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POLITICA INTERNA

23/5/2008

SICUREZZA: SERVE REALISMO NON DEMAGOGIA

La tornata elettorale di aprile 2008 ha posto in cima alle necessità nazionali, quelle relative alla sicurezza e legalità , tematiche da sempre tenute in forte considerazione dalla Fiamma Tricolore, come da tutta l'area politica della destra nazionale.

Ora, probabilmente convinti dal "nuovo vento che soffia", quasi tutte le forze politiche sembrano concentrare le loro proposte in tal senso, sindaci di centro-sinista compresi, consci forse del fatto che continuando a snobbare tali problematiche, la loro popolarità a cui è legato il consenso dei cittadini, scemerà ulteriormente.

Anche Ravenna non sfugge a questo umore nazionale, ed ecco allora che sindaco ed una parte dei partiti che compongono la giunta, vestono i panni di improbabili "sceriffi" quando sino a poco tempo fà, amministravano in altro senso: non mancano naturalmente le proposte dell'opposizione, tese soprattutto a concertare le operazioni per il controllo del territorio, tra i vari corpi delle forze dell'ordine e la Polizia municipale.

Però, aldilà della pura demagogia, bisogna fare i conti con la realtà che non è delle migliori: a comiciare dalla condizione di disagio dei poliziotti, che a fronte di una crescente inflazione, si vedono ancora senza il rinnovo del contratto di lavoro necessario all'adeguamento del costo della vita.

Bisogna fare soprattutto i conti con gli organici ridotti, considerato che ai 107.000 poliziotti previsti, ne mancano ben 5700, a cui se ne aggiungeranno 1300 nel 2008, 1300 nel 2009 ed altrettanti 1300 nel 2010, tutti quanti per raggiunta età pensionabile: ci pare davvero poco e sbilanciata, l'assunzione di sole 1300 unità nei prossimi tre anni.

A questo si aggiungono i mezzi fatiscenti e pertanto inaffidabili in dotazione alle forze dell'ordine, la mancanza di risorse necessarie per gli addestramenti ed i corsi di formazione, per rinnovare le armi di ordinanza in dotazione ed addirittura per le munizioni, come mancano risorse per nuove divise!

Con queste premesse, bisogna essere intellettualmente onesti ed ammettere, che il livello di sicurezza che le forze di polizia e gli altri corpi tutori dell'ordine pubblico possono garantire ai cittadini, è notevolmente in ribasso.

Ci sono a nostro modo di vedere, due possibilità per reperire nuove risorse da investire urgentemente per la sicurezza, senza innalzare la pressione fiscale:

1) Tassare il 2% degli utili di BANCHE e ASSICURAZIONI, con un gettito per l'erario che

    sarebbe superiore a qualsiasi manovra finanziaria;

2) Iniziare il ritiro graduale e definitivo entro la fine del 2010 (in primis dall'Iraq), dei

    reparti militari italiani impegati nelle cosiddette "Missioni di pace" sparse nel

    mondo, così da veicolare tutti i futuri denari destinati a rifinanziare quelle missioni a

    favore del riammodernamento e dell'adeguamento delle forze dell'ordine.

 

Oltretutto crediamo che i cittadini italiani siano più consoni all'idea di sfruttare il nostro esercito per controllare il territorio nazionale, proposta avanzata dalla nostra federazione in tempi non sospetti ed oggi eventualità presa in considerazione dal neo ministro della Difesa La Russa, che per garantire la non-belligeranza in giro per il globo.

Comunque finchè queste proposte resteranno solo tali, saranno l'ennesima prova che i politici continueranno ad essere i "camerieri dei banchieri" nel primo caso e l'Italia un paese a sovranità limitata, nel secondo. 

 

PAOLO CASADIO, FIAMMA TRICOLORE-Ravenna.

 

19/4/2008

A ROMA LA PERFIDIA DIVENTA SOVRANA

Al Comune di Roma si va al ballottaggio. Corrono Gianni Alemanno (PdL) e Francesco Rutelli (PD). Ed io vi confesso il massimo disinteresse per l’esito. Anche perché da tempo vado scrivendo che "il PdL e il PD sono le due facce della stessa falsa moneta. E, se si fingono alternativi gli uni agli altri, è solo per coglioneggiare il popolo bue".

Ovviamente ci sono gli "interessi di bottega". E, in fatto di bottega, gli ebrei romani hanno molteplici interessi. E non mancano di farli valere. Ricorrendo perfino alla solita speculazione dei lutti subiti nella 2a Guerra Mondiale. Ma su questo, su questo eterno ricorso alla speculazione dei morti per dare da campare ai vivi, scriverò più sotto. Qui mi preme fare valere la bagarre sollevatasi, nella comunità ebraica romana, all’ipotesi di un "apparentamento" tra Alemanno (PdL) e Storace (Destra). Con gli ebrei Riccardo Pacifici e Fiamma Nierenstein a sostenere tesi antitetiche. E questo suscita qualche perplessità: forse che i due non sono soliti vedersi e frequentarsi in sinagoga? Sono portatori di diversi interessi, titolari di contrapposte "botteghe"? Mah!

Suscita, in ogni caso meraviglia, meraviglia e sconcerto, che gli ebrei romani facciano tutte queste differenze tra Alemanno e Storace. Come se i due, politicamente parlando, non avessero vissuto una vita assieme da "gemelli siamesi". Certo: si può discutere se Alemanno e Storace sono "fascisti", "postfascisti", "afascisti" oppure "antifascisti". Io penso che siano dei "marinai furbastri" che alzano le vele a seconda di come spira il vento. Ma darsi a sostenere che, tra i due, ci siano delle differenze culturali e politiche è una operazione di bassa impostura. E bisogna essere degli squallidi imbroglioni per trovarci delle differenze tali per cui Alemanno può entrare nel giardino di Jahvé, mentre Storace ne verrebbe escluso.

***

Sia chiaro, è la solita ipocrita e laida impostura. Perché il "FASCISMO" può piacere oppure non piacere. Ma addebitare al Fascismo e ai Fascisti il "genocidio" è operazione di "bassa cucina politica". Basti dire che il primo rastrellamento di Ebrei avvenne a Roma il 16 ottobre 1943. Il "Regime Fascista" crollò il 25 luglio 1943, con la votazione del Gran Consiglio e l’arresto di Mussolini. Lo "Stato italiano" collassò l’8 settembre 1943, con la fuga del Re e del Governo Badoglio. Fino al 16 ottobre 1943, vigenti il Regime Fascista e lo Stato italiano, neppure un Ebreo fu consegnato ai Tedeschi. Sia in Italia sia nei territori sotto potestà militare italiana.

E, se le cose stanno così (e stanno così) di quali "responsabilità fasciste nel genocidio" vanno cianciando questi impostori? Ammesso che il "genocidio" sia un fatto vero e reale. E non sia la solita sordida impostura. Perché, in nome del genocidio, gli Ebrei hanno succhiato montagne di soldi ai Tedeschi e agli Europei.

Io penso che sia venuto il momento che la smettano con le loro lagne. Anche perché io sono nato nel 1938. E non ho responsabilità alcuna né "nelle leggi razziali" né in quel "genocidio", sia esso storia o volgarissima leggenda. E rivendico il diritto di essere "fascista" oppure "antifascista" così come mi comanda il cazzo. Senza ebrei che mi piangano addosso. Se proprio vogliono piangere, vadano nei cimiteri. Ma la smettano di ammorbare la vita politica italiana coi loro piagnistei. Nella 2a Guerra Mondiale sono morti 66 milioni di uomini. E non tutti erano ebrei. O no????

Antonino Amato

 

29/3/2008

NIENTE GUERRA MA SOLO AFFARI!

Lonigo, 29 marzo 2008

L’ipocrisia della sinistra non ha limiti!

Come nel corso dell’invasione all’Iraq, mentre i vertici dei Ds sollecitavano la base a non promuovere iniziative a favore della resistenza irachena perché nel frattempo le coop edilizie rosse pianificavano la loro partecipazione alla ricostruzione dell’Iraq in quanto più il paese ne usciva distrutto maggiori erano le opere da eseguire; oggi, dopo cortei, presidi e proteste da parte dei ‘si global’, compagnucoli e (dis)obbedienti vari che si stracciavano le vesti inveendo contro l’imperialismo guerrafondaio a stelle e strisce, i collettori finanziari di Prodi, Veltroni, D’Alema, Fassino, Bersani e compagnia si aggiudicano l’appalto  per la ricostruzione della tanto contestata base Usa di Vicenza.

Sarebbe interessante sapere quale criteri hanno permesso l’aggiudicazione dei lavori per il Dal Molin assegnati alla Cmc di Ravenna e alla Ccc di Bologna che, senza batter ciglio, hanno messo in fila i vertici dei Ds-Pd pronti, come sempre, a smussare le discrepanze tra ideologia ed interessi.

Alla luce di questa decisione, che ha quanto meno penalizzato le imprese vicentine, ci batteremo a far emergere la verità su tutta la vicenda, fino a condurre nelle opportune sedi di giustizia, pur popolate da una buona fetta di magistratura ampiamente politicizzata, quanto necessario per verificare in modo obiettivo la condotta gestionale delle cooperative ed accertarne le responsabilità dei suoi vertici e le eventuali collusioni politico – amministrative.

Piero Puschiavo

Coordinatore Regionale del Veneto

Fiamma Tricolore

Candidato alla Camera dei Deputati nella Circoscrizione Veneto 1

e Candiato Consigliere al Comune di Vicenza

per La Destra – Fiamma Tricolore

 

14/3/2008

SE IL RIDICOLO UCCIDESSE...

Fa parte del senso comune che qualsiasi vicenda umana presenti aspetti problematici di "bene" e di "male". E, pertanto, compito degli uomini, intesi come "esseri intelligenti", sarebbe separare il "buono" dal "cattivo". Tutto questo, ovviamente, ha una sua logica nel mondo degli "umani". Perde di consistenza se si ci si imbatte nel "mondo delle scimmie" più o meno ammaestrate.

Prendete l’Italia, "liberata" dagli USA e "restituita alla democrazia" . Il "liberatore", a scanso di equivoci, dettò nel Trattato di Pace che ogni "liberatore" che si rispetti impone ai "liberati": "è proibito il fascismo". E i "nostri", grati per le libertà conquistate, riportarono la proibizione nella Costituzione. Ma, siccome si vergognavano un poco di riportare nella "magna carta" la proibizione del Trattato di Pace, inserirono la proibizione tra le "norme transitorie". Volendo significare: durerà solo alcuni decenni, poi scomparirà.

Dal 1 Gennaio 1948, data di promulgazione della Costituzione, sono passati 60 anni. E logica vorrebbe che la polemica "fascismo"/"antifascismo" avesse perduto di mordente. Anche perché siamo nel 2008. E nessun "fascista intelligente" si sognerebbe di riproporre, oggi, il fascismo. E nessun "antifascista intelligente" può temere che il "fascismo risorga dalle sue ceneri". Almeno con caratteristiche italiane e/o tedesche. Se poi gli USA si danno ad "esportare la democrazia" oppure gli Ebrei cacciano dalla Palestina 800.000 Palestinesi per crearsi un loro "Stato ebraico", non venitemi a dire che si tratta di "fascismo" oppure di "nazismo". Ma concludete che certi aspetti problematici del Fascismo e del Nazismo sono "categorie" universali.

In Italia, invece, viviamo una situazione particolare. Siamo una "nazione liberata". E tutti ne tengono il debito conto. Nel senso che, chi vuole fare politica, tiene conto dei desideri di chi ci ha "liberato". E, dunque, malgrado lo scorrere degli anni, in tanti si sbracciano a proclamare il loro "antifascismo". E meno male che i "liberatori" si sono limitati a quel particolare divieto. Ve lo immaginate se ci avessero imposto che solo i "figli di puttana" possono fare politica? State certi che, coloro che oggi si sbracciano a dirsi "antifascisti", si proclamerebbero "figli di puttana".

***

Succede, nel 2008, che quel furbastro di Berlusconi candidi al Senato, per vincere alla Regione Lazio, tale Giuseppe Ciarrapico. Non curandosi del fatto che costui posi, almeno a parole, a "fascista immarcescibile". A parole, perché, nella realtà, ha frequentato tutte le parrocchie (anche di sinistra) per sopravvivere e fare i suoi affari più o meno fortunati. E che Giuseppe Ciarrapico si presti al giochino del "fascista 2008" per catturare i voti che, a Roma, potrebbero trasbordare da Alleanza Nazionale (scioltasi nel PdL) alla "Destra" di Buontempo, Santanché, Storace. Insomma: una operazione di "marketing elettorale".

Se non fosse per il fatto che i mille "orfani del comunismo" hanno la coda di paglia. Già: il fascismo perse la guerra e diventò proibito ed innominabile. Il comunismo, invece, perse la pace ed implose perché incapace, con le sue ideologie astratte, a far funzionare il "socialismo reale". Fu così che in tanti, che si erano inventati il "liberatore sovietico" e che sognavano la "venuta di Baffone", dovettero cambiare "liberatore": dal "liberatore cosacco" al "liberatore yankee". Perché, per chi non avesse capito la logica della politica che si pratica nella "Italia liberata", un liberatore serve sempre. Sia che paghi in rubli sia che paghi in dollari.

Succede, dunque, che in tanti gridino contro "Berlusconi che candida un fascista al Senato della Repubblica". Succede anche che Fini, dopo avere definito il "fascismo male assoluto", debba viaggiare con questo strano fascista. E che la "Destra" gridi al fatto che "la candidatura Ciarrapico" serve per rubare voti alla "Destra".

Insomma, tutti più o meno "fascisti" oppure "antifascisti". Solo che tutti costoro sono "fascisti ed antifascisti da teatro": "vestono, e dichiarano, e salutano alla fascista o alla antifascista" ma agiscono tutti "alla rubereccia". Così come si conviene a chi aspira a piazzarsi nella "CASTA" di questa "democrazia antifascista nata dalla resistenza".

Noi siamo fuori da tutto questo teatrino che assomiglia tanto al "pianeta delle scimmie". E torniamo a chiedere: c’è qualcuno che propone la chiusura delle 113 basi militari USA dislocate in territorio italiano? C’è qualcuno che propone di ritirare i 10.000 soldati italiani mandati fuori dai confini nazionali a combattere le guerre americane? E' questo che ci interessa. Se poi le "scimmie ammaestrate" posano ad "improbabili fascisti" oppure ad "improbabili antifascisti" non interessa più alcuno. Tranne gli ambasciatori degli USA e di Israele.

Antonino Amato

 

20/2/2008

FINI? SEMPRE FEDELE E COERENTE

L’ex ambasciatore di Israele (Ehud Gol) ha presentato, a Roma, un suo libro: "Da Gerusalemme a Roma". Editrice la Mondadori (proprietà Berlusconi), prefazione di Berlusconi, pubblico misto. Scrivo "misto" perché, quando c’è da rendere omaggio agli USA e/o ad Israele, i "liberaldemocratici di destra" e i "liberaldemocratici di sinistra" si presentano "allineati e coperti". Malgrado in Italia si offrano al pubblico in apparente alternanza per coglionare il popolo bue.

A guastare la festa improntata al fair play ("tanto siamo tutti ascari") ci ha pensato il solito Gianfranco Fini: "Ma ti pare che un ministro del Governo Berlusconi si sarebbe fatto fotografare con uno di Hezbollah?" (1). Chiarissimo riferimento alla visita del Ministro Massimo D’Alema che, visitando Beirut dopo i bombardamenti, ci andò con un alto esponente di Hezbollah. Cosa che Fini non avrebbe mai fatto. E, difatti Fini, indossata la kippah, se la porta anche al cesso. A significare la sua indefettibile "fedeltà".

Io non mi sogno di mettere in dubbio la "fedeltà" di Fini agli USA e ad Israele. Mi tocca però notare che, al fondo, gli è rimasto un qualche "impulso squadristico" che rammenta i suoi trascorsi giovanili. A confermare il vecchio proverbio: "il porco perde il pelo, ma non il vizio". Solo che, strada facendo, Fini si è trasformato da "squadrista della lupa" a "squadrista d’Israele". Il tutto all’insegna della "coerenza" e della "fedeltà". E fini ne ha da vendere.

Ciaoeuropa

 

9/2/2008

ELEZIONI: CARTA VINCE, CARTA PERDE

3. "Gianfifì" tra "ideali" e "masticogna"

E’ dal 1995 che io dico "peste e corna" di Gianfranco Fini e della sua Alleanza Nazionale. E tali miei giudizi negativi confermo tutti dalla prima all’ultima ingiuria. Fini ha fatto carriera lustrando le scarpe di Giorgio Almirante e strusciandosi al manto di Donna Assunta Almirante. E le mie parole sono suffragate da fatti precisi: i giovani volevano Marco Tarchi a Segretario del Fronte della Gioventù, ma Almirante preferì insediarvi Fini; i missini, morti Almirante e Romualdi, avrebbero voluto Pino Rauti alla Segreteria del MSI-DN. Ma si affermò Fini. Grazie alla sua "corrente"? No grazie a quel "grumo di interessi costituiti" che si era riunito attorno alla "Segreteria Almirante" e che la "vedova Almirante" indusse a schierarsi dietro Gianfranco Fini.

Fini, diventato segretario del MSI-DN, sciolse, nel 1995, il Movimento per dare vita ad AN. Ed oggi, 2008, scioglie AN per confluire nel Popolo della Libertà. Dite tutto quello che volete, vomitate tutte le ingiurie possibili ed immaginabili, ma…. Ma riconoscete la "coerenza" di Fini. Fini non crede in "Dio" e non crede nel "Diavolo". Fini crede solo in Gianfranco Fini, malefica divinità alla quale tutto va sacrificato. Solo che il punto non è Fini. Il punto è: quanti "Gianfranco Fini" c’erano e ci sono "a destra"? Gente meno intelligente del "Gianfifì originale", ma ansiosa di rinnegare tutto e tutti in nome della propria affermazione personale. L’elenco potrebbe essere lungo. E potrei anche sottoporvelo. Ma mi chiedo: perché anticipare cose che si stanno sviluppando sotto gli occhi di tutti? A giorni sapremo i nomi. Oggi "Re Silvio" suona il piffero. E dietro si incammina Gianfranco Fini. E dietro si incammina….. aspettate e vedrete.

A resistere resta la Lega Nord che ottiene di correre con il proprio simbolo. A sinistra restano i partitelli della "sinistra radicale" che correranno con un proprio simbolo. Al centro restano Baccini e Tabacci che innalzano la bandiera della "cosa bianca". Nel frattempo Buttiglione e Casini (UDC) resistono alle offerte di Berlusconi rivendicando una "identità". E perfino Mastella, l’ondivago voltagabbana Mastella, manifesta qualche dubbio sulla logica del "farsi assorbire".

Alcuni, dunque, resistono alla omologazione che avanza. I "fascisti"? I fascisti non ci sono. Perché gli omuncoli, che li guidano in tanti improbabili partitelli, tra gli "ideali" e la "masticogna" hanno sempre preferito la masticogna. E, temo, che anche questa volta manifesteranno che le "linee di vetta" stanno nelle loro pance.

Antonino Amato

8/2/2008

ELEZIONI: CARTA VINCE, CARTA PERDE

La politica è una nobile arte, specialmente in "democrazia". E noi, nella democrazia regalataci nel 1945 dagli USA, siamo immersi fino al collo.

Scrivo a Camere sciolte e in vista delle Elezioni fissate per il 13/14 Aprile 2008. E il "mondo politico" è in fibrillazione. Con notizie che si inseguono a confermare e/o a smentire notizie precedenti. Ragione per cui non mi permetto di esprimere giudizi. Ma abbozzerò delle "istantanee". Pronto a correggermi, se i fatti mi daranno torto.

  1. Veltroni va da solo.

    E tutti a commentare il "perché" e il "percome". Nessuno che accenni al motivo principale. Quando i maggiorenti del centrosinistra venivano ricevuti dagli ambasciatori degli USA e di Israele, venivano continuamente rimbrottati perché alle dichiarazioni di "fedeltà" non seguivano comportamenti "conformi". E, se il Governo Prodi accettava la richiesta di potenziare le basi militari USA di Vicenza e di Sigonella, c’erano dei "sinistri" che scendevano in piazza a protestare. Anche Israele incassava il sostegno del Governo Prodi. Solo che certi "sinistri" tifavano per i Palestinesi. E perfino Massimo D’Alema, Ministro degli Esteri del Governo Prodi, si dichiarava "equidistante" tra Israeliani e Palestinesi. Uno spettacolo indecente che deve finire. Veltroni e i suoi si presenteranno agli ambasciatori di USA ed Israele "a pecoroni" e con i pantaloni abbassati. Così come si conviene a sudditi devoti e fedeli.

  1. Berlusconi e Fini estraggono la carta vincente

Stando alle ultime notizie, FI e AN si presenteranno alle elezioni in un unico partito. E, dopo le elezioni formeranno un unico gruppo parlamentare. La formula è offerta anche agli altri "alleati". E…. staremo a vedere.

Osservo, intanto, che, con questa operazione, vince Berlusconi che ingloba Alleanza Nazionale. Ma vince anche Fini che, in pellegrinaggio dal 1995, finalmente giunge in porto. E passa all’incasso.

Perdono, invece, La Lega Nord e l’UDC. I poveretti non passano all’incasso. E dovranno limitarsi a sbandierare una "identità". Come se, con la "identità", si potesse mangiare, vestirsi e frequentare le attricette. Mah!

Il seguito alla prossimo puntata. Assicuro, comunque, che il teatrino continua.

Antonino Amato

6/2/2008

"COSA NERA" GIAMMAI! LORO SONO "COSA MARRONE"

Oggi respiro sollevato. E vi metto a parte della notizia in modo che anche voi siate sollevati dalle vostre ambasce. Da un certo tempo, difatti, i "duri, nudi e puri" di quello che fu il MSI, appresa la notizia che Storace, Buontempo e la Santanché si erano staccati da Alleanza Nazionale, ci chiedevamo se costoro avrebbero riunito le sparse membra per dare vita ad una sorta di "RIFONDAZIONE FASCISTA".

E ci dicevamo scorati: "il mondo è dei furbi. Noi, dal 1995, stiamo al freddo e al buio. Ed ecco arrivare i figlioli prodighi. Rassegniamoci a fare loro posto. Ed a cucinare il cappone grasso". Perché, si sa, quando dalle "enunciazioni di principio" si passa alle "realizzazioni concrete", bisogna pure che gli "idealisti" si sacrifichino a beneficio dei "realisti". Del resto, il mondo ha sempre girato così: da Ovest ad est.

Oggi leggo: "La Destra" si dice pronta a correre con il proprio simbolo e boccia l’ipotesi di una "cosa nera". "Se qualcuno pensa di emarginarci all’estrema destra", dice Teodoro Buontempo, "vuol dire che non conosce il consenso che la destra ha in Italia" (1). Parole illuminate ed illuminanti: quelli della "Destra" hanno accettato Fiuggi, sono andati in pellegrinaggio in Israele ed accettano che l’Italia sia colonia degli USA. Niente a che spartire con gente che parla di "identità e sovranità italiana ed europea".

La scissione da AN? E’ avvenuta, ma per "motivi astrusi e sublimi". Che non hanno niente da vedere con il vecchio MSI. Meno che mai con la famigerata RSI. "La Destra", insomma, era e resta "cosa loro": una "cosa marrone". Come AN. Come la merda.

Ciaoeuropa

 

3/2/2008

FINI: DA "GIUDA ISCARIOTA" A "MADDALENA PENTITA"

Sono stato sempre convinto che la "Storia" non procede lungo una "linea retta" ma ha un "moto circolare". No, questa teoria non l’ho inventato io; la trovate in tutte le scienze tradizionali. Ed io l’ho scoperto grazie ad Evola. Non pensavo, però, che Fini mi convincesse della bontà della "tesi tradizionale". Succede, invece, che Fini fa l’ennesima capriola. E torniamo punto e daccapo.

Appartiene alla storia che nel mondo ci fu il ’68. Ed appartiene alla storia che Evola se ne disse interessato. Anche gli "ambienti giovanili" del MSI avevano avviato un "colloquio" coi loro dirimpettai della sinistra. Solo che Almirante, Caradonna ed altri si precipitarono a Villa Giulia picchiando i "sessantottini". E, da allora, niente più colloquio. Anzi i missini furono visti come la "guardia bianca" dei poteri costituiti. E, da allora, la storia ha marciato in una certa direzione.

Ieri, intervenendo ad un convegno, Fini ribalta le carte. Rimpiangendo il "mancato colloquio coi giovani del ‘68". Mi commuoverei se non fossi un "vecchio cinico". Solo che da vecchio cinico rammento le tappe della mirabolante carriera del Presidente di AN:

  1. "fedelissimo di Almirante" che lo fece eleggere deputato, lo impose come Segretario Nazionale del Fronte della Gioventù e lo designò come "delfino" alla guida del MSI-DN;
  2. "Giuda Iscariota" che, a Fiuggi, andò ben oltre le direttive del defunto Almirante. Rinnegando il Fascismo e dandone in svariate occasioni giudizi negativi e sprezzanti;
  3. "Maddalena pentita" oggi che tutte le certezze traballano e non si sa più che cosa ci riserva il futuro prossimo venturo.

Insomma, Fini parla e si esprime secondo le "contingenze del momento". E, poiché le contingenze sono mutevoli, a Fini non resta che girare attorno a se stesso, come una banderuola. Ma sbaglierebbe chi pensasse che Fini cambia opinione: sono le contingenze che cambiano, Fini resta "fedele a se stesso". Ed alla sua luminosa carriera.

La "politica"? E’, notoriamente, una "puttana". C’è forse da meravigliarsi se Fini pensa e parla da "puttano"? Date, dunque, ampio consenso a Fini: sputatelo pure.

CiaoEuropa

 

1/2/2008

PRODI? E' UN "ALLEGRO PASTICCIONE"

Circola una certa favola secondo la quale "certe donne ragionano con l’utero". Io non so quanta verità ci sia in questa favola. Ma mi è tornata alla memoria nel leggere il quotidiano "LA SICILIA" (1). Dopo avere letto, mi sono chiesto: "se certe donne ragionano con l’utero, con quale parte del corpo ragiona Romano Prodi"?

Domanda gratuita ed impertinente? Nossignore. E’ successo che Salvatore Cuffaro, Governatore della Regione Sicilia, è stato condannato in primo grado a 5 anni di carcere. E’ colpevole? E’ innocente? Non lo so. E, detto con assoluta franchezza, me ne importa meno di niente. Mi importa, invece, il teatrino che ne è seguito. E, come si conviene ad un teatrino di tutto rispetto, presenta svariati atti:

  1. Atto primo: Salvatore Cuffaro (detto "Totò vasa vasa") viene condannato;
  2. Atto secondo: Salvatore Cuffaro, per alcuni giorni, va avanti imperterrito, come se niente fosse successo;
  3. Atto terzo: insorge l’opposizione che organizza delle manifestazioni di protesta, ma anche gli alleati della maggioranza invitano Cuffaro a "prendere atto della sentenza";
  4. Atto quarto: Sabato 26 gennaio 2008 Cuffaro presenta le sue "dimissioni irrevocabili".

Tutto bene dunque. C’era stata una pesante sentenza di condanna di primo grado; c’è stata la mobilitazione della opposizione, c’è stata la presa di distanza degli alleati. E c’è, infine, Cuffaro che, con il cuore amaro, ne ha tratto le logiche conclusioni. Ci sarebbe, dunque, da concludere che "ha vinto la logica" ed "ha vinto il buonsenso". E, se mi è consentito, "hanno vinto i Siciliani". Sia quelli della opposizione (che protestavano chiedendo le dimissioni di Cuffaro) sia quelli della maggioranza (che lo invitavano a toglierli da una situazione imbarazzante).

***

Tutto bene? Tutto bene se Prodi non ci mettesse la coda, combinando l’ennesimo pasticcio. E, difatti, se Cuffaro Sabato 26 gennaio 2008 aveva presentato le sue "dimissioni irrevocabili", Prodi (sta a Palazzo Chigi per sbrigare la "ordinaria amministrazione") Mercoledì 30 gennaio 2008 "sospende Cuffaro". Ed alle proteste, risponde: "Da Palazzo Chigi si fa sapere che la sospensione è un atto dovuto e che in mancanza di questo atto nel rispetto della legge si sarebbe anche potuta ipotizzare una omissione da parte del premier".

Parole ridicole per coprire un gesto ridicolo. E, difatti, si interviene per rimuovere un fatto concreto e reale (esempio: Bassolino e la Iervolino, pur essendo i responsabili della monnezza campana, non si dimettono) non si interviene se il fatto è cessato (le dimissioni di Cuffaro). Si tratta di elementare buonsenso. Solo che Prodi ne è sprovvisto. Oltretutto le "dimissioni" di Cuffaro sono un atto risolutivo ben più importante della "sospensione". Sospensione che ha una qualche logica solo se il soggetto sanzionato è nella pienezza della carica. Mai e poi mai se si è già dimesso.

Inutile dire che la "sospensione" di Cuffaro accende l’animo dei Siciliani. E, come previsto, la questione si complica. E contro il decreto di sospensione si preannunciano ricorsi (1). Così, tanto per tenere in piedi una questione che i Siciliani avevano già risolto per conto loro. Ma che Prodi ha trasformato in una querelle di carattere giuridico/costituzionale.

No, io non mi metterò a disquisire se Prodi poteva e/o non poteva "sospendere" il Governatore della "Regione Sicilia" che ha un particolare "Statuto" che ha valenza costituzionale. Mi limito a sottolineare un gesto di inutile ostilità. Che non offende tanto Cuffaro, ma i Siciliani tutti. E’ un fatto che Prodi, quando sente nominare la Sicilia, accusa dolori al basso ventre posteriore. Lo ha dimostrando stornando "altrove" i soldi destinati al "Ponte di Messina", lo ha dimostrato facendosi sordo agli appelli di Marco Zambuto (Sindaco di Agrigento), lo ha dimostrato mandandoci la monnezza campana. Con Zambuto che lo ha pubblicamente ringraziato perché (finalmente!) si era ricordato di Agrigento.

Prodi? Un allegro pasticcione. Molto "culo" e poco "cervello".

Antonino Amato

 

28/1/2008

DEMOCRAZIA TRA "IDEALI" E "CULI" IN POLTRONA

Caduto il Governo Prodi, il Presidente Napolitano sta procedendo nelle consultazioni. E sulle TV e sui giornali udiamo e leggiamo dei "ruggiti" della Cdl (Berlusconi, Bossi e Fini) che chiedono perentoriamente "elezioni subito". Arrivando a minacciare "la marcia dei cittadini su Roma". E mi chiedo: "di già? Una seconda volta"? Poi guardo le facce dei politici della CdL e….. sbotto a ridere.

A sinistra, invece, i toni sono mielosi. E sembrano tante pecorelle belanti: "un governo di responsabilità nazionale. E cosa costa? Non vi preme l’interesse nazionale? E dire che basterebbero pochi mesi per fare almeno la riforma elettorale!". Mi commuovo di tanta bontà. E darei loro ragione se…. All’indomani delle Nazionali 2006 fu Berlusconi che propose un "governo di salute nazionale". Prodi rispose: "Picche!". E nessuna delle pecorelle di oggi contraddisse Prodi. Chissà forse pensavano di aver vinto per sempre. Ed intanto si prendevano la Presidenza del Senato (Marini), la Presidenza della camera (Bertinotti) e la Presidenza della repubblica (Napolitano). Oggi, invece, vorrebbero "condividere le responsabilità".

Spiega questo cambiamento di toni, nel centrosinistra, una notiziola di poco conto: ci sono 600 caselle da riempire negli Enti pubblici e parapubblici. Prodi ci stava pensando, ma non ha fatto in tempo a rinnovare gli incarichi. Perché è caduto prima. E pare che, incaricato del "disbrigo della ordinaria amministrazione", non possa. Ergo: urge un governo nella pienezza delle sue funzioni. Chiamatelo come vi pare, dategli qualsiasi scadenza e qualsiasi programma. Quello che importa è che "sia nella pienezza delle funzioni". E possa fare le nomine nei 600 Enti. E poi accusano i nostri politici di non avere ideali!

E dire che certi sconsiderati, sparlando della "democrazia", la definiscono una "lurida bagascia". Non riuscendo a capire quanto "idealismo" batta nei "culi" dei nostri politici. Vogliosi solo di poltrone.

Ciaoeuropa

 

17/1/2008

C'ERA UNA VOLTA...

"Un Re, un Pupu e un Nanu", direte voi. Si e NO. C’è il "Re" (il popolo sovrano), c’è il "Pupo" (Gianfranco Fini) e c’è anche il "Nano" (Silvio Berlusconi). Quelli ci sono sempre, ma questa è un’altra storia.

Ordunque, c’era una volta "San Clemente da Ceppaloni". Che, essendo un santuomo preoccupato del benessere del popolo, fondò l’ordine dei "democristiani scalzi". Oddio, di democristiani erano democristiani. E della migliore schiatta. Ma "scalzi" era solo un modo di dire. Nella realtà erano ben vestiti, ben calzati e ben pasciuti. Ma queste sono quisquilie. Quello che importa è che San Clemente aveva dato ai suoi confratelli una regola precisa: "cura la clientela".

Santo moderno e democratico San Clemente da Ceppaloni. Niente a che spartire con San Francesco d’Assisi che predicava la "povertà". E neppure con San Benedetto da Norcia che prescriveva "ora et labora". E, difatti, prosperava lui, prosperava la moglie, prosperavano i figlioli, prosperavano gli amici, prosperavano i corregionali. Insomma: "l’industria della clientela". Ma, essendo i Mastella marito e moglie dei "cattolici", tutto era preordinato a fin di bene. Nel senso che, mentre i "democristiani scalzi" di San Clemente mangiavano, bevevano e gioivano, il popolo bue si chiedeva come conciliare il pranzo con la cena. E, così tribolando, acquisiva meriti per andare in Paradiso.

Ahimé, quanto è giusta la definizione che "la terra è una valle di lacrime". Degli "omacci cattivi" si misero di traverso: intercettarono telefonate, affastellarono carte e lanciarono l’accusa (invereconda!) che "San Clemente" e i suoi "democristiani scalzi" avessero dato vita ad una specie di "associazione del malaffare". Io non so quanta verità e quanto diritto ci sia dietro quelle accuse. Anche perché, a considerare "reato" la "clientela", mi sa tanto che il 90% dei nostri onorevoli parlamentari andrebbe inquisito. Su questo aspetto gli sviluppi dell’inchiesta.

Mi preme, però, sottoporvi due reazioni a caldo:

  1. Reagisce San Clemente. Che, nelle aule del Parlamento, rammenta quanto lui è stato "colloquiale" coi Magistrati. Ed attento alle loro richieste. Solo che costoro lo ripagano malamente;
  2. Reagisce anche "Romano perfido". Che, preso alla sprovvista, assume l’interim della Giustizia. E, malgrado l’UDEUR (così si denomina ufficialmente la confraternita dei "democristiani scalzi") abbia annunciato lo "appoggio esterno" al Governo, afferma che "si andrà avanti". In altri tempi, se un partito della coalizione governativa annunciava l’appoggio esterno, il Governo si dimetteva. Ma, evidentemente, "Romano perfido" ne sa più di me. Visto e considerato che promette un "chiarimento a breve" dell’inchiesta su Mastella. Ed "un suo sollecito rientro nelle fila del Governo".

Mah! A me pare improbabile. Ma, si sa, le vie della democrazia sono infinite. Come infinite sono le vie del malaffare.

CiaoEuropa

 

13/1/2008

DI ECOBALLE SI MUORE

"Gli interessi del Nord, quelli della camorra, le collusioni di destra e di sinistra: l'emergenza rifiuti in Campania è oro". Questo scrivevamo in giugno su "Giustizia Giusta", prendendo spunto da un inchiesta/verità di Roberto Saviano. Un'inchiesta con cui s'intendeva dimostrare come la storia dei rifiuti è la storia delle cosche politico-camorristiche, delle rivolte contro i camion, dei bimbi deformi, dei tumori fermentanti, dei silenzi comprati, di una magistratura inerte quando non complice.

Ed è anche quella di un intero Paese che "sversa" i suoi rifiuti al Sud e che dal Sud prende risorse. "A Nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l'ambiente. A Sud si sotterra, si lercia, si brucia". Certamente; e però le imprese di raccolta rifiuti sono tra le migliori in Italia ed in Europa capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi del mondo.

"La politica", a dire di Raffaele Cutolo, "è l'arte di fottere chi sta con te per ideologia e tu lo fai per affari". Vediamoli gli ideologhi, estraendone esemplarmente dall'immondo mucchio soltanto alcuni:

· Giuseppe Valente, uomo di Forza Italia e presidente del Ce4 fino al commissariamento del consorzio avvenuto a fine luglio del 2006;

· Nicola Ferraro, elemento di spicco dell'Udeur e presidente della Commissione Permanente della Regione campana;

· Angelo Brancaccio ex sindaco Ds di Orta di Atella, un pregiudicato capace di essere eletto con il 90% dei voti, oggi consigliere regionale e segretario dell'Ufficio di Presidenza.

Costoro insieme ai vari Commissari ed ai politici che si sono alternati alla Presidenza della Regione hanno costruito e gestito "emergenze", vale a dire quelle "normalità" dette emergenziali nei momenti in cui, grazie alla disponibilità dei gazzettieri organici, si rende necessario sviare l'attenzione dell'opinione pubblica dai problemi reali. Nel caso dalla "normalità" monnezza. E' in tal modo che la gestione Rastrelli (An) e la gestione Bassolino (Ds) hanno inondato di soldi il settore dei rifiuti. Con buona pace della popolazione che, stanca di essere attossicata, si è infine decisa a ribellarsi e che viene, quindi, criminalizzata. E si costruisce così ancora un'altra "emergenza": quella degli infiltrati di camorra e dei curvaroli targati NISS.

La "emergenza" rifiuti in Campania è uno dei momenti in cui si guadagna di più. Quando si cumulano sacchetti, i bronchi dei cittadini si irritano, la benzina viene gettata sui bidoni per bruciarli, quando le televisioni di tutto il mondo riprendono i cassonetti che sembrano sventrati con le budella da fuori, c'è necessità di toglierli per evitare epidemie gravi, c'è necessità di risolvere subito, non badando dove si smaltirà e i mezzi che lo faranno, questa necessità porta a usare i mezzi bobcat, camion, appaltati con noli a freddo e a caldo, ossia non controllabili e quindi facilmente gestibili dalle ditte dei clan.

L'emergenza non è mai creata direttamente dai clan, il problema è che la politica degli ultimi anni non è riuscita a chiudere il ciclo dei rifiuti. Le discariche si esauriscono, si è finto di non capire che fino a quando sarebbe rimasto tutto in discarica non c'era la possibilità matematica di non arrivare a una situazione di saturazione. In discarica dovrebbe andare pochissimo, quando nelle discariche finisce tutto, la discarica si intasa. Quando non si è arrivati a costruire inceneritori (oggi detti aulicamente termovalorizzatori) dando garanzie alle popolazioni, quando non si è arrivati a una seria raccolta differenziata, a una battaglia reale contro le imprese di rifiuti vicini ai clan, non si è arrivati a far nulla.

Non chiudendo il ciclo si accumulano le ecoballe, ossia il combustibile solido triturato ottenuto trattando i rifiuti solidi urbani, insomma giganteschi sacchettoni di immondizia tritata. Ecoballe in attesa di venire bruciate. Ma si è scoperto pochi mesi fa che "non sono state impacchettate a norma, quindi non potranno mai più essere smaltite (posto che ci vorrebbe un quarto di secolo per tentare di farlo) e con l'impossibilità di bruciarle il meccanismo in cui hanno investito quasi tutti i clan politico-camorristici si scopre vincente, perché fittare terreni per le ecoballe sarà una risorsa continua e costante". Insomma, non si smaltiranno mai le ecoballe e lo Stato continuerà a pagare il fitto delle terre senza limite

E il tanfo. "All'inizio somiglia a quello del pesce marcio, poi muta in un sapore orrendo come una somma di tutti i peggiori odori esistenti, un'addizione di tutto ciò che si decompone, marcisce". E tu, partenopeo Uomo del Colle, che fai dinanzi al disfacimento delle tue terre ed all'attossicazione mortale delle tue genti? Sentenzi dalla "Piazzetta" di Capri, dove il tanfo di Napoli non potrà mai arrivare.

"Quand'è nato Francesco sembrava andasse tutto bene. Dalle mani dell'ostetrica però viene direttamente portato in incubatrice. La madre l'ha intravisto appena. Al bimbo manca un rene, i ventricoli del cuore hanno disfunzioni gravi, l'ano è imperforato. Ma se lo guardi, il piccolo però sembra perfetto, sgambetta, ha un viso sereno". Una mostruosità eccezionale? No, per Dio. E' normalità, la normalità di queste terre. L'80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale. Sono gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione mondiale della sanità a dirlo. E parlano anche di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 16 per cento rispetto alla media nazionale. E sono le donne le più colpite.

Lo ripetiamo: la storia dei rifiuti potrebbe essere fatta attraverso le cartelle cliniche dei bimbi deformi e le biografie dei malati di cancro, attraverso i territori dell'entroterra che prima coltivavano ortaggi e ora raccolgono rifiuti d'ogni genere. Napoli e la Campania ciclicamente si gonfiano di tonnellate di spazzatura. Però nessuno sembra comprendere cosa accade e cosa vi sia dietro, se non "una generica e cronica incapacità politica a gestire il problema". Nessuno è responsabile ma sono tutti coinvolti. E tutti restano al loro posto di comando a lucrare, asserragliati nei palazzi del potere e nelle loro ville poste nei quartieri alti, lindi ed asettici, che parlano di Svizzera e non di Campania. Là, dove non arriva il tanfo.

E la Magistratura? E i giovani procuratori partenopei, primo tra tutti il guerrigliero Paolo Mancuso, sempre pronti a scendere in piazza in difesa dei loro diritti di privilegiati dove erano, dove sono? Hanno mai cercato di bloccare la distribuzione dei prodotti agroalimentari in una terra dove scientificamente è stato provato che i veleni tossici delle discariche, legali o illegali, sono massicci con conseguenze ben mmaginabili?

E' tempo d'insorgenza, di Lotta di Popolo contro la criminalità istituzionale che da troppi anni tutto divora e tutto distrugge con la rete di discariche, cave, camion, ecoballe, finanziamenti pubblici disinvoltamente assegnati alla camorra ed a una borghesia imprenditoriale capace, per logica di profitto, di condizionare la salute e la stessa vita di milioni di persone. E' tempo di dimostrare che lo "ordine" non può essere ristabilito dalla Cavalleria di Dik Tracy/De Gennaro anche se munito di poteri speciali fornitigli, in deroga delle leggi dello Stato (?), da una banda di masnadieri senza onore guidata da un inguardabile, anche esteticamente, bolognese.

Paolo Signorelli

12/1/2008

NOI? ERAVAMO FUORI, SIAMO FUORI E RESTEREMO FUORI

Veltroni azzarda un primo bilancio sulle prospettive della "legge elettorale", da lui proposta e sponsorizzata. A dirla con gli opinionisti, pare che vedrà il porto, anche se l’ultima fase è la più difficile. E può riservare delle sorprese. In ogni caso, a breve ne sapremo di più, visto e considerato che molti avvenimenti vanno a collocarsi nel Gennaio 2008.

Vediamo le forze in campo: vogliono una nuova legge elettorale che "assicuri la governabilità" il Partito Democratico e Forza Italia; l’accettano più o meno convinti Rifondazione comunista, l’UDC ed AN; manifesta ancora qualche perplessità la Lega. Sono decisamente contrari i "nanetti del centrosinistra" (UDEUR, PCI, SDI, Verdi). Tacciono i "nanetti del centrodestra", timorosi che "Padron Berlusconi" li sculacci.

In questi frangenti, "Romano perfido" dichiara di appoggiare l’iniziativa di Veltroni, ma poi lancia siluri contro l’intesa tra Berlusconi e Veltroni. Un poco perché è nella sua natura, un poco perché spinto dai nanetti del centrosinistra che minacciano di fare saltare il suo governo.

Noi? Noi non c’eravamo, non ci siamo e non ci saremo. Siamo stati tagliati fuori con il Trattato di pace nel quale sta scritto che è "vietata la ricostituzione"; siamo stati tagliati fuori dalla Costituzione; siano stati tagliati fuori da una serie di leggine successive. Sì, nella Costituzione il "divieto di ricostituzione" è tra le "norme transitorie". Ma ve lo immaginate voi che questa classe politica possa abolire quella norma transitoria? E chi avanzerà la proposta? Fini? AN? Scusate, ma io non ci credo.

E non venitemi a dire: "c’era il MSI". Anche a voler credere alla buonafede di tutti quelli che diedero vita al MSI, è certo che si formò dentro il MSI una classe dirigente di "carrieristi". I quali carrieristi diedero poi vita alla "svolta di Fiuggi". E non venitemi a dire: "ci sono alcuni gruppuscoli a destra di AN". Perché "a destra di AN" trovate "mariani" e "silliani"; "cesariani" e "pompeiani". Ma vi illudete se credete di trovare dei "fascisti". Su questo non vorrei essere frainteso. Molti si dicono "fascisti" e lo dicono in buonafede. Ma, invitati a scegliere, se ne stanno nelle loro "compagnie di ventura". Non concependo che tante "milizie" non fanno "SPQR". Così come la vedo io, la via politica non è percorribile.

E allora? E allora bisogna convincersi che qualsiasi possibilità di "rinascita" passa da e attraverso una "battaglia culturale": bisogna convincersi che una nostra "presenza" sarà possibile solo se metteremo "identità" e "sovranità" al centro di qualsiasi nostro programma. E bisognerà imparare a stare assieme "da camerati", così come si conviene a "soldati" che combattono la stessa battaglia. O, se preferite, come "senatori" che si preoccupano della stessa "res publica". Su questo piano, le forze non mancano. Anzi sono numerose. Abbiamo case editrici, abbiamo pubblicazioni, abbiamo centri librari, abbiamo svariate associazioni.

Il problema è avviare tra costoro un rapporto di "fattiva collaborazione". Facile a dirsi, ma difficile a farsi. Ma è da farsi. Io non vedo altra strada.

Antonino Amato

 

11/1/2008

FINI PERENTORIO:"SI' ALLA BOZZA BIANCO"

Fini è intelligentissimo. E, difatti, quando capì con notevole ritardo dove andavano a parare le proposte di Veltroni; quando vide che Berlusconi se ne era dichiarato convinto; fece il diavolo a quattro. Ed è da mesi che Fini strilla e strepita contro Berlusconi. Che, a suo dire, voleva abbandonarlo nella savana. Solo che urla e strepiti non sono serviti a nulla: Berlusconi ha continuato a dichiararsi "disponibile alle proposte di Veltroni in materia elettorale".

Fini è coraggiosissimo: la kippa oltre l’ostacolo. Strinse, allora, un "ASSE" con Casini per dare fastidio a Berlusconi e lo avvertì minaccioso: "Chi ha più filo, tesserà". Solo che…. Solo che anche Casini si è detto convito dalla "bozza Bianco". A quel punto Fini si guardò attorno e, tempo 24 ore, abbozzò alla nuova situazione ("La bozza Bianco sulla legge elettorale va bene se prevede l’obbligo di dichiarare in anticipo le alleanze….") (1). Solo che, poiché Fini è un "vittorioso", dettò le condizioni a Berlusconi: "se uno le regole se le fa per conto proprio è evidente che l’alleanza viene meno". Scordandosi evidentemente che era stato lui, dalle colonne del "Corriere della Sera", ad invitare perentorio Berlusconi a "vedere le carte di Veltroni". Ma Fini è fatto così: è "perentorio". Anche quando va a cesso.

Gli altri prendono atto della "intelligenza" e del "coraggio" di Fini. Ed Elio Vito (Forza Italia) lo rassicura: "se al leader di AN serve una garanzia di questo tipo, siamo pronti ad offrirla"; mentre Nicola Latorre (Partito Democratico) lo schernisce: "Non è indicando le alleanze prima del voto che si evita il trasformismo. Le mani legate non hanno impedito a Follini e De Gregorio di cambiare schieramento". Si illude, evidentemente, di dare lezioni di "trasformismo" a Fini che, partito "fascista", si è poi dichiarato "antifascista". Sia come sia, Fini ha fatto la sue ennesima "ritirata strategica": ha calato i pantaloni, ma ha tenuto fieramente la kippa in testa.

E dire che il 7 gennaio 2008, quando tutto sembrava perduto, Fini si era acconciato a ricordare i "3 uccisi di Acca Larenzia". Anche se, per non perdere i frutti del suo pellegrinaggio a Gerusalemme, aveva travestito i 3 "fascisti" da "angeli". Oggi, invece, si chiarisce che Fini è parte integrante della "classe politica" di questa "democrazia antifascista nata dalla resistenza". Fini, dunque, dopo la virata ad U, respira. E i fascisti tirano un sospiro di sollievo.

Antonino Amato

 

11/1/2008

LA POLITICA? E' PIU' BALLERINA DI FINI "L'ACROBATA"

Oggi, leggendo i giornali, ho avuto un tuffo al cuore. Cito per tutti il "Corriere della Sera": "Svolta di Pier Ferdinando Casini sulla legge elettorale…. Secondo l’ex presidente della Camera, che in questo modo scarica AN, si tratta di mettere alcuni correttivi che sono a portata di mano…". Pare si delinei, dunque, un "accordo tra Partito Democratico, Forza Italia, Rifondazione Comunista ed UDC", accordo che avrebbe una schiacciante maggioranza in Parlamento.

Leggendo, ho pensato: "E adesso povero caro"? Si, Fini, come "acrobata" e come "saltimbanco", è maestro. Solo che la "politica" è, di sua natura, ballerina. E pare che questa volta il nostro ometto sia finito in un angolo. Nessun problema: se, malgrado la sua bravura acrobatica, dovesse andare male, gli restano i fascisti.

Brutta gente i fascisti. Brutta, sporca e cattiva. Ma, in ogni caso, sono dei "generosi". Se gli va male, Fini scelga l’albero. In tanti siamo disponibili a regalargli una robusta corda.

Ciao Europa

7/1/2008

"TUTTO VA BENE" NELLA "DEMOCRAZIA ANTIFASCISTA NATA DALLA RESISTENZA"

Bene ha fatto Romano Prodi ad intervenire, sottolineando che "non è vero che la Spagna ci ha superato in fatto di PIL pro capite". E, difatti, in fatto di "patriottismo" Prodi non rincula di un millimetro. Peccato che chiami "Patria" solo la poltrona su cui poggia il culo. Per il resto, invece, l’Italia è degli USA che, nel 1945, ci hanno "liberato". E, dopo averci liberato, hanno istallato in Italia ben 113 basi militari, ivi compresi 90 ordigni nucleari. E ci impongono di tenere fuori dai confini nazionali 10.000 soldati in "missione umanitaria". Tutte cose che i nostri politici, tutti i nostri politici di centrodestra e di centrosinistra, trovano più che giusto. Come grazioso omaggio a chi ci ha ridato la "libertà di servirli".

Uomo generoso e magnanimo Prodi. Ha negato che gli Spagnoli ci hanno superato in fatto di PIL pro capite. Ma non ha detto che, in fatto di "monnezza", noi siamo i primi in Europa. E che L’Europa, per questo fatto unico e raro, ci ha già elogiato sei mesi fa. E che, di questi giorni, torna ad elogiarci. Noi, modestamente, non siamo Europei. E neppure Italiani di quelli che bruciano la monnezza, ricavandone energia elettrica. Noi la monnezza la esponiamo per le vie di Napoli, la accumuliamo in tutta la Campania. E siamo tanto abili da venderla a quegli sciocchi dei Tedeschi. Ai quali paghiamo una notevole somma per ogni chilo di monnezza che ci bruciano dopo che dalla Campania l’abbiamo trasportata in Germania. E poi s’inventano che il nostro paese non cura l’esportazione dei suoi prodotti.

Strano paese l’Italia. In Sicilia c’è la "mafia". E questo è un fatto vero e reale. Pensate che perfino il Presidente della Regione siciliana, tale Salvatore Cuffaro (detto "Totò vasa vasa" = "Totò bacia tutti") si è beccato una denuncia per "concorso esterno in attività mafiose". In Campania, invece, la "camorra" c’è. E prospera. Ma, poiché comandano Bassolino e la Iervolino, che sono del centrosinistra, nessun politico è inquisito. E nessuno viene accusato di "concorso esterno in attività camorristiche". E non venitemi a dire che, da 15 anni in Campania comandano Bassolino, Iervolino ed Affini e contestualmente la camorra vive e prospera. Perché la magistratura è la stessa ed applica la medesima legge in tutta Italia. Anche le intercettazioni telefoniche sono imparziali. E non è certo colpa di alcuno se "Totò vasa vasa" incappa in alcune intercettazioni che gli vengono contestate dalla magistratura, mentre Bassolino, Iervolino ed Affini non incappano in intercettazioni telefoniche dubbie. E i Magistrati non trovano niente da contestare loro. Malgrado la monnezza in Campania rischi di sommergere i palazzi e i campanili.

Del resto…. Del resto La GIP di Milano Forleo fece le intercettazioni e s’imbatté in D’Alema, Fassino ed altri. Solo che, volendoci veder chiaro, è incorsa in alcuni infortuni. E si trova sotto giudizio presso il CSM (sapete quelli che amministrano la giustizia ai magistrati). Anche il PM De Magistris si imbatté in alcune intercettazioni che facevano il nome di Prodi e di Mastella. Anche lui commise i suoi errori. Ed anche lui si trova sotto giudizio al CSM (ripeto: sono quelli che amministrano la giustizia ai magistrati). Ragione per cui, se uno vuole fare il "magistrato che non subisce procedimenti disciplinari", è vivamente consigliato di non imbattersi in esponenti del centrosinistra. Se no sono guai. Meglio dormicchiare, stiracchiarsi e sbadigliare. E beccarsi lo stipendio in santa pace.

A lavorare, e a lavorare con ritmi parossistici, pensano i nostri politici. Tutti alla affannosa ricerca di una "legge elettorale" che consenta loro di fare i loro porci comodi dando ad intendere al "popolo sovrano" (il solito cornuto contento) di avere voce in capitolo. Recentemente si erano messi a discutere quale fosse il sistema migliore: il tedesco oppure lo spagnolo? Veltroni ci aveva fatto delle proposte e degli incontri. Ed anche Berlusconi si dichiarava disposto a parlarne. Era stata perfino avanzata una "proposta di legge" al Senato da parte di Bianco. E si era detta che trattavasi di una "bozza" attorno alla quale aprire la discussione. Solo che…….

Solo che Franceschini (il vicesegretario di Veltroni) avanza una nuova proposta, nuova e dirompente: perché non adottiamo il sistema elettorale francese? Già, solo che, così proponendo, si torna in alto mare. Ma non venitemi a dire che è una perdita di tempo. Si tratta, invece, di "ammuina", ammuina al massimo livello artistico: muoversi forsennatamente, dando l’impressione di un grande movimento, per restare fermi al proprio posto. Dove si mangia, si beve, si rubacchia e si intrallazza. Mentre il popolo bue tira la cinghia. Bofonchia ed impreca. Ma, essendo plebe, china il groppone.

Allegri. Si avvicina il 25 Aprile. E tutti ci barderemo a festa per celebrare la ritrovata libertà. Siano ringraziati gli Yankees che, per farcela conoscere e godere, ci hanno abbondantemente insufflati di bombe.

W la Democrazia! W la Monnezza!

Antonino Amato

 

31/12/2007

CASINO ITALYA

Eugenio Scalfari è un grande uomo. Grande? Grandissimo, immenso, smisurato. Convinto di essere "unico e solo", Eugenio Scalfari passa molto del suo tempo sul Monte Sinai. A colloquio con Jahvé. E non venitemi a chiedere: "perché sul Monte Sinai a colloquio con Jahvé e non sul Monte Olimpo a colloquio con Giove"? Dimostrereste di essere dei "beceri fascisti", legati a culti identitari ed affetti da sindrome xenofoba. Eugenio Scalfari è un "Dio" e si sceglie gli "Dei" ai quali concedere udienza: si a Jahvé, dio degli Ebrei e degli Evangelici rinati degli USA; no a Giove, dio indigeno degli Elleni e degli Italici.

Di tanto in tanto Eugenio Scalfari scende sulla terra. E ci ammannisce, dalle colonne del quotidiano "la Repubblica", delle "lezioni magistrali". Con delle affermazioni perentorie che non trovate neppure nei Dieci Comandamenti che Dio diede a Mosé. E, allora… Ed allora sono dolori. Perché Scalfari non analizza la "bruta realtà", così come si presenta ai nostri occhi di miseri mortali, ma ci alita addosso una sua realtà che esiste solo dentro la sua testa. Una realtà così irreale che uno spirito libero potrebbe definirla perfino con una parolaccia: "impostura". Ma commetterebbe "sacrilegio". Perché Scalfari, alitando parole, si fa "verbo divino" che, da "parola" diventa "fatto concreto".

Non mi credete? Prendete la sua ultima "rivelazione" (1). Scalfari comincia a prendere atto che, in Italia, c’è un "distacco" tra "governati" e "governanti". E ne enumera i motivi: insicurezza, precarietà psicologica prima ancora che professionale (1), sensazione di impoverimento (1). E qui fareste bene ad annotarvi le divine intuizioni: la "precarietà" è "psicologica prima ancora che professionale", lo "impoverimento" è una "sensazione". Come dire: gli Italiani tutti sono degli imbecilli: se giovani dicono di non trovare un lavoro; oppure, trovato un lavoro, non lo trovano adeguatamente remunerato; oppure, avendo un lavoro retribuito, quando vanno a fare la spesa, trovano prezzi che lievitano di giorno in giorno.

Scalfari vive nella sua divinità e delle sua divinità. E, pertanto non legge i giornali. Perché possiede una "verità che piove dall’alto". E pazienza se i giornali, tutti i giornali compresa "la Repubblica" scrivono di sacche di disoccupazione, di disperazione e di povertà. Sono spudorate menzogne, diffuse dai giornalisti che, notoriamente, sono degli impostori. Anche quelli de "la Repubblica". E, dall’alto della sua divinità, Scalfari ci spiega i motivi del malessere. Gli Italiani, schifati dalla politica, si rifugiano nel privato. Se vogliono risorgere diano fiducia ai nostri governanti, si affidino a Romano Prodi. Insomma: Eugenio Scalfari in cielo e Romano Prodi al Governo.

***

Povero, vecchio, acido e rimbambito Scalfari. Non leggendo i giornali, ignora che Prodi, recentemente, ha promesso di intervenire su "pensioni e salari troppo bassi". E che non assicurano più una vita decente. E pertanto la prima parte del suo discorso viene contraddetta dalla seconda parte nelle quale celebra la "volontà di fare" di Prodi. Contraddizione? Tale sarebbe se Scalfari fosse un uomo. Ma, essendo Scalfari un Dio, conviene non dare peso a simili inezie ed andare avanti nell’analisi. Così come sorvola sul fatto che "la Repubblica" scrive che, "sulle promesse di fare" di Romano Prodi, Tommaso Padoa Schioppa dichiara che "non ci sono soldi" (2). Inezie, pinzillacchere.

In tanti si oppongono alla "voglia di fare" di Prodi: in primis l’opposizione. Che, non avendo amor di Patria, vorrebbe far cadere il Governo Prodi, malgrado il benessere che detto governo Prodi sta elargendo agli Italiani tutti. Poi c’è la "magistratura amministrativa" che ha bocciato 2 provvedimenti di Tommaso Padoa Schioppa. Qui "Dio Scalfari" si veste di tutta la sua divina maestà e ci ammannisce una lezione di diritto costituzionale ed amministrativo. "Come si permettono questi mascalzoni di contraddire quello che decidono i politici?", tuona irato Dio Eugenio. La legge? E che cosa è la Legge dinanzi alla sua divina volontà?

A questo punto viene la volta di Dini, "il vecchio Dini che sembra giovane". Non faccia le bizze Dini, lasci governare Romano Prodi. E forse chissà, nel prossimo turno, godrà della benevolenza del Dio Eugenio.

L’estremo lazzo per Berlusconi "che cerca di comprarsi i senatori". A questo punto qualcuno di voi potrebbe osservare: "Scalfari stamani non ha letto il Corriere della Sera, dove sta scritto che Prodi potrebbe convincere 2 senatori della CdL a passare con il centrosinistra" (3). Rispondo: Scalfari è un Dio, sa tutto e non ha bisogno di leggere i giornali. E, da "Dio di tutto rispetto" Scalfari statuisce: "se qualche senatore della CdL passa con il centrosinistra il fatto si deve a convincimento ideale. Se, invece, qualche senatore del centrosinistra vota con l’opposizione c’è del marcio. C’è il solito Berlusconi che si compra i senatori". Scalfari dixit.

***

E dire che io avevo suggerito a Prodi il sistema di "fare qualcosa per gli Italiani": chiedere le 113 basi USA dislocate sul territorio nazionale e ritirare i 10.000 soldati italiani, inviati all’estero in "missione di pace". Si risparmierebbe una montagna di soldi. Coi quali soldi si potrebbero varare le misure proposte da Dini per "dare ossigeno all’economia" e le "proposte sociali" avanzate dalle sinistre del centrosinistra. Solo mi tocca osservare che una simile soluzione non la propone Prodi, né Dini né i "sinistri" che stanno nella maggioranza.

E non la propone neppure Eugenio Scalfari, malgrado la sua inutile e ridicola divinità.

Antonino Amato

 

28/12/2007

PRODI STRAPARLA MA NON CONVINCE

Ieri, 27 dicembre 2007, Romano Prodi ha tenuto una "conferenza stampa" per "illustrare le cose fatte" e per "anticipare le cose che farà". Ha parlato molto, ma non ha convinto nessuno. Non ha convinto Dini ("Non può limitarsi a fare promesse, deve dimostrare di essere in grado di realizzare fatti"), non ha convinto Giordano ("E’ il momento di passare dalle parole ai fatti"), non ha convinto i comunisti italiani (si richiede "una decisa sterzata sul piano sociale, questione salariale in primis"). Insomma la maggioranza che sostiene Prodi manifesta disincanto, disincanto spinto fino alla sfiducia.

E dire che ci sarebbe il modo di salvare la "capra" (Dini) e i "cavoli" (le sinistre pacifinte): basterebbe annunciare la chiusura delle 113 basi USA in Italia e decidere il ritiro dei 10.000 soldati italiani inviati all’estero in "missione di pace". Risparmieremmo una montagna di soldi, soldi utili per risolvere i nostri problemi economici e sociali.

Facile a dirsi, ma difficile da farsi. Ci sarebbero delle "difficoltà oggettive", sulle quali sorvolo in questa sede. Perché ci sono, soprattutto, delle "difficoltà soggettive". Ma ve lo immaginate lo "omuncolo Prodi", ve li immaginate questi ridicoli politicanti, ve la immaginate questa sinistra da burletta decidere e disporre la chiusura delle 113 basi USA dislocate in Italia? Decidere ed ordinare il ritiro dei 10.000 soldati italiani inviati all’estero in "missione umanitaria" a fare da supporto alle avventure belliciste degli USA? Roba da fare accapponare la pelle. Anche perché…… Anche perché gli omuncoli che gestiscono la "colonia Italya" dal 1945 ai nostri giorni ci hanno sempre descritto gli Yankees come dei "liberatori". E noi, liberati, in obbligo morale di "ripudiare la guerra" per conto dell’Italia (articolo 11 della Costituzione, ci rammenta il nostro Napolitano) ma obbligati a fare gli ascari per le guerre degli USA.

Ci vorrebbero altre intelligenze, altre volontà, altre spine dorsali. Non ci sono. E. allora, meglio tenersi le 113 basi USA in Italia, meglio tenere i nostri soldati all’estero in "missione di pace". E, allora, avanti con Prodi che promette e non mantiene; con Dini che minaccia ma non stacca la spina; con i sinistri che si dicono scontenti, ma, insomma, tra "sinistra di governo" e "sinistra di opposizione", hanno scelto per la "sinistra della mangiatoia". E pazienza se l’Italia marcisce. Del resto, chi se ne fotte dell’Italia?

Antonino Amato

 

16/12/2007

IN ITALIA "L'ARTE" NON E' APPREZZATA: MA L'"OPERA BUFFA" CONTINUA

Gli Italiani tutti sono insofferenti verso il Ministro Tommaso Padoa Schioppa. E si chiedono come mai Prodi abbia scelto un simile "empiastro", gabellandolo per "tecnico". Ebbene, "EUROPA Informazioni" ha in proposito notizie di prima mano. E ve le rivela.

Prodi vinse le elezioni e cadde in letargo. Per 3 giorni dormì, sopraffatto dalla gioia improvvisa. Poi si svegliò e subito si chiese: "adesso come faccio? Gli Italiani, appena mi vedono comparire in TV e mi sentono sillabare qualche parola, si mettono a ridere. Rischio di essere subissato dal ridicolo". E, allora, il "perfido Romano" si disse: "devo chiamare al Governo qualcuno molto più ridicolo di me. In modo che gli Italiani ridano di lui e io la faccia franca". Detto fatto: chiamò in Consiglio dei Ministri Tommaso Padoa Schioppa.

Che fu subito edotto quale fosse la sua "missione": far ridere gli Italiani. Il buon TPS ce la mise tutta. Ed, allora, dichiarò che "i giovani italiani sono dei bamboccioni" perché a 30 anni restavano ancora abbarbicati alla famiglia d’origine. Fu subissato dagli insulti. Tra i quali: "costui è un cretino. Non sa e/o non capisce che a guadagnare 800 Euro al mese non si può mettere su casa pagando 400 Euro di affitto"? Si prese gli insulti degli Italiani in pubblico, ma gli elogi di Prodi in privato. Perché così facendo il più ridicolo del Governo Prodi risultava TPS e non il "perfido Romano".

Fu così che il nostro "eroe/martire" passò alla seconda comica: "pagare le tasse è bellissimo". Altro coro di fischi e di insulti. E qualcuno osservò: "pagare le tasse sarebbe un dovere civico se qualcuno non ci rubasse sopra. Occorre mettere in galera i ladroni di regime". Non era un gran successo; ma anche questa volta il "perfido Romano" salvò la faccia. Solo che….

Solo che non tutti gli Italiani hanno voglia di ridere. Taluni svolgono "funzioni giurisdizionali". E, nelle loro funzioni, bocciarono due provvedimenti del TPS: 1. La rimozione di Petroni dal CdA della RAI. Con il quale TPS (e Romano Prodi) avevano inteso impadronirsi della RAI-TV; 2. La rimozione di Speciale dal comando della Guardia di Finanza. Nel tentativo di "normalizzarla" ai voleri dei "sinistri" del centrosinistra. A questo punto gli Italiani cominciano a chiedersi: "Chi è quel cretino che ha chiamato questo cretino al Governo? Chi è quel ridicolo che ha chiamato questo ridicolo al Governo"?Succede, dunque, che le critiche degli Italiani tornano ad indirizzarsi contro Romano Prodi, colpevole di aver chiamato un simile personaggio a fare il Ministro. Risulta ad "EUROPA Informazioni" che Romano Prodi ha cominciato a sfogliare la margherita. E a chiedersi: "cado prima io o si dimette prima TPS"? Il resto alla prossima puntata. Assicuriamo comunque che la "opera buffa" continua.

CiaoEuropa

 

3/12/2007

AVANTI... C'E' POSTO PER TUTTI

A partire dal 1 dicembre, hanno preso il via le pratiche per la regolarizzazione degli oramai classici 170.000 lavoratori stagionali extra-UE: ci dicono che servono all'economia italiana, una triste prassi che dura da oltre un decennio, che sarebbe causata dalla mancanza di manovalanza italiana.
Bisogna sapere però che questi operai, in realtà sottopagati e sfruttati (basta controllare gli effettivi orari di lavoro), nella maggioranza degli effettivi, al termine del periodo lavorativo non tornano nei propri paesi, diventando così automaticamente clandestini.
Cittadini del Bangladesh, Pakistan, Marocco, Tunisia, Senegal, Albania e quant'altro, che vanno ad aggiungersi alle altre centinaia di migliaia di stranieri senza permesso di soggiorno o scaduto, senza fissa dimora e lavoro: sono coloro che poi lavorano totalmente in nero, peggio ancora delinquono o vanno ad ingrossare le file dei vù cumprà.
Sì, perchè al contrario di ciò che vogliono farci credere, la maggior parte dei clandestini non arriva tramite sbarchi di gommoni e carrette del mare, ma lo diventa grazie a visti e permessi temporanei, turistici, di studio e per lavori stagionali, scaduti. 
Un paese che fosse governato da politici volti all'interesse nazionale, avrebbe già fermato da anni le quote stagionali, sostituendole con salari più dignitosi per i lavoratori italiani, o perlomeno indirizzerebbe verso i lavori stagionali quel milione di stranieri totalmente o in parte disoccupati e le migliaia di venditori abusivi che danneggiano i commercianti in regola, togliendo così manovalanza al mercato illecito.
E invece, stranieri a go-go in entrata, stranieri a spasso, a praticare accattonaggio e abusivismo commerciale: come sempre, con il tutto a pesare sul sistema sociale e assistenziale nazionale, aumentando la tensione sociale e l'insicurezza trai cittadini.
"Avanti" signori, in Italia c'è posto per tutti.....
 
Paolo Casadio, FIAMMA TRICOLORE-Ravenna.

 

25/11/2007

FINIS TERRAE


La partita si gioca all'attico mentre al massimo noi emergiamo di quando in quando dallo scantinato per vedere cosa avviene in portineria. Per questo prendiamo sovente fischi per fiaschi, enfatizziamo fatti minori e non li cogliamo nella loro interezza.
Ci troviamo in un periodo di trasformazione internazionale in cui si stanno combattendo almeno quattro guerre mondiali occulte, più intrecciate che parallele.

Prima guerra

La prima guerra è quella tra euro e dollaro, senza esclusione di colpi, una guerra tra banchieri che ha determinato gli scenari internazionali inaugurati con l'11 settembre. Controllare i pozzi, far salire il prezzo del petrolio fino al punto da renderlo conveniente agli
interessi americani ma non di più, svalutare il dollaro e impedire le transazioni in euro: ecco le ragioni più importanti degli interventi “di pace” americani nel Vicino Oriente.

Seconda guerra

La seconda guerra concerne la geopolitica di droga, petrolio e gas. Essa vede contrapposti il partito atlantico a quello russo/asiatico ma comprende anche furiose guerre intestine tra Inghilterra, Usa e Israele con il coinvolgimento di attori minori sulla rotta afghano-balcanica e su rotte alternative come Marocco e Spagna.

Terza guerra

La terza guerra riguarda la Cina: tutti gli altri protagonisti fanno a gara nel contendersi rapporti privilegiati e nell'ipotizzare normative alla crescita del colosso giallo il quale, come se non bastasse, sta apprestandosi a gettare sul piatto tutta la sua potenza con effetti apocalittici.

Quarta guerra

La quarta guerra è quella di Putin: la ripresa russa che sta facendo rinculare l'influenza yankee nella cerniera eurasiatica e che sta allargano il raggio strategico al Vicino Oriente non è un epifenomeno ed è, anzi, addirittura potenziale causa di una guerra mondiale vera e propria.

Non se ne occupano i media

I media, impegnatissimi a mettere in scena la nostra quotidianità che oscilla tra il drammatico, lo squallido e l'avvilente, non si occupano affatto delle questioni di fondo da cui però dipende la nostra vita di tutti i giorni. Se non se ne occupano i media nemmeno lo fanno i“camerieri dei banchieri” che sono impegnati a parlare solo il politichese per capitalizzare lo “share”. Ma noi dobbiamo, invece, avere un'idea d'insieme, che poi è l'unica garanzia che abbiamo di non prendere cantonate nella politica nazionale. Perché se fraintendiamo i moventi altrettanto ci capita per quanto riguarda le previsioni future e, se sbagliamo queste, non facciamo che oscillare come fuscelli trascinati dalla corrente.
Ed è per questo che l'ho presa da lontano: mi sembra indispensabile.

I grandi gruppi d'interesse non vogliono politici

I grandi gruppi d'interesse in Europa Occidentale alle prese con queste quattro guerre sono impegnati a risolvere i loro contenziosi al di sopra delle sovranità e, nell'attesa di un eventuale governo europeo, pretendono che i governi nazionali siano ridotti ad assemblee di condominio. Ragion per cui tutto quanto accade in Italia non va assolutamente letto in chiave locale (sarebbe una grave mancanza) ma come fase di passaggio. Questo è il motivo per il quale il governo Proni non è ancora caduto e sembra reggere. Confindustria lo ha detto chiaramente; Montezemolo ha assicurato che in Italia prima del 2009 non si dovrà andare a votare. Fini, quando il 17 novembre ha contraddetto e sfidato Berlusconi sostenendo che prima di votare bisogna accordarsi sulla riforma elettorale, ha usato parola per parola un editoriale del Sole 24ore. Berlusconi il 18 novembre si è limitato ad effettuare un colpo di scena. Visto che i suoi “alleati” lo stavano fregando ha buttato all'aria la tavola con tutte le carte e ha detto “se pensate che di accordarvi senza di me e di farmi fuori avete fatto male i calcoli perché sono migliore di voi anche negli accordi”.

Solo una questione di tattica

La prima chiave di lettura di quanto è avvenuto (la presunta fine della CdL) è proprio questa. Berlusconi è l'unico – dicasi l'unico – uomo politico italiano a non dipendere direttamente ed organicamente da qualcuno e, quindi, ad avere una certa libertà di manovra. Inoltre è il meno legato ai centri di potere europei, tant'è che dobbiamo in gran parte a lui la cosa più interessante avvenuta in Italia negli ultimi venti anni: ovvero l'accordo tra l'Eni e la Russia.
Non ha una linea strategica, è un tattico. Tattiche sono infatti le ragioni dello scontro tra il piccolo e i nani. Le scelte tattiche interessano solo i giocatori e non chi, come noi, sta fuori dal gioco, ragion per cui non darei un'importanza eccessiva a questo scontro che è comunque
divertente, se non altro perché rovina molti piani personalistici e faticose architetture bizantine concepite in questi tre anni nei circhi di Fini e Casini.

Sconvolta l'estrema destra

La contrapposizione formale tra il piccolo leader e i nani ha però comportato uno sconvolgimento nelle appendici di destra. Con l'eccezione del partito di Storace (che comunque si trova anch'esso di colpo spiazzato rispetto al gioco che stava conducendo dopo una lunga pianificazione) più o meno tutti si ritrovano, per via di intrecci personali, d'interesse, di conoscenze, nella larga corte finiana. Il che, giustamente, ha prodotto sconforto, perplessità e malumore. Ci s'inizia a rendere conto, all'estrema destra, che si è davvero subalterni e impotenti. Il dramma è che, fatte salve le dovute e rare eccezioni, si sia dovuta attendere la prova del nove della più indiscutibile evidenza per prendere atto di qualcosa che doveva essere invece il postulato iniziale dal quale procedere. Ci si sta poi rendendo conto di un altro fatto largamente prevedibile da anni e cioè che per i partiti di estrema destra è partito il conto alla rovescia. A scanso di improbabili colpi di scena questi spariranno; molto probabilmente saranno costretti a confluire altrove, a sciogliersi o a trasformarsi in movimenti.

Avanguardia corsara

L'occasione è delle migliori per poter finalmente apprendere a ragionare con freddezza, con spietata autocritica e senza riserve mentali. Da tempo l'evidenza dei fatti ha dimostrato l'inconsistenza dell'”antagonismo” (antagonisti a chi? In nome di che cosa? Con quale strategia? E, soprattutto, riconosciuti come antagonisti da chi?). Ora ha fatto emergere anche
l'inconsistenza tanto della scelta di“rappresentatività” (non esiste né può esistere nessuno che possa rappresentarci) quanto quella della scalata a un fortilizio (quale? Non ce ne sono: nessun partito, ammesso e non concesso che fosse permeabile ad una conquista dall'interno, avrà più consistenza o prospettive). Ancora una volta chi non voglia divenire uno sciuscià si
trova di fronte a un bivio: o si chiude in un ghetto sterile, ottuso e autogratificante giocando a fare lo zingaro fasciconsumatore, oppure inizia a ragionare per dialogare con la politica sulla base dell'autonomia e del realismo. Non è questione di forme, appartenenze o schieramenti (tutti vanno egualmente bene perché sono tutti parimenti inaccettabili, tutti vanno bene - meglio se più d'uno contemporaneamente in una logica di sistema di forze - purché intesi sempre e comunque come luoghi esterni e teatri di scontri e trattative): è questione di mentalità. Tutti vanno bene? Solo se non sono frutto di scelte obbligate ma di valutazione strategica. Ecco perché, a scanso di equivoci, ritengo qualsiasi ripiegamento obbligato in quanto dovuto agli sconvolgimenti attuali, intrinsecamente debole, senza spessore, quindi
politicamente privo di senso, a prescindere da quanto possa poi risultare avvilente. Prima va affermata l'autonomia, anche e soprattutto finanziaria, poi va deciso cosa fare tatticamente: non si può raffazzonare una mentalità e men che meno è lecito fingerla, bisogna maturarla!
Quale debba essere quella mentalità lo andiamo ripetendo oramai da anni. Servono una centralità che non oscilla, una chiara Idea del Mondo, una sottrazione alle logiche sistemiche e una capacità di muoversi tra politica e territorio come incursori, come lanzichenecchi, come
uscocchi a protezione di imprese che siano al tempo stesso gratificanti ed efficienti. E' giunto il tempo di prepararsi a grandi sfide con la mentalità dell'avanguardia corsara.
In quanti ci riusciranno?

Gabriele Adinolfi

 

3/11/2007

COMICHE POLITICHE...(AHINOI)

Comincia a prendere corpo anche a Ravenna, la presenza fisica (saltuaria) dei seguaci politici di Grillo, sulla spinta emozionale e soprattutto mediatica delle provocazioni del comico genovese, con una controparte di proposte piuttosto scarna.

A loro, che al momento in sostanza nulla sono, spazi sui quotidiani locali anche per semplici volantinaggi, ma d'altronde ancor più popolarità viene concessa a voltagabbana di mestiere che s'inventano dalla notte alla mattina fantomatiche orge di associazioni e gruppi, che hanno come unico obiettivo la distruzione della Tradiz