrati tutti i fatti e il documento processuale. Si tratta la strage di Bologna e la morte toccante di Nanni De Angelis. Commovente la parte dove il senatore Michele Marchio affronta a muso duro la vicenda di Nanni in senato. Fu l’unico ad alzare la voce per l’omicidio mascherato da suicidio. Si arriva alla fine di TP, quando dopo Bologna scatta l’inquisizione. Molti finiscono in carcere per condanne assurde (verranno assolti), altri sono costretti all’esilio, la Destra Radicale scompare. Alla fine sono presenti alcune pagine del giornale che Lotta Studentesca prima e Terza Posizione poi pubblicava.
Il testo è fortemente consigliato, non solo per la storia di un movimento che seppe uscire dagli schemi e diventare esempio ma anche per riflettere su ciò che si potrebbe fare e su quanto il sistema democratico tende a eliminare chi non è omologato.

Enrico Cuncu

 

 
LA FIAMMA E LA CELTICA
 
La Fiamma e la Celtica
Autore: Nicola Rao
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Sperling & Kupfer Editori
 

RECENSIONE

Nicola Rao, giornalista parlamentare del TG2 che molto si occupò di casi di terrorismo, ci presenta in questo libro un’ottima descrizione della storia del neofascismo italiano a partire dagli ultimi giorni della Repubblica di Salò fino al presente, con la descrizione di varie personalità. E’ appunto dal funerale di Peppe Dimitri, militante dell’èlite del fascismo, morto il 30 marzo del 2006 che parte la descrizione della realtà neofascista, nella quale questa persona è stata un membro dell’èlite avanguardista prima e di Terza Posizione poi.
Rao parte descrivendo l’incontro del 3 aprile 1945, sulle rive del Garda, in cui alcuni gerarchi fascisti, tra i quali spiccano Pino Romualdi e Alessandro Pavolini, dove si decise di come portare avanti l’Idea fascista dopo la caduta della Repubblica Sociale Italiana che si prospettava: qui fu scritto il progetto “Pdm” nato per permettere al fascismo di sopravvivere in un movimento clandestino dopo la sconfitta militare, progetto che poi fu esposto a Roma, dove i reduci del fascismo giungevano per scampare alle brigate partigiane nel Nord Italia. Così nacquero le prime squadre d’azione, i Fasci d’Azione Rivoluzionaria, nei quali venivano inquadrati i giovani che prestarono servizio nella Gnr pronti a combattere una volta ancora per l’Idea. Ma è in questo periodo che Rao inquadra un altro personaggio, che ispirerà intere generazioni di neofascisti, tra cui Rauti: si parla del Barone Julius Evola, con i suoi scritti sulla Tradizione, intesa come società basata sul rispetto di Ordine, Gerarchia e Autorità e sulla spiritualità contrapposta al materialismo borghese e marxista.
Questo bastò all’Idea fascista per sopravvivere al suo fondatore e protrarsi avanti nel tempo: il fascismo dopo l’esperienza dei FAR, per decisione di Romualdi, entrò in democrazia e infatti, il 26 dicembre 1946, nacque il Movimento Sociale Italiano nello studio del ragioniere Arturo Michelini.
Da qui prese avvio l’avventura del MSI nella politica dell’Italia del secondo dopoguerra a cavallo degli anni ‘50: tuttavia Rao mette in luce soprattutto la presenza di altri movimenti extraparlamentari, i quali sorsero perché scontentati dalla politica moderata del MSI dei primi segretari De Marsanich e Michelini i quali decisero di allearsi alla DC con la strategia dell’inserimento. Importante è Ordine Nuovo del nazionalpopolare Rauti, seguace del Barone Evola, che poi entrerà nel MSI e ne formerà la corrente di sinistra. Poi i rivoluzionari di Avanguardia Nazionale di Delle Chiaie, anch’esso ispirato alle idee evoliane, che conservava nel bagaglio politico l’aspetto sociale corporativo.
Di seguito vengono messi in luce anche diverse altre correnti ideologiche proprie degli anni ’60: una è il fascismo europeista del figlio di Pino Romualdi, Adriano. L’altro è invece il più rivoluzionario nazimaoismo di Freda, il quale proponeva l’alleanza con i comunisti contro il mondo borghese, cosa inconcepibile per i missini. Si parla anche del golpe borghese del quale viene messa in discussione l’esistenza di un progetto con diverse testimonianze.
Importante è notare la contrapposizione tra la linea politica della gioventù fascista del Fuan di Cesare Mantovani, che nel ’68 cominciò a protestare contro il sistema insieme ai “compagni”, mentre la dirigenza missina si schierò a favore dello stato e dell’ordine vigente. Una spaccatura che poi farà la differenza poi, sotto la dirigenza di Almirante negli anni ‘70, che con la “linea del doppiopetto” fece prendere definitivamente al MSI quell’aspetto reazionario e filo-borghese in via definitiva, cosa che porterà nel movimento numerose persone non fasciste e che anticiperà la scissione del movimento che si ebbe a Fiuggi nel ’95. Non solo, con tale linea Almirante decise di tagliare i contatti con le realtà giovanili più rivoluzionarie, appunto per richiamare nel MSI chi fascista non era. E a livello di militanza su strada era impossibile non compiere azioni violente, soprattutto in un periodo in cui “uccidere un fascista non –era- reato”: i casi del rogo di Primavalle, la strage di Acca Larentia e l’uccisione di Sergio Ramelli, riportati fedelmente da Rao invitano a riflettere. L’autore prende infatti anche in esame la nascita del Fronte della Gioventù come movimento giovanile del MSI, dove diversi giovani trovarono un ambiente per militare, ma molti rimasero delusi da questa realtà per il moderatismo dei vertici. Infatti le due principali realtà militanti dell’epoca furono esterne al MSI: quella di San Babila a Milano è particolarmente importante, la quale da ottima realtà militante che fu, dopo l’abbandono da parte del MSI di Almirante divenne famosa per la violenza e per la strenua opposizione ai comunisti che in quella città arrivarono a compiere diversi atti di repressione contro i pochi fascisti presenti in zona; la seconda è quella di Terza Posizione, che si opponeva sia alla reazione borghese, sia al marxismo, portando avanti lo spirito rivoluzionario fascista vero e propria e la sua carica progressista sia sul punto di vista sociale che ideologico. La violenza del periodo, sia da parte dei rossi che da parte dello Stato, costrinse i militanti ad armarsi, fino ad arrivare alla nascita dei Nuclei Armati Rivoluzionari, cellule rivoluzionarie che prendevano lo Stato come bersaglio.
Degli anni ’80, dopo la fine di TP e dei NAR, l’autore riporta principalmente la storia del MSI, delle prime intese con i socialisti di Craxi e dell’abbandono da parte di Almirante della segreteria. Si prospettava il duello tra Fini e Rauti, il primo deciso a portare avanti la linea almirantiana, il secondo a portare avanti iniziative più nazionalpopolari. Ma dopo che il primo fu eletto e di seguito tolto dai vertici, il secondo non riuscì a portare avanti quello che si era prefisso a causa della sua età. Così Fini ebbe la meglio una seconda volta, soprattutto dopo lo scandalo di Mani Pulite che vede il MSI uscirne fuori completamente pulito. Ma ormai i vertici non si riconoscevano più nel fascismo, troppi strappi col passato erano stati fatti. Così il partito fu portato a Fiuggi dove, la nascita di Alleanza Nazionale segnò lo strappo definitivo con il fascismo e l’inserimento nel centro-destra di Berlusconi. Fedeli al fascismo rimasero Rauti e Pisanò che fondarono l’attuale Movimento Sociale Fiamma Tricolore, e Fiore che tornato dall’esilio a Londra fondò Forza Nuova.
Ma l’autore mette in luce un nuovo aspetto del neofascismo dei giorni nostri, il neosquadrismo mediatico: si tratta di piccoli gruppi di neofascisti che si impegnano in grandi battaglie per il sociale, costruendo a loro volta una piccola società che si finanzia e cerca di comunicare con l’esterno attraverso gruppi musicali ed occupazione di edifici.

Così Rao ha preso in esame in quest’opera la realtà poliedrica del neofascismo italiano, cercando di riassumere tanti aspetti nella maniera più oggettiva anche facendo parlare i protagonisti delle varie vicende: fornendone una visione introspettiva aiuta meglio a comprendere vicende delle quali il giornalismo ha parlato in modo fazioso e superficiale. Per questo motivo è consigliabile leggerlo.

 

Davide Balestri

 
FAHRENHEIT 451
 
Fahrenheit 451
Autore: Ray Bradbury
Anno di pubblicazione: 1978
Editore: Oscar Mondadori
 

RECENSIONE

Questo romanzo fantascientifico è ambientato in una società futura in cui gli incendi vengono appiccati sui libri, perché considerati nemici di una società tecnocratica il cui scopo è “tutelare ogni minoranza” reprimendo ogni cosa che possa indurre la gente a migliorare il proprio status intellettuale e propugnare certe idee: infatti queste potrebbero portare tali “minoranze” ad aggredirsi tra di loro rendendosi quindi meno controllabili da parte del governo.
Ray Bradbury immagina così questa società, in cui l’uomo vive per nulla di più che essere bombardato da pubblicità e da una valanga di informazioni provenienti dalla TV: all’interno di essa ci viene presentato il personaggio Guy Montag, pompiere “incendiario”, che anziché spegnere gli incendi, li appicca, quindi un vero e proprio servo del sistema. Gli basta l’incontro con una strana ragazza, simbolo della sua coscienza, che di lì a poco comincia a farsi sentire, per cominciare a dubitare di sé, e del proprio modo di vivere. Si rese ben presto conto che non era felice, che non aveva mai capito chi fosse, che non poteva continuare a lasciarsi intontire ed omologare. Accanto a lui ci viene rappresentata la moglie Mildred, come la classica persona schiava di un modo di vivere comune a tutti, senza la volontà di farsi domande, che sentiva di poter esistere in pace nel proprio materialismo. Lo stesso anche molti altri in questa società “futura”, in cui per sentirsi vivi si ha bisogno di provare emozioni forti come sfrecciare in auto la notte oppure distruggere macchine in appositi luoghi, dove si potevano sfogare i propri istinti.
Montag si rese ben presto conto che nei libri poteva cercare risposte, in quanto essi rappresentavano persone, cioè coloro che li avevano scritti e il loro messaggio che hanno voluto lasciare al mondo. Proprio per questo cominciò a leggerli clandestinamente e quindi a conservarli. Significativo per lui è stato anche l’episodio di un’anziana signora che ha deciso di morire assieme ai propri libri, poiché per lei la cultura era fondamentale. L’autore ci presenta anche un altro personaggio che merita importanza, il professor Faber, uomo di cultura che si sarebbe voluto opporre al sistema, ma non lo ha fatto per paura personale. Lui è appunto il simbolo dell’uomo spaesato, che ha bisogno di essere incitato per spendersi per una causa. E Montag infatti dovette minacciarlo per convincerlo ad associarsi con lui per poter ristampare libri.
Questa scelta rivoluzionaria del protagonista non poteva passare inosservata. Il suo capitano, uomo di cultura, ma servo del sistema, cominciò a sospettare di lui: la moglie stessa aveva paura, così un giorno decise di denunciarlo. Montag, messo agli arresti riuscì a fuggire uccidendo il proprio capitano, ma divenuto una volta per tutte un nemico della società dovette fuggire nelle foreste dove trovò i nomadi, persone coltissime anch’esse costretta a fuggire. Tra queste vi era il professor Granger, che accoglierà Montag calorosamente e gli regalerà un insegnamento significativo: la società umana è come una Fenice, dopo un po’ di tempo si autodistrugge, per poi rinascere dalle proprie ceneri. Per questo loro, nel “nuovo Medioevo”, dovranno tornare, in quanto le persone avranno di nuovo bisogno di loro per capire chi sono e per essere guidati.
Nel frattempo era scoppiata una guerra e la popolazione rimase indifferente nelle proprie case: tutti seguivano in TV la “caccia all’uomo”, tutti non si aspettavano che la guerra potesse riguardarli da vicino, abituati a vedere la realtà solo filtrata attraverso uno schermo. Così la città fu ridotta ad un cumulo di macerie e di lamiere e lì la guerra finì all’istante. La società cittadina era distrutta. Il “nuovo Medioevo” cominciato. Motivo era per Montag e per i nomadi di tornare, per ricominciare il nuovo Medioevo.
Non si può affatto dire che i contenuti di questo libro non siano attualissimi. La nostra società “democratica e liberale” non ha fatto altro che insegnarci a perderci nell’universo materialista: basti pensare ai giovani, senza idee, il cui unico scopo è divertirsi mangiare è dormire. Necessario è prendere spunto e capire l’importanza della cultura: importante è avere propri pensieri e portarli avanti. L’insegnamento di Bradbury deve essere ascoltato.

Davide Balestri

 
IL SIGNORE DEGLI ANELLI
  Il Signore degli Anelli
Autore: John Ronald Reuel Tolkien
Anno di pubblicazione: 1955
Editore: Bompiani
 

Un anello per domarli
un anello per trovarli
un anello per ghermirli
e nel buio incatenarli

Il Signore degli Anelli è considerato uno dei migliori romanzi fantastici della letteratura mondiale. C'è chi dice che sia una fiaba, chi una leggenda, chi un poema epico, ma tutti concordano col dire che è una magnifica rappresentazione in chiave allegorica della realtà umana, e dell'eterna questione della lotta tra bene e male. Nel libro il confine tra le due "facce" del mondo (ma anche dell'animo umano) è marcato, quasi a sottolineare che non ci sono vie di mezzo, niente sfumature, poichè il potere dell'anello è troppo grande perchè l'uomo possa servirsene a fin di bene. L'anello, insomma, è il male, e il male è insidioso e tentatore. E così, un'alleanza di uomini, hobbit, nani, elfi e altre creature fantastiche si pone come obiettivo quello di distruggere questo anello, al fine evitare che la volontà di potenza dell'oscuro signore (Sauron), colui che ha plasmato l'anello e la cui vita è legata a questo, causi la distruzione totale della Terra di Mezzo. Al servizio di Sauron vi sono diaboliche creature magiche, potenti armate malvage composte da orchi, goblin, Troll e altre bestie immonde, maghi oscuri e spie, che faranno di tutto per distruggere la Terra di Mezzo e per recuperare l'unico anello. E sarà allora che i lettori assisteranno a epiche battaglie e gesta eroiche, manifestazioni di valore e coraggio degne dei migliori poemi epici mai scritti. Un libro avvincente, interessante ma soprattutto istruttivo, un'importante viaggio nei meandri più oscuri della mente umana e delle sue ambizioni (oggetto di questo viaggio sarà più di tutti proprio il protagonista, un giovane mezz'uomo di nome Frodo), una storia portatrice di valori sani quali la lealtà, l'onore, l'amicizia, il sacrificio ed il senso della patria. Il Signore degli Anelli è dunque un romanzo che va oltre l’aspetto fantastico, e che esprime concetti molto concreti a reali. Immancabile nella formazione di ogni ragazzo, è un classico che non smetterà mai di essere attuale, una sintesi di tutte quelle matrici etiche e morali che hanno contribuito in passato e contribuiscono adesso a far germogliare il sentimento di identità nazionale nei cuori e nelle menti di coloro che ancora, come noi de "L'Identitario", sognano una realtà migliore di quella attuale sempre più squallida, edonistica e decadente.

Claudio Ghinelli alias Junio

 

 

I LEONI MORTI

 
I Leoni Morti
Autore: Saint-Paulien
Anno di pubblicazione: 1958
Editore: Ritter

Recensione

I “leoni morti la battaglia di berlino” è un bellissimo libro scritto da Saint-Paulen ( che altri non è che lo pseudonimo di SICARD MAURICE-IVAN braccio destro di Jacque Doriot) ed edito dalla Ritter è un romanzo che narra delle eroiche gesta degli ultimi difensori di Berlino.
Il libro è un bel libro in quanto riesce a trasportare il lettore per le vie della Berlino distrutta dai bombardamenti alleati e di come un manipolo di soldati delle Waffen ss francesi della legione Charlemagne abbia strenuamente difeso la cancelleria del reich dall’attacco delle innumerevoli truppe russe.
Il libro è consigliabile a chi vuole comprendere meglio quale fosse lo spirito che animava i combattenti d’europa, e cosa porto alla loro morte.
In particolar modo il libro racconta di come Christian Gauvin riesca alla fine a sopravvivere in Italia grazie anche all’aiuto della gente dei paesi delle montagne trentine.
Qui mi fermo per non rovinare il libro a nessuno…compratelo e ne rimarrete soddisfatti…..
Buona lettura…

Giovanni Becciu Fiumicino

 

IO NON SCORDO
Io non scordo, Gabriele Marconi

Autore: Gabriele Marconi
Anno di pubblicazione : 1992 da Settimo sigillo. Ripubblicato nel 2004  da Fazi editore

RECENSIONE
Questo romanzo è stato un’opera che ha aperto la stada al racconto della militanza neofascista negli anni ’70. Infatti libri come “Cuori Neri”,  “La Fiamma e la Celtica”,  o “Noi Terza Posizione”, senza il successo di questo libro non sarebbero probabilmente mai stati pubblicati. Il romanzo Marconi vede nel ruolo di protagonista un suo alter-ego ex latitante dell’estrema Destra romana, il quale ritorna in patria dopo molti anni di  soggiorno forzato in Inghilterra e scopre nei sotterranei della metropolitana di Roma, dopo un rocambolesco inseguimento con dei poliziotti, una stanza contenente un misterioso archivio dove sembra che siano custoditi tutti i segreti sulle stragi e sui misfatti degli anni ’70-’80. Uscito (sempre rocambolescamente) dalla stanza, il protagonista decide di mettersi in contatto con i suoi vecchi camerati per cercare insieme a loro ,all’interno dell’archivio, il faldone sulla strage di Bologna. Dai vari incontri con i suoi vecchi camerati e con lo svilupparsi della trama, emergono i bellissimi flashback che ricordano vari episodi della militanza dell’autore in Terza Posizione e che ricostruiscono  tappe fondamentali nella vita di Tp come la militanza nelle scuole, gli scontri di Villa Torlonia, o le conseguenze che ebbe la strage di Bologna sul movimento ecc…I flasback quindi ci forniscono un quadro chiaro e preciso di cosa volesse dire militare nell’estrama Destra o in un movimento come Terza Posizione negli anni ’70.


Camerata Cris

 

SERGIO RAMELLI
Sergio Ramelli

Autori:G. Giraudo - A. Arbizzoni - G. Buttini - F. Grillo - P. Severgni
Casa editrice: Sperling e Kupfer Editori

 

Un libro che inizialmente trovò successo solamente negli ambienti culturali della destra radicale è divenuto un’esemplare ricostruzione di una storia che fa venire i brividi ma che allora venne confinata a trafiletti di fondo pagina della cronaca locale, in un periodo dove le sprangate e gli scontri di piazza erano all’ordine del giorno. Atti giudiziari e stralci della stampa di allora parlano di un processo che si apre ben dieci anni dopo l’accaduto. Si tratta dell’assassinio di Sergio Ramelli, un ragazzo di 19 anni che conduceva la vita dei suoi coetanei: giocava a calcio, andava in motorino, aveva la ragazza. Mai immischiato in giri loschi come droga o malavita, si trattava di un ragazzo tranquillo che però aveva una “colpa”: essere fascista. Questo giovane dai capelli lunghi e dallo sguardo innocente diventava così nelle menti deviate dal fanatismo ideologico comunista un nemico da abbattere. Viene aggredito sotto casa sua da un branco e sprangato in testa: 47 giorni di coma e poi la morte. L’impunità e le protezioni di cui godeva l’estrema sinistra (braccio armato di chi temeva l’avanzata elettorale del MSI a discapito del PSI e degli altri partiti di centro-destra) fecero sì che gli assassini di Sergio (degli studenti di Medicina appartenenti ad organizzazioni come Avanguardia Operaia e Democrazia Proletaria) potessero nel frattempo conquistarsi rispettabilissime posizioni nella società: medici, impiegati e insegnanti in giacca e cravatta con una famiglia a carico. E’impressionante leggere nel libro (scorrevolissimo, di piacevole lettura) come all’accaduto (nel 1975) la stampa e la politica dietro apparenti condanne che negavano la matrice antifascista del gesto sminuissero l’accaduto cercando di fare passare il ragazzo per un picchiatore e un criminale, creando “un mostro”: mai niente di più falso, l’estraneità di Ramelli dai fatti attribuitigli emerse nel corso del processo. Nei tribunali gli avvocati difensori di coloro che uccisero Sergio  affermavano che l’atto di sprangare il ragazzo non ne avrebbe necessariamente comportato l’uccisione; coloro che affermavano ciò erano niente meno che gli avvocati e oggi “onorevoli” Gaetano Pecorella (oggi in Forza Italia) e Giuliano Piasapia (di Rifondazione Comunista), e ciò la dice tutta sulle persone che oggi siedono in Parlamento a rappresentarci. Uno dei tre condannati che colpì materialmente Sergio fu Giuseppe Ferrari Bravo, oggi esponente di Rifondazione Comunista. Ma arriviamo al “movente del delitto” (sì, perché questo libro può davvero essere definito un giallo storico). Il ragazzo venne ucciso da persone che lo hanno visto solo in foto che hanno ricevuto dai vertici delle organizzazioni di sinistra (Avanguardia Operaia era allora radicata nelle università di Milano). Vengono informati sui suoi orari, su dove parcheggia il motorino, sulle sue frequentazioni.
E quel 29 Aprile del 1975 lo sprangano a morte sotto casa sua, senza nemmeno sapere che voce aveva, solo una foto e qualche informazione utile per arrivare a compiere lo scempio; la stessa tecnica che usano i serial killer, gli assassini a pagamento. Una storia bruttissima, ancora più brutta se si pensa a tutto il clima di indifferenza e di odio che si protrasse dopo l’assassinio di Sergio: fu vietato il corteo funebre dalla Questura, i ragazzi e i Camerati non poterono salutarlo con il saluto Romano e con il “Presente!” perché minacciati di cariche della Polizia, i manifesti con l’immagine di Sergio vennero strappati e imbrattati (se non addirittura ci venne sputato sopra), scritte come “10 100 1000 Ramelli”, telefonate notturne alla madre piene di insulti e minacce alla famiglia e al fratello.

Leggetelo questo libro, e capirete il sottotitolo: una storia che fa ancora paura.

Camerata Valerio

 

E LUI AMMAZZA I POLIZIOTTI
Jake Arnott

Autore: Jake Arnott
Casa editrice: Il Saggiatore

“Harry Roberts – He’s our man; he shoots policemen, bang, bang, bang.” Questo coro cantato dalle tifoserie inglesi è dedicato a tale Harry Roberts, che è passato alla storia per aver ammazzato, insieme a due altri avanzi di galera, tre poliziotti della Metropolitan Police di Londra in quello che è entrato negli annali della criminalità come “Il massacro di Braybrook Street”.
Le cose andarano in questo modo: Roberts (criminale incallito specializzato in rapine violente, nonchè ex soldato in Malesia) stazionava a bordo di un furgone nella zona di Wormwood Scrubs, nella parte ovest di Londra, in cerca di un’auto da rubare per commettere una rapina, insieme ai suoi due compari Witney e Duddy. Peccato che nelle vicinanze ci fosse pure un carcere dal quale erano state tentate diverse evasioni di detenuti aiutati da complici a bordo di furgoni. La cosa insospettì i tre poliziotti che erano lì di pattuglia, i quali decisero di vederci chiaro. Notarono subito che, ovviamente, il furgone era privo di assicurazione, perciò chiesero la patente a Witney (ben noto criminale) che era seduto al posto di guida; guarda un po’, la sua patente era scaduta poche ore prima, quindi gli sbirri decisero di annotarsi i suoi dati. A questo punto Roberts decise di essersi stancato di tutta questa lunga burocrazia: estrasse una pistola Luger e sparò al primo poliziotto direttamente nell’occhio sinistro, ammazzandolo all’istante; poi, scese dall’auto ed inseguì il secondo tutore della legge sparandogli in testa, mentre Duddy raggiungeva il terzo sbirro che era rimasto nell'auto e lo freddava attraverso il finestrino. In Inghilterra l’uccisione di un poliziotto è cosa assai rara, quindi il fatto fece enorme scalpore e, quando i tre vennero catturati, l’opinione pubblica chiese persino il ripristino della pena di morte. Tutti e tre vennero naturalmente condannati all’ergastolo. Duddy morì in prigione nel 1981. Witney venne rilasciato nel 1991, ma successivamente venne ammazzato. Il buon Roberts, invece, se ne sta ancora in gabbia. Dal 1966 ha cercato di evadere 22 volte. Nel 1999 venne trasferito in una prigione aperta dove era possibile compiere dei lavori. Ovviamente, quando si trattava di ritornare in prigione la sera spesso non tornava e se ne andava a Londra dove veniva beccato in compagnia di noti criminali. Nel 2001 venne rimandato in una prigione chiusa perchè si era dato allo spaccio di droga ed al contrabbando in carcere. Per il suo sessantacinquesimo compleanno ha avuto il permesso di tornare a casa per cinque giorni che ha passato in un pub di Sheffield in compagnia di nientemeno che Kate Kray, la vedova di Ronnie Kray dei Kray Twins!

Questa e tante altre vicende fanno parte del romanzo di Jake Arnott intitolato “E lui ammazza i poliziotti”, che ci offre un affresco della delinquenza londinese, di quella società in disfacimento, in cui la corruzione delle forze dell’ordine è solo l’altra faccia della violenza dei criminali, di quella Londra che si prepara alla finale dei mondiali di calcio: tifosi attendono la partita, protettori e balordi assortiti non vedono l’ora di arricchirsi a spese dei turisti accorsi in città per l’occasione e le forze dell’ordine cercano di tenere la situazione sotto controllo con un giro di vite contro la criminalità. Sarà in questa Gran Bretagna in guerra con se stessa, dove il nome dell’ammazzapoliziotti viene scandito nei cori degli hooligans, che ci sarà la drammatica resa dei conti.

NCF Brescia

 

OCCIDENTE

Occidente, Mario Farneti

Autore: Mario Farneti
Casa editrice: TEA

RECENSIONE

Gli eroi di Occidente sono eroi positivi.

Non sono fanatici, ma coraggiosi.
Non sono arroganti, ma risoluti.
Non sono prepotenti, ma credono nella giustizia.
Non sono avventati nelle loro decisioni, ma prudenti.
Amano la Patria, perché amano le loro famiglie, i figli, i fratelli.
Se dimostrano spavalderia è perché sanno di essere nel giusto e perché conoscono il mestiere delle armi.
Non uccidono mai gratuitamente.
Se sbagliano è sempre per troppo amore per la Patria e per i loro ideali.
Piangono come tutti gli uomini coraggiosi.
Pur sottostando alla disciplina più ferrea, sono uomini liberi nello spirito.
Temono la morte come tutti gli uomini, ma sono pronti a sfidarla in ogni momento.
Non cedono mai all’ira o alla disperazione, perché nulla è più forte di loro.
Non si arrendono mai.
 

Cosa sarebbe accaduto se l'Italia di Mussolini non fosse entrata in guerra a fianco della Germania Nazista? A questa domanda cerca di rispondere Mario Farneti con “Occidente”, un romanzo di ucronia che ci trasporta in un verosimile universo alternativo nel quale l'Italia ricopre il ruolo di superpotenza al pari degli Stati Uniti.

Nel mondo di “Occidente” il Duce sceglie a malincuore la neutralità. Nel '45, a solo un anno dalla sconfitta della Germania, i russi attraversano l'Oder, dichiarando guerra alle potenze occidentali. Solo l'Italia non ha subito il logoramento della seconda guerra mondiale, così il suo intervento sarà decisivo nello sconfiggere l'URSS.

Nel 1972 l'Italia è un potente impero che estende i suoi domini dalle steppe russe ai deserti somali. Il fascismo appoggia l'America nella crociata anticomunista in Vietnam, dove il capomanipolo Romano Tebaldi combatte col corpo volontario di spedizione “28 Ottobre”. Tebaldi, figlio di un eroe della terza guerra mondiale, la cui morte resta avvolta nel mistero, si confronterà con i vietcong in una guerriglia non convenzionale, disprezzando le vili imboscate dei comunisti, quanto le sbrigative e crudeli piogge di napalm americano. Al suo fianco gli irriducibili camerati e l'amata Giulia, prima donna ad essere ammessa nell'esercito italiano. Ma lo scenario asiatico lascerà il posto ad una Roma tornata ad essere eterna, dove il quasi novantenne Benito Mussolini sta per celebrare il Cinquantenario dell'Era Fascista. Eppure dopo anni di potere incontrastato, una forza misteriosa minaccia il regime. Intrighi politici e richiami mitologici si intrecciano in una vasta sequela di eventi che vedono il re Carlo Alberto II complottare con poteri avversi al fascismo per impadronirsi di un misterioso dono che Pio XI ha fatto al Duce.

In quest'universo alternativo, il fascismo è sopravvissuto fino ai giorni nostri e mostra la sua forza al mondo intero. Sembra, tuttavia, strano che l'Italia fascista si sia alleata con gli USA, simbolo di una società votata al cieco guadagno e priva di tradizioni

Per noi italiani è stato traumatico, e lo è ancora, avere per alleati gli Americani... Altro mondo, altro modo di pensare... e quel che è peggio nessuna tradizione. Se per Mussolini fu una decisione sofferta quella di non scendere in campo a fianco di Hitler nella Seconda Guerra Mondiale, rimanendo neutrale, non lo fu mai quanto quella di allearsi con gli Americani nella Terza Guerra Mondiale.”

eppure rendendosi conto delle scarse possibilità di vittoria, Mussolini non venne in soccorso di Hitler, pretendendo in cambio dall'America armamenti potenti e aiuti per l'industria pesante. Il mondo americano che predilige la grossezza alla grandezza, non intacco le fiere tradizioni dell'Italia, che grazie al fascismo e alla sua politica, preservò una forte identità nazionale.

Guerra, azione, tradimenti e misteri compongono una trama affascinante, resa vivida e coinvolgente dall'abilità di Farneti.
Occidente è un mondo in cui personaggi reali ricoprono ruoli completamente diversi da quelli che conosciamo (Andreotti fa il cardinale...), ma soprattutto, un mondo in cui ogni italiano è fiero della propria Patria, dove il mondo intero invidia all'Italia le maggiori scoperte, le maggiori imprese (i fascisti sbarcano anche sulla luna!) e uno spirito capace di riesumare la maestosità dell'antico Impero di Roma.

Luca Pullara

 

UN GIORNO DELLA MIA VITA
Bobby Sands

Autore: Bobby Sands
Casa editrice: Feltrinelli

RECENSIONE

L’inferno del carcere e la tragedia dell’Irlanda in lotta. Sands ricostruisce la drammatica esperienza della detenzione nel carcere di Long Kesh, i suoi ultimi quattro anni e mezzo di vita nei blocchi H: il freddo, la fame, la tortura, l’umiliazione fisica e psicologica di un uomo che non accetta di perdere, insieme ai diritti politici, la dignità della condizione umana, grazie al suo spirito combattivo e alla sua forza mentale che, forse, hanno origine dal grande e onnipresente desiderio di libertà che lo accompagna in ogni singolo istante. “E verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna”. Sands cominciò lo sciopero della fame il 1° marzo 1981 e morì sessantasei giorni dopo. Scrisse le pagine di questo libro in una piccola cella puzzolente dai muri coperti di escrementi, usando pezzi di carta igienica e un refil di penna biro. I foglietti furono fatti uscire clandestinamente dal carcere per un certo periodo di tempo. Sia il testo che la scrittura sono stati riconosciuti come autentici dalla famiglia Sands e il contenuto confermato da altri prigionieri. Malgrado l’angoscia e la sofferenza, Sands disegna una mappa dei valori irrinunciabili, un codice morale che va oltre il mero esercizio del coraggio.
In Irlanda, nel corso dei secoli, abbiamo provato ogni formula: governo diretto, governo indiretto, genocidio, apartheid, parlamenti farsa, parlamenti veri, legge marziale, legge civile, colonizzazione, riforma della terra, divisione del paese. Niente di tutto ciò ha funzionato. L’unica soluzione che non abbiamo ancora provato è quella di un ritiro totale e incondizionato”. Così scrisse Paul Johnson, direttore di “Spectator”, uno dei più prestigiosi giornalisti inglesi e acceso sostenitore di Margaret Tatcher, agli inizi degli anni settanta, a dimostrare che in Gran Bretagna vi erano persone responsabili, consapevoli del fatto che il loro governo aveva il dovere di correggere le distorsioni della storia.

“Sento i chiurli volare sopra di noi.
Una cella solitaria, una lotta solitaria.
Ma, amico mio, questa strada è ben segnata
e chi, chiunque sia stato, l'ha percorsa per primo,
merita il saluto della nazione.
Io sono solo uno che l'ha seguito.
Oìche Mhaith” (Buona notte)

NCF-Brescia

 

LA CONQUISTA DI BERLINO
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Autore: Joseph Goebbels
Casa editrice: Ar

RECENSIONE
“La conquista di Berlino” è sicuramente un’opera di culto. Pubblicata per la prima volta nel 1978 essa è entrata di diritto tra i libri piu’ letti tra i ragazzi di estrema destra dell’epoca e ancora oggi continua ad affascinare un gran numero di giovani che si avvicinano all’area. Scritto dal futuro Ministro della propaganda del Terzo Reich Joseph Goebbels, il libro narra l’ascesa del movimento nazionalsocialista a Berlino nel biennio 1926-1928. Nel 1926, infatti, Adolf Hitler inviò nella capitale tedesca l’allora ventinovenne Goebbels per una delicata missione: riorganizzare il partito (che a Berlino era corroso dalle liti fra le varie correnti) e passare alla conquista delle masse berlinesi che in quel periodo erano fortemente attratte dal marxismo. Arrivato in città Goebbels operò una graduale espulsione degli elementi che potevano nuocere all’unita del partito, formando intorno alla sua figura un primo nucleo di camerati fedelissimi. Successivamente egli riusci’a migliorare le finanze del partito tramite un robusto autofinanziamento che comportò agli iscritti enormi sacrifici, sforzi ripagati con l’apertura di una nuova sede per il movimento e con l’assunzione di nuovo personale amministrativo, il quale sarà importante per una gestione piu’ ordinata del partito. Effettuata la riorganizzazione del movimento il futuro Ministro della Propaganda guidò il Partito alla conquista delle masse. Furono organizzate riunioni, manifestazioni, dibattiti aperti al pubblico, nei quartieri piu’ “rossi “della Capitale. In queste occasioni si distinsero le S.A. (gruppo paramilitare del movimento) che fronteggiarono gli assalti comunisti durante le attività del partito, permettendo allo stesso di poter penetrare nei quartieri popolari e operai e quindi di aumentare gli aderenti e gli iscritti. L’ascesa del movimento spaventò i partiti borghesi (in primis i socialdemocratici e i liberali) i quali attraverso una massiccia campagna di stampa  fecero in modo di far mettere fuori legge il partito nazionalsocialista con la scusa che le sue manifestazioni turbavano l’ordine pubblico. In effetti le manifestazioni del partito molte volte (come già scritto) erano teatro di sconti tra S.A. e comunisti, ma come affermò Goebbels: “E’ vero che le nostre manifestazioni sfociano in scontri, ma la miccia è sempre accesa dalla teppaglia rossa con le sue provocazioni. Dovrebbero subire anche loro un trattamento simile al nostro, ma si sa, essi sono protetti dai socialdemocratici”. A Goebbels fu persino impedito di parlare nella capitale del Reich. Il dottore però non si perse d’animo ed insieme ai camerati rimasti fedeli nonostante lo scioglimento, egli fondò un settimanale “Der Angriff” (L’assalto) che dopo una partenza in sordina diventò un ottimo strumento di propagazione dell’ideologia nazista. In piu’ furono organizzati comizi e manifestazioni nella cintura di paesi e quartieri appena fuori dalla capitale, in modo da preparare il partito alla riconquista di Berlino  non appena ci fosse stata la revoca dello scioglimento, revoca che infatti arrivò alla fine del 1927 dopo che la questura di Berlino si accorse che era del tutto inutile e pericoloso opprimere un movimento in forte crescita in tutta la nazione. Dopo la revoca sappiamo tutti come andarono le cose, il partito divenne la forza politica piu’ grande di Berlino e soprattutto dopo la crisi del 1929, le masse operaie (una volta attratte dal marxismo) passarono in maggioranza con la Nsdap. In definitiva “La conquista di Berlino” è un libro molto utile soprattutto per chi milita in piccole formazioni politiche. Esso può essere considerato un manuale per la militanza, soprattutto insegna come deve essere organizzato un partito con pochi mezzi e come devono essere organizzate le sue attività sul territorio.

Camerata Cris

RUTILIO SERMONTI: UNA VITA DI PENSIERO E MILITANZA
Rutilio Sermonti: una vita di pensiero e militanza

Autore : Gianfranco Della Rossa - Rutilio Sermonti
Editore : Diana Edizioni
Anno : 2007

Fresco di stampa, per i tipi della giovane casa editrice napoletana “Diana”, Rutilio Sermonti- Una vita di pensiero e militanza , è senza dubbio la novità editoriale più interessante di questo autunno.

Una lunga intervista, o meglio un vero e proprio dialogo, quello che si sviluppa in tutta l’opera, tra Rutilio Sermonti ed il giovane Gianfranco Della Rossa.
Avvocato, zoologo,pittore, scultore, autore di una ventina di libri tutti di successo, Rutilio Sermonti, nome di certo non sconosciuto al grande pubblico, è stato tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano prima, di Ordine Nuovo e del Fronte Verde poi.
E’ tra le personalità di primo piano di tutta quella area anticonformista che all’indomani della seconda guerra mondiale si oppose, con forza e rigore ideologico, sia al marxismo sovietico che al capitalismo statunitense.

In questo dialogo Gianfranco Della Rossa, giovane ed attivo intellettuale napoletano, già responsabile del centro studi Nostra Romanitas, e animatore di diverse iniziative culturali a livello nazionale, spazia a tutto tondo su temi importanti che vanno dalla filosofia alla storia, dalla biologia alla politica, in un crescendo vertiginoso di intensità culturale.

Ne esce un libro importante, in cui Sermonti chiarisce a pieno quella che è la sua concezione del mondo e della vita; la sua idea dell’uomo, della storia, del sacro e della politica.
Il libro assurge a picchi notevoli di elettricità quando si palesano le divergenze di opinioni tra i due autori, e questo avviene praticamente ogni qual volta si affrontano gli scottanti problemi dell’attualità politica.

Una vita di pensiero e militanza è un libro notevole per mole e spessore intellettuale, che ciononostante si presta ad essere letto tutto d’un fiato. Della Rossa conduce il dialogo con curiosità e dinamismo, in un ritmo che si fa sempre più incalzante.
Ritmo che diventa addirittura emozionante quando Sermonti rievoca le sue personali esperienze di guerra e di militanza politica o quando ricorda i nomi di quanti, nel bene e nel male lo hanno accompagnato nel suo splendido percorso di vita.

Un libro che si presta anche ad essere letto come un vero e proprio manuale politico-culturale per quanti, soprattutto giovani, si situano sulla stessa linea ideale degli autori.

Una prestigiosa prefazione arricchisce ancora di più questo volume.
La firma è del famoso scienziato di fama internazionale Giuseppe Sermonti, uno dei capi-scuola dell'antidarvinismo mondiale, che ci fornisce , riguardo alla personalità del fratello maggiore, una toccante versione, dettata dall'intima conoscenza familiare e dalle battaglie culturali condotte insieme.

Una vita di pensiero e militanza è un dialogo da leggere e rileggere, una importante testimonianza culturale in una epoca di mediocrità e confusione generalizzata.



Rutilio Sermonti.Una vita di pensiero e militanza.
A cura di Gianfranco Della Rossa.
Edizioni Diana. Pag. 270, Euro 15
contattatti: dianaedizioni@email.it

 

BOLOGNA 2 AGOSTO 1980: UNA STRAGE ALL'ITALIANA
2 agosto 1980

Autore: Valerio Cutonilli
Casa editrice: Trecento

Un'opera decisamente di alto livello. Valerio Cutonilli, avvocato e portavoce del Comitato l'Ora della Verità scandaglia tutte le trame dell'obbrobrio di Bologna che è costato a Luigi Ciavardini una condanna assurda a trent'anni.
Con obiettività, apertura di spirito, senza cadere nella tentazione di voler provare a tutti i costi un teorema preconfezionato, l'autore ripercorre tutte le piste ordite per incastrare i neri, tutti gli indizi scartati per non percorrere altre strade, tutte le testimonianze autorevoli.
Colloca la strage di Bologna nel contesto della sequenza dei massacri e della strategia della tensione che – afferma– non aveva affatto lo scopo d'impedire l'ingresso dei comunisti al governo e, anzi, non disdegnava di cooptarli nella gestione dell'impresa Italia.
Confuta la tesi della complicità tra americani e neofascisti: perché mai il partigiano bianco Taviani, capo italiano della Gladio, avrebbe messo fuori legge Ordine Nuovo se questa complicità fosse esistita così come la propaganda dozzinale ce la presenta?

Ricorda invece la kibbuz-connection che si staglia nell'unica strage di cui si abbia il colpevole realmente colto sul fatto (l'anarchico Bertoli per l'attentato alla Questura di Milano nel 1973) e il ruolo ricoperto a sinistra dal cosiddetto Superclan che fu legato alla scuola parigina
Hypérion.
Inserisce quindi, come già aveva fatto prima di lui lo stesso Aldo Moro, la strategia della tensione in un'ottica di sporca guerra internazionale volta a stroncare l'autonomia italiana nel Mediterraneo e la persecuzione di una politica estera anticipata da Crispi e organicamente formalizzata da Mussolini.
Nota quindi che la linea continuativa di Mattei, Moro e Craxi (tutti finiti male) fu l'oggetto di ire e di piani omicidi da parte di partners o alleati potenti, a loro volta in competizione tra loro, tra i quali spiccano Inghilterra, Israele e Libia. E ci ricorda come a quella linea fu fedele
il Msi di Arturo Michelini prima che la fierezza nazionale venisse abbandonata in un'ottica di subordinazione supina ai tempi di Giorgio Almirante.

Tutto questo lo fa con sobrietà e ponendo interrogativi anziché sciorinare slogan. Si muove esclusivamente alla ricerca della verità e mantenendo quella dignità che altri, dai tempi di avvio della battaglia, non hanno invece mostrato, troppo solertemente occupati a scegliere e
utilizzare argomenti del dossier Mitrokhin che piacessero ai potenti facendo da disinvolto supporto a menzogne e mistificazioni di stampo neocon e di scuderia atlantista.
Avremmo preferito che non si cercasse di svendere la nostra comune memoria storica, etica e ideale per il profumo lontano di un piatto di lenticchie; ma questa è un'altra storia e già l'abbiamo raccontata.

Fortunatamente Valerio Cutonilli, dopo aver contribuito seriamente insieme a Luigi affinché la sua causa non fosse strumentalizzata per arrampicamenti imbarazzanti, chiude di fatto la diatriba lasciando a futura memoria del Comitato uno sforzo virile, obiettivo e scientifico della ricerca della verità in quanto tale liberandolo così da ogni subdola e mediocre manipolazione.
Grazie Valerio!

Gabriele Adinolfi
ORIENTAMENTI
Orientamenti, Evola

Autore: Julius Evola
Casa editrice: Ar
Data di pubblicazione: 1950

Dopo che il fascismo e il nazionalsocialismo caddero, lasciando l’Europa nelle mani di capitalisti e progressisti marxisti fu Julius Evola a motivare i “neofascisti”, grazie ai suoi scritti pubblicati dalla rivista “Imperium”.  Orientamenti fu per così dire il “testo sacro” che animò le avanguardie neofasciste degli anni ’50-’60. Ordine Nuovo era apertamente ispirata infatti agli scritti del barone.
Ma venendo alla sua opera, cosa più importante, possiamo notare come inizia, dando un’ubicazione storica al periodo in cui essa fu pubblicata, definendolo la “fine di un ciclo”, in cui la civiltà europea ha raggiunto il suo apice di decadenza, con la diffusione in massa della democrazia o del progressismo marxista, contrapposti invece al concetto di Imperium, per il quale Gerarchia ed Autorità erano le parole d’ordine. E non solo: la vita degli uomini di queste società europee decadenti era segnata dal più cupo materialismo, fomentato sia dal comunismo che dal capitalismo, poiché entrambi questi regimi antepongono l’aspetto economico, detto da lui “demonìa dell’economia” alla politica, alla vita spirituale ed eroica. Da un lato l’allucinazione della “prosperity” degli USA, dall’altro l’appianamento dell’essere umano ad un semplice ingranaggio di una macchina economica di Stato. Pertanto Evola nega una volta per tutte la contrapposizione tra i due sistemi, poiché facce della stessa medaglia: “la grande illusione dei nostri giorni è che democrazia e liberalismo siano l'antitesi del comunismo ed abbiano il potere di argi­nare la marea delle forze dal basso, di quel che nel gergo dei sindacati si chiama il mo­vimento «progressista». Illusione: come chi dicesse che il crepuscolo sia l'antitesi della notte, che il grado incipiente di un male sia l'antitesi della forma acuta ed en­demica di esso, che un veleno diluito sia l'antidoto dello stesso veleno allo stato pu­ro e concentrato.”
Interessante notare anche le distanze che Evola prende dal nazionalismo considerando come l’Idea e lo Stato siano più importanti del concetto stesso di patria e pertanto essi vanno anteposti a questa, la quale trova il suo completamento con la loro affermazione. Dunque il patriottismo in sè diventa uno spauracchio giacobino ed un inutile sentimentalismo: “All'unità collettivistica della nazione - des enfants de la patrie - quale sempre più ha predo­minato dalla rivoluzione giacobina in poi, noi in ogni caso opponiamo qualcosa, come un Ordine, uomini fedeli a dei principi, te­stimoni di una superiore autorità e legitti­mità procedenti appunto dall'Idea.”
Altri aspetti che Evola prende in considerazione nei suoi 11 punti sono altri “focolai d’infezione”, quali il darwinismo, l’esistenzialismo e la psicanalisi mentre è altresì importante ricordare la sua considerazione finale sullo Stato laico e stato clericale, criticandoli entrambi e prendendone le distanze.
Occorre che vi sia una categoria di persone che possa far proprio lo spirito legionario, dedito alla vita spirituale, all’eroismo, alla dignità e alla virilità. Occorre che ci siano ancora “uomini in piedi tra le rovine” che possano costituire una “reazione” contro il “progresso” in corso. Uomini d’Ordine. Questo è il profondo contenuto dei suoi Orientamenti.

Davide Balestri

 

METAFISICA DELLA GUERRA
Metafisica della Guerra
Autore: Julius Evola
Casa editrice: Ar

Questo libro costituisce una raccolta di articoli e scritti pubblicati dal 1935 al 1950 da Julius Evola sulla tradizione guerriera dei popoli indoeuropei e non, dove la pratica guerriera era considerata come una via di ricongiunzione spirituale al divino. Il combattere portava gli antichi a condurre due tipi di guerre, una piccola, che è la guerra materiale e fisica, ed una grande, costituita da una lotta interiore e spirituale tra la volontà e gli istinti. L'esperienza eroica, ossia la capacità di annullamento dell'"io" in guerra, era dunque la pratica più sublime di raggiungimento del divino.

Combattere è come l'incarnazione di forze olimpiche contro quelle caotiche: Evola trae esempi dalla tradizione romana, come la celebrazione del trionfo e del generale vittorioso, che viene presentato come incarnazione della volontà di Giove, oppure la pratica della "devotio". Altri esempi li trae dalla concezione germanica, nella quale il guerriero trova combattendo il suo posto nel Valhalla, le cui schiere di eroi morti in battaglia dovranno fronteggiare in un futuro il "ragna rokkr", l'oscuramento del divino. Altri esempi derivano dal cristianesimo crociato e dall'Islam, riguardo ai quali Evola tratta della "piccola" e "grande guerra santa": la prima intesa come fisica e tangibile, la seconda come spirituale.

In ultimis Evola cita la Bhagavad Gita della tradizione indiana, in cui è presente il concetto della "grande guerra santa", come lotta interna al guerriero Arjuna, tra la viltà dell'eroe e un'entità divina, Krishna, la quale invita il guerriero a non farsi scrupolo di uccidere e di combattere, poiché le vite non saranno altro che tolte dalla forza divina di Krishna ed egli attraverso l'azione bellica non farà altro che ricongiungersi ad essa.

Tutto questo che appartiene alla Tradizione, viene opposto alla decadenza moderna, dove l'umanitarismo ed il pacifismo hanno svilito l'europeo e lo hanno bestializzato ed evirato.

Davide Balestri

IDEA DI STATO
Idea di Stato, Julius Evola
Autore: Julius Evola
Casa editrice: Ar

Una raccolta di articoli di Julius Evola, su una sua formulazione di scienza di Stato.

L'autore parte dall'illustrare la teoria della "regressione delle caste", che ha tolto allo Stato ogni componente razziale e spirituale in nome della "demonìa del denaro"(cfr. Orientamenti). Così ci è illustrata la concezione delle civiltà antiche dell'autorità, dove, nella romana, il rex era deus et pontifex, cioè divino e "costruttore di ponti" tra la società e gli Dei, fino alla deriva borghese e collettivistico-internazionalista del marxismo-leninismo.

Dunque, vi è la proposta di una nuova scienza di stato, che lasci completamente la concezione moderna, e si fondi completamente su una organica(da non confondere con collettiva), in quanto lo Stato vive in tutti i suoi membri, inscritti in una scala gerarchica.

La fondazione di esso deve essere dunque sui principi spirituali (Ordine, Fedeltà e Onore) e la sua gerarchia deve rispecchiarela subordinazione di quattro potenze:(dall'inferiore alla superiore), potenza della vitalità pura(mondo delle masse), potenza dell'economia organica generale(mondo dell'economia), potenza della volontà(mondo guerriero), potenza dello spirito(mondo spirituale).

La concezione dell'uomo è vista in ogni suo, aspetto: non c'è l'"homo iuridicus" del giusnaturalismo, o l'"homo oeconomicus" del marxismo e del capitalismo, ma un uomo integralmente religioso, che pone più in alto i principi superiori dello Spirito e dell'"essere persona". L'essere persona è per Evola il principio del nuovo stato, in quanto questa condizione è una potenzialità, ma non per questo l'uomo si attua dalla nascita come personalità.

L'essere persona per Evola indica una dualità interna: un "io" che può comandare ed un "io" che deve obbedire. Dunque una passionalità ed una legge interna che devono equilibrarsi. L'essere persona è affermare la propria dignità integrati in una comunità organica ed in una scala gerarchica, e l'esplicazione più alta di ciò si ha nel ridestare le proprie forze eroiche in una lotta superindividuale per un'ideale. Per questo gli antichi avevano una grande considerazione della propria personalità, dell'onore e della dignità.

Al testo vengono aggiunte considerazioni sul nazionalsocialismo e sul fascismo che tendono a conciliare entrambe le vedute di Stato: il primo come mezzo per l'affermazione della razza, il secondo come fine, come entità superindivuale. Essendoci tuttavia sia nello Stato nazionalsocialista sia in quello fascista, una mescolanza di popoli, la razza si esplica nell'èlite e nel Capo come volontà di potenza assoluta. Sono l'èlite ed il Capo che ridestano le forze animatrici della razza ario-nordica.

Davide Balestri

MILITIA
Militia, Degrelle, Milita Degrelle, Leon Degrelle,

Autore: Leon Degrelle
Casa editrice: Ar

L’opera di Degrelle resta in sé un testo fondamentale, una raccolta di pensieri di vari periodi della vita del generale. Alcuni raccolti nella fase più tarda della sua vita, altri durante la campagna in Russia, dove egli combatteva.
Sono appunti personali che parlano delle proprie idee, del proprio spirito, della decadenza del secolo, in cui l’europeo veniva corrotto dal materialismo e dall’egoismo: si tratta proprio  di quello contro cui Degrelle aveva combattuto, dapprima fondando il movimento rexista in Belgio, poi combattendo con le armate del Reich in Russia. “Avevo sognato un secolo di Cavalieri, forti e nobili”, così scrive nella prima parte, in cui tratta della propria delusione verso un secolo in cui gli uomini anziché divenire veri “dominatori di sé stessi”, hanno preferito lasciarsi abbagliare dal benessere e dai consumi per essere delle vere e proprie bestie umane dai “cuori vuoti”. Per questo Degrelle analizzerà ciò che per gli uomini è fonte di gioia o di angoscia. La gioia sta nel vivere e nel donare sé stessi, dunque amare, seguendo la propria Idea, sapersi accontentare senza lasciarsi turbare da ambizioni e vivere umilmente. La felicità può essere nel legame che c’è tra la carne e le cose, come ad esempio il vincolo sentimentale con la casa natale e i luoghi d’infanzia, come allo stesso modo può essere all’interno del proprio essere, nei propri momenti presi per fantasticare, nella “Beata Solitudo”, in cui si fa conto con il proprio Io interiore. Viceversa la sofferenza è data dalla cecità umana verso ciò che è importante, l’inseguire successo o accumulare i beni. Sono cose queste che corrompono l’animo e creano impurità nel cuore. A volte la sofferenza sta anche nell’aver “mal amato”, cioè avere “donato” in maniera non disinteressata, ma tanto di più per il bene che si vuole a sé stessi, cioè per il proprio egoismo. Ma le sofferenze in questo senso non fanno altro che rendere una persona molto più restia a donare. Degrelle paragona infatti i cuori a porcellane: una volta cadute queste possono essere aggiustate, ma in ogni caso le linee di rottura rimangono, e questo può creare future reticenze al donare.
Tuttavia capire ciò non è alla portata di tutti: c’è bisogno di qualcosa, un esperienza, o un esempio che aiuti l’uomo a comprendere il vero valore della vita. Quando sarà andato vicino alla morte lo spirito si innalza e si nobilita, solo così la volontà umana riuscirà a soggiogare la bestia. Per questo grande risalto è dato alla quinta parte del discorso degrelliano, quella sulla vita da soldati, nella quale il vivere nel fango e sempre vicini alla morte è rappresentato come massima forma di catarsi spirituale: non è tanto l’azione e il combattimento che temprano l’animo, ma si tratta della vita in prima linea, fatta di attese, stenti, tormenti, paure. E’ lì che i “milites” combattono con sé stessi, è lì che cercano di dominare la natura ferina dell’uomo. Dunque così si scopre che la vita è gioia in sé e che non si ha bisogno di seguire obiettivi materiali per essere felici, una volta che il proprio spirito ha dominato la bestia umana. La morte non fa più paura: essere uccisi non ha più importanza se si è vissuto in maniera onorevole e dignitosa. Ma non finisce qui. Una volta che l’uomo ha liberato sé stesso, non deve fermarsi ma deve bensì cercare di aiutare gli altri, per quanto ingrati possano essere, a raggiungere la “vetta”, insomma condurli alla beatitudine. Bisogna saper accettare le percosse di questi uomini fino a che il proprio spirito rimane una volta per tutte imperturbabile e senza debolezze. A questo punto gli ingrati, che magari si ha amato “senza riserve” e “senza reticenze”, avranno solo ammirazione e seguiranno quest’uomo fino in cima alla vetta. Qui sta il significato dell’ultima parte dell’opera, il “dono totale”.
Questo è il grande paragone tra la propria vita e la passione di Cristo che Degrelle traccia, una vita in funzione degli altri, una vita per la liberazione dell’Europeo.
Sognava veramente una Rivoluzione Spirituale, qualcosa che potesse riscattare l’uomo, ma alla fine della propria vita dovette fare i conti con la propria delusione di non essere riuscito ad avere condotto l’europeo verso una nuova libertà assieme alle Armate del Reich: la libertà dal materialismo.

Davide Balestri