Dall'introduzione
Da Adamo a Zumalacarregui ho provato a esprimere il mio
pensiero su personaggi storici e in qualche caso mitologici
che sono (stati) parte di un'Idea del Mondo o suoi acerrimi
nemici; ho tentato di rettificare luoghi comuni del tutto
infondati eppur radicati ostinatamente; ho cercato di far
conoscere a chi la ignori l'esistenza di molte figure
sottovalutate o dimenticate.
Ho spaziato: da Radetzky a Garibaldi, da Mameli a Francesco
Giuseppe, da Monsignor Tiso a Durruti, da Mitterrand a
Léon Degrelle, da Hélie de Saint-Marc a Saddam Hussein,
da Heydrich a Chandra Bose, da Socrate a San Bernardo, da
Nuvola Rossa a Stonewall Jackson, da Marinetti a de Benoist.
Ho parlato di movimenti artistici e di avanguardie politiche
e del pensiero; da Dalì agli impressionisti, dai futuristi
ai situazionisti.
Ho affrontato una serie di concetti: Reazione, Rivoluzione,
Controrivoluzione, Autonomia, Restaurazione, Satanismo,
Razzismo, Comunismo, Antisemitismo, Lotta di classe, e via
dicendo.
Ho parlato di Società, Nazione, Globalizzazione, Politica,
Partito, Movimento, Avanguardia; ho cercato di ripercorrere
la storia organizzativa di una determinata tipologia umana e
guerriera: Manipolo, Legione, Tercio, per poi produrre
ipotesi per il nostro futuro sia tramite analogie (Coorte,
Tortuga) sia in modo più diretto (Elezioni,
Mille-Trenta-Quarantamila-X)
Mi sono cimentato anche sui protagonisti e sugli agenti
principali della nostra epoca: Cina e Cia, Mossad e Nsa, Cfr
e Wto; ho parlato della corsa allo spazio, delle guerre
finanziarie, della Geopolitica, della Geostrategia, di
Putin, di Kissinger, di Brzezinski.
Ho scelto di intitolare Tortuga questa raccolta di pensieri
non conformi. Così si chiama l'isola dove si stabilì, si
rafforzò e a lungo si mantenne forte e indipendente una
genia di uomini avventurosi e liberi. Per tanto tempo
nessuna flotta, nessuna potenza, nessun conformismo ebbe
ragione di loro: i “fratelli della costa” erano gelosi
della loro indipendenza; anche quando ottennero da questo o
da quel potente le loro “patenti di corsa” non si
assoggettarono mai alla disciplina altrui rispettando invece
i codici del mare e dell'isola. Un'isola che – al
contrario di Utopia – c'era per davvero.
Ritengo che si debba prendere esempio dallo spirito e dal
comportamento di quella gente soprattutto oggi che gli
uomini liberi devono “passare al bosco” come suggerisce
Ernst Jünger. Chi, sia pure in senso figurato, passa al
bosco ma ritiene di fare scorribande in città, di non
nascondersi, di non scomparire, in fondo a modo suo è un
corsaro e come tale ha bisogno della confraternita,
dell'isola, del codice del mare. Gli è particolarmente
utile conoscere chiaramente il modo nel quale è opportuno
agire quando tocchi altri porti o tratti con le marine
nazionali senza rischiare con ciò, una volta abbassata la
guardia, di essere abbandonato a terra o arruolato a forza
in una ciurma di mediocri disperati.
Li ho definiti pensieri non conformi, non soltanto per
ribadire una linea politica e culturale che da tempo si
muove controcorrente ma perché c'è sempre più
conformismo in giro. Conformismo e banalizzazione sono le
parole d'ordine di un potere che scimmiotta ogni giorno di
più l'Ancien Régime pur apportandovi alcuni temi e
valori di origine deviata e corrodente. Il conformismo non è appannaggio della cultura ufficiale, dilaga anche nelle
aree “antagoniste” le cui parole d'ordine sono sempre
più ottuse, retrograde, moraliste, scialbe; il che si
ripercuote in comportamenti imbarazzanti.
Non conformi allora appariranno questi pensieri anche ai
più della destra radicale.
Ho aggiunto che sono di lotta e vittoria. L'ho fatto
appositamente, perché, insieme con l'imperante conformismo
assistiamo ad una decadenza spirituale davvero notevole. La
lotta non è più intesa come una prova e la vittoria nonè immaginata altrimenti che come un successo
quantificabile in soldoni, intesi nemmeno più tanto in
senso figurato. Ma la vera vittoria è su se stessi. Ho
voluto quindi rifarmi al lucido messaggio esistenziale con
il quale Julius Evola ci ricollega alla spiritualità
guerriera della Bhaghavad Gita e, di lì, alla più
profonda Romanitas. Non c'è altra radice, non esiste altro
spartiacque decisivo, non c'è altro punto fermo, con buona
pace di chiunque voglia ridurre una tensione spirituale e
olimpica alla difesa di questa o quella espressione minore.
Quello che è in atto oggi non è uno scontro tra modelli
politici, tra religioni, tra valori, tra modelli; assistiamo
invece al progressivo allargamento di un'infezione, al
progredire di un male che inaridisce, sclerotizza e infine
sbriciola. Un'infezione, un male che accomuna un po' tutti:
cristiani e musulmani, ebrei e atei, progressisti e
conservatori, sovversivi e tradizionalisti, estremisti e
moderati. Non sono le sfumature a fare le differenze di
fondo; lo è, soltanto, un'Idea del Mondo. Quell'Idea del
Mondo – o Weltanschauung come si era soliti chiamarla –
quell'Idea che consente sia di non morire che di risorgere,è al di sopra delle parti ed è in grado di rimescolarle
e di rigenerarle perché è precedente allo smembramento
in fazioni e, soprattutto, le trascende.
Ho voluto fare di queste mie riflessioni anche una raccolta
di spunti che aiutino – e sottolineo aiutino perché nonè un'opera esaustiva né enciclopedica – a ricomporre
il quadro di quell'Idea del Mondo che, nel cosiddetto“Secolo breve”, ha guadagnato a sé tutto il fior fiore
del pensiero, dell'arte, della filosofia, della scienza,
della giurisprudenza europea e non solo europea ma anche
asiatica e americana. Chi si sia avviato alla conoscenza
delle Rivoluzioni nazionali sulla base dei luoghi comuni e
dei dogmi riduttivi con i quali avversari dichiarati
(antifascisti) e insidiosi intrusi (integralisti,
fondamentalisti e codini) le minimizzano, è destinato a
restare rinchiuso in schemi angusti, artificiali e stolidi.
Chi voglia invece ricostruire, pezzo per pezzo, un mosaico
che farebbe invidia agli artisti bizantini deve liberare la
mente e ripartire da zero: con entusiasmo. E ritengo che gli
spunti qui contenuti non possano che essergli di sostegno.
Ho rimembrato ripetutamente un sentimento del mondo
trattando di alcuni movimenti del passato: On the Road,
Sixties, Sessantotto, Peronismo, Tercerismo.... A chi sia
stato indottrinato successivamente, sulla base del
semplicismo dualistico tipico delle ideologie (e non delle
idee) molte affermazioni in merito appariranno eretiche. Lo
sono; lo sono in quanto così aveva definito Mussolini il
fascismo nell'ottobre del 1919: “la chiesa di tutte le
eresie”.
Sono le eresie che scatenano i fuochi e scuotono il mondo.
Del resto Cristo fu eretico per i farisei che lo mandarono
sulla croce, Zarathustra dovette vincere una guerra per non
essere messo all'indice nel suo Iran, San Francesco sfiorò
la scomunica, Corridoni, Marinetti e Mussolini furono
eretici del socialismo ufficiale o della cultura ufficiale.
Nietzsche è eretico; e francamente mi sento d'affermare
che chi non sia l'eretico di qualcosa è di spirito davvero
povero.
La visione d'insieme recuperata raccogliendo i frantumi
dello specchio che altri vorrebbero infranto: ecco
precisamente lo scopo di questo scritto.
Gabriele Adinolfi