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SOCIETA'

Tutto ciò che riguarda la società Italiana

7/11/2008

DROGHE: RAPPORTO ANNUALE DELL'O.E.D.T.

Come se fosse difficile prevederlo, il consumo di droghe in Europa stando al Rapporto 2008 dell'O.E.D.T. -una delle agenzie inerenti dell'Unione Europea- è in aumento.

Manco a dirlo, lo spinello è lo sballo preferito di spagnoli e italiani, i quali quest'ultimi, fanno registrare anche il triste record di maggior uso di cocaina tra i giovani.
Oramai è acclarato che la cocaina, da droga per ricchi, così una volta definita per i costi esorbitanti delle dosi negli anni Ottanta, è oggi alla portata di tutti, poichè dà dipendenza immediata a differenza di marijuana e hascis, pertanto assicura un consumo frequente.
Oggi è praticamente accettata dalla società italiana come una normalità, a differenza appunto di anni orsono quando era definita droga pesante; lo stesso percorso di sdoganamento sociale che è accaduto con lo spinello, dagli inizi degli anni Settanta in poi.
Da non dimenticare che anche il crack è una derivazione della cocaina, così chiamato poichè derivante dal rumore che quella sostanza produce quando viene riscaldata e fumata, essendo in forma solida.
I peggiori effetti derivanti dall'uso costante e massiccio di questi due tipi di droga sono le convulsioni, l'aumento del ritmo cardiaco ed il battito irregolare, infarto, depressione, colpo apoplettico ed un veloce aumento della pressione sanguigna.
Le cosiddette "droghe leggere"come vengono ribatezzate da alcuni, non sono innocue come vogliono farci credere coloro che addirittura ipotizzano un uso libero o controllato di tali droghe.
E' noto che il consumo di marijuana porti come "effetti collaterali" ansia, disturbo della personalità e depressione.
Gli studenti che la fumano ottengono voti inferiori e minore possibilità di conseguire il diploma  dei loro compagni non-fumatori.
Parecchi studi hanno dimostrato che i lavoratori con l'abitudine dello spinello sono più frequentemente soggetti a lentezza, infortuni-incidenti sul lavoro ed assenze.
L'uso di marijuana e hascis altera la capacità di memorizzare e ricordare: il THC interrompe fra l'altro la coordinazione e l'equilibrio legandosi ai ricettori del cervelletto e alle parti del cervello che regolano la postura, l'equilibrio, la coordinazione ed il tempo reattivo.
Anche l'uso continuo di marijuana negli anni, può portare il consumatore alla dipendenza.
Non bisogna scordarsi dell'ecstasi di cui ne è a contatto ben il 25% dei giovani al di sotto dei 20 anni!
Il 43% di chi è cosumatore di ecstasi ha le classiche caratteristiche mediche classificate come dipendenza, sottolineando che almeno il 60% dei consumatori di questa droga soffre di crisi d'astinenza, senso di affaticamento, perdita d'appetito e depressione.
Pertanto la droga, qualsiasi tipo di droga è certamente un veleno.
Come possibile debellare il problema?
Innanzitutto queste tematiche dovrebbero essere governate dai singoli stati, evitando come accade per altri settori di venire tutto accorporato in seno all'U.E., con tanto di studi, linea standardizzata di prevenzione, cura e repressione.
Sempre, ed io a tal proposito ho fortissimi dubbi, si voglia porre un rimedio o almeno arginare un problema che assieme all'alcool, sta uccidendo mentalmente e schiavizzando fisicamente la gioventù italiana nonchè europea, diventando negli ultimi 10 anni problemi di portata epocale.
Ma probabilmente è quello che si vuole...
Differentemente, risulta difficile spiegare i piccoli risultati nella lotta al contrasto del traffico di stupefacienti, visto che il consumo aumenta in maniera esponenziale come le varietà di droghe, con leggi che sulla carta appaiono rigoriste, ma che in realtà depenalizzano.
Una legge l'ultima, che parla maggiormente di sanzioni amministrative.
La Fiamma Tricolore al riguardo, pensa che sia primario garantire la certezza della condanna togliendo fisicamente dalla società chi smercia il veleno della droga, dal piccolo spacciatore al trafficante: ma questa, allo stato attuale del nostro paese resta solo un'utopia, visto il sovraffollamento delle carceri e la condizione spesso al limite della decenza degli istituti di reclusione nazionali.
E' davvero sconcertante che un paese che si definisce moderno e civile come l'Italia, molto spesso si veda "costretto" mettere a piede libero quasi nell'immediato, non gli autori di piccoli reati ma criminali incalliti dello spaccio di droghe, un pò a causa delle leggi, un pò perchè in carcere non c'è posto.
E' inconcepibile che nel secondo millennio, in Italia ci si debba impiegare mediamente 22 anni per la realizzazione di un nuovo penitenziario, quando nel ventennio imponenti opere pubbliche (parliamo di 70-80 anni fa) si costruivano in mezzo decennio!
Questo è progresso?
 
 
Buon fine settimana,
Paolo Casadio,
FIAMMA TRICOLORE, Ravenna.

31/10/2008

PIAZZA NAVONA, LA VERITA' E' CONFERMATA


Minsitero dell'Interno. "Gli scontri più duri di Piazza Navona dell'altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che e' venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco (giovani di destra). Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Francesco Nitto Palma, nell'informativa urgente del Governo alla Camera sugli scontri legati alle proteste contro la riforma Gelmini. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c'erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. ''E' usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona''. Prima dell'arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c'erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma ''l'interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente - ha sottolineato - il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti''. In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. ''Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati piu' volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia - ha proseguito Nitto Palma - avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l'intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi''. Nel frattempo, ha riferito, ''da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all'altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza''. Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, ''ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell'ordine hanno quindi separato i contendenti''.

 

16/10/2008

IMMIGRAZIONE I PRIMI SCONCERTANTI DATI

Vicenza, 16 ottobre 2008

Innanzi alla preoccupazione che sta investendo l’opinione pubblica sulla fine dei propri risparmi, sta passando quasi in sordina il gravissimo problema immigrazione. I recenti dati ISTAT confermano un aumento dell’immigrazione per l’anno 2007, pari al 16,8%. Si pensi che la sola comunità rumena è la più numerosa, aumentata in un anno dell’ 82,7%.
Un trend che, anziché contrastato con una seria regolamentazione, si accetta nel nome del buonismo più becero, anche attraverso spot pubblicitari promossi dal Governo della Romania e diffusi sulle principali reti nazionali con lo slogan "piacere di conoscerti", che ci invitano a conoscere il popolo diverso per rispettarlo, senza minimamente ricordare che il giusto comportamento dovrebbe essere l’esatto contrario; in quanto è l’ospite che si deve comportare come tale.
Ma siamo “italiani brava gente”.
Bisognerebbe chiedere ai nostri connazionali immigrati all’estero se furono accolti a suo tempo con sussidi, privilegi, e spot televisivi. Chiediamo a coloro che si sono fatti da se, la difficoltà di farsi rispettare, di guadagnarsi la stima attraverso grandi sacrifici, incassando umiliazioni e mortificazioni, ma mantenendo sempre un comportamento esemplare.
Tutte situazioni che oggi gli extracomunitari possono tranquillamente evitare e, con lo stato di diritto, possono tranquillamente protestare, anche violentemente, come i cinesi a Milano o i magrebini a Torino, possono pure prendere a calci i Carabinieri come a Padova, con i ringraziamenti dello Stato al Maresciallo di pattuglia, per aver mantenuto il “sangue freddo” e non essere intervenuto violentemente; altrimenti, diciamo noi, chissà dove lo avrebbero mandato. Situazioni assurde, ma in linea con gli altri paesi europei come Francia, Gran Bretagna e Spagna. Intanto a fine mese avremo il dossier sull’immigrazione redatto dalla Caritas Migrantes e sicuramente i dati non saranno favorevoli a noi, poveri autoctoni.

Piero Puschiavo
Coordinatore Regionale del Veneto
Fiamma Tricolore

 

5/5/2008

NELLA "ITALYA LIBERATA" ANCHE I PORCI HANNO LE ALI

In Italia ogni giorno abbiamo una certa dose di delitti più o meno atroci. A volte opera di connazionali, a volte opera di stranieri. I giornali ne sono pieni. E, solitamente, "i delitti di oggi" soppiantano nella cronaca "i delitti di ieri". Oggi ci tocca leggere del delitto di Verona, dove alcuni teppisti hanno massacrato un giovane "che aveva loro rifiutato una sigaretta". E questo la dice lunga sul clima di degrado nel quale sguazziamo in Italia.

Come se non bastasse, si aggiungono gli sciacalli che tentano di "voltare in politica" una squallido episodio di bullismo giovanile. A dire dei coetanei dei giovani, autori di questo barbaro pestaggio, costoro erano "stanchi", "matti" ed "ubriacon". A dire del Procuratore Papalia "né gli aggrediti né il ragazzo arrestato fanno cenno a motivazioni politiche". Anche il Vescovo condanna il gesto ma "nessun riferimento alla politica". Insomma tutto indica un brutto fattaccio di cronaca, ad opera di delinquenti diseducati e senza ideali. E ci sarebbe da chiederci: "che fare"? Ed invece certa politica va a cercarsi una qualche rivincita delle brucianti sconfitte elettorali. E, allora, tutti a parlare di "naziskin", di "neofascisti", di "estrema destra". Ovviamente: restando sul generico per evitare qualche querela.

In questo quadro, di bassa e volgare speculazione, meritano una segnalazione Veltroni: "siamo davanti ad una aggressione di tipo neofascista" e Paolo Ferrero: "la responsabilità è della destra populista". Gad Lerner, invece, ci ammannisce la solita perfida lezioncina di "buonismo multirazziale" chiedendosi e chiedendo: "se la vittima del pestaggio di Verona fosse stato uno straniero… oggi la città vivrebbe il medesimo turbamento"? Rispondo: non vivremmo lo stesso turbamento, ma ne saremmo comunque angosciati. In Israele, invece, quando uccidono dei bambini palestinesi, i "bravi ragazzi" di Tsahal non vengono imprigionati, ma vanno in licenza premio. Segno che in Italia, vige ancora un barlume di civiltà.

***

Potrei chiudere qui. Pago di avere risposto ai soliti "squali dell’antifascismo militante". Ma una analisi un poco approfondita impone di osservare che ci sono in giro delle bande di giovinastri che non rispettano né Dio né il Diavolo. E che spesso sono preda dell’alcol e, a volte, della droga. Taluni "vestono alla fascista". Ma, se chiedete loro quali libri hanno letto, noterete che costoro nulla sanno e nulla vogliono sapere. Vittime di una massiccia propaganda che dipinge i fascisti come "brutti, sporchi e cattivi". Mi chiedo e chiedo: possono esserci dei fascisti che nulla sanno del fascismo, delle sue idee e dei suoi valori? Possono esserci dei fascisti che ignorano le parole "autodisciplina" ed "autocontrollo"? Possono esserci dei fascisti che ignorano i "mores maiorum"? Io penso di no: costoro non sono dei "camerati". E non vanno neppure catalogati tra "i camerati che sbagliano". Costoro sono figli di questa "Italya liberata". Priva di "identità" e di "indipendenza" ma ridotta a "porcile degli USA liberatori".

Antonino Amato

 

25/4/2008

CHE SFILINO LE BRIGATE ROSSE

Credo che l'Italia sia l'unica nazione al mondo che festeggia l'invasione del suo territorio: non era mai venuto in mente a nessuno. Certo una parte di italiani, invero assai sparuta, passò dalla parte del nemico nel settembre del 1943 quando il re coniglio e il primo ministro vigliacco scapparono a gambe levate nelle braccia del nemico e si affrettarono a chiamarlo amico. Quella piccolissima porzione d'italiani, alcuni per fede, altri per tornaconto, altri ancora per obbedienza, si misero a fiancheggiare l'avanzata del nemico, incuranti che questa fosse contrassegnata da bombardamenti di città, stupri e stermini di donne, violenze sui civili e persino eccidi ingiustificati. In poco meno di due anni la lunga marcia del nemico si concluse con la sua vittoria nella guerra. Ne derivarono eccidi, lo scempio vergognoso di Piazzale Loreto, epurazioni selvagge contrassegnate da regolamenti di conti per rivalità personali. Ne nacque la Repubblica fondata sull'accordo tra poteri affaristici, in particolare quelli mafiosi che avevano organizzato gli sbarchi americani in Sicilia e a Salerno e ottenuto in cambio la mano libera per i traffici sul versante tirrenico fino a Marsiglia. Ne seguì un periodo di lunga e vergognosa sottomissione internazionale accompagnata da un disprezzo nei nostri confronti, ancora oggi non del tutto sopito, dovuto appunto alle nostre capriole sfrontate. Al di là dei sentimenti non si capisce proprio cosa ci fosse da festeggiare, né tanto meno cosa ci sia da celebrare oggi.

Perché intervenne quella retorica

Allora una ragione per mitizzare quel 25 aprile c'era; ce l'aveva un'intera classe politica sconfitta dalla storia e dal fascismo, emarginata dalla nazione, che per venti anni era passata a vita privata (ma sempre assistita dal buon Benito) o all'esilio parigino con tanto di stipendio mensile (mai accaduto in nessun altro contesto o  in nessun'epoca). Uno stipendio mensile che cresceva con l'aumento della vita perché bastò che una figlia di Saragat andasse dal Duce (che riceveva...) per lamentarsi del caro-vita perché il buon Benito allargasse i cordoni della borsa. Ora quella classe politica di falliti cercava un posto al sole e lo reclamava dal nemico vittorioso al quale si era offerta ossequiosa e incurante della sorte dei suoi compatrioti.
Bisognava mitizzarlo quel 25 aprile perché si doveva creare un'aura di epos e di gloria che desse autorevolezza ai falliti di ritorno. Così intervenne la retorica intrisa di ogni menzogna. Al punto di capovolgere la realtà oggettiva delle cose. "L'invasore" non fu più chi ci bombardava dal mare, chi sbarcava sulle nostre coste, violentava le nostre donne, occupava le nostre città, ovvero il nemico di guerra, anglo/franco/americano, bensì il tedesco che pure non solo era nostro alleato ma si trovava in Italia a difendere la nostra terra chiamatovi addirittura dal re coniglio in persona poche settimane prima della sua ignobile fuga. E allora, sulla falsa riga di questa mistificazione chi si era battuto contro"l'invasore", per un sogno di libertà, in nome del tirannicidio, era nobile e da mitizzare. La sconfitta italiana - ma la sua vittoria - diventava così festa nazionale. E il "mito" partigiano s'impadronì della cultura politica, letteraria e poi televisiva delal penisola affranta.

Ora è tempo di scelte

Ora quella classe dirigente è sparita, morta di vecchiaia, dopo aver spolpato ogni bene dell'Italia e averla trascinata nella bancarotta. Che senso ha dunque continuare a celebrare il triste rito della contraffazione e il gusto dell'odio? Immagino che alcuni nostalgici delle rivoluzioni mancate, alcuni orfani degli arcobaleni e maniaci della legge di Lynch non possano fare altrimenti, ma il resto? Non si può superare questa stucchevole retorica resistenzialista, così come in molti iniziano a chiedere? Perché delle due l'una: o si supera quest'impasse o la si celebra fino in fondo. In tal caso si accetti e si esalti la cultura partigiana, quella dell'omicidio a freddo, del mordi e fuggi in nome di un sol dell'avvenire e di un qualsiasi tirannicidio. Si riprenda quella cultura che avvelenò gli animi negli anni Sessanta e Settanta da tutte le cattedre, da tutti gli schermi e che fece preda su migliaia di giovani che finirono per imitarli, e si facciano allora sfilare i Brigatisti Rossi che hanno di certo molti più numeri dell'Anpi.
Essi, infatti, hanno creduto alla retorica resistenzialista, ne hanno messo in atto il modello, sono insorti, hanno cecchinato, hanno ucciso. Ma, a differenza dei loro patrigni, non avevano alcun carro armato nemico da seguire e hanno quindi perso.  E hanno pagato sulla loro pelle (e ovviamente su quella di molte loro vittime) la cultura del 25 aprile. Hanno trascorso dietro le sbarre periodi più lunghi del Ventennio mussoliniano e hanno, di certo, più titoli dei partigiani per camminare a fronte alta. Se la fronte può andare alta in marce fondate sull'odio e il rancore.

Gabriele Adinolfi

23/3/2008


E MAGDI ALLAM DA MUSSULMANO SI FECE CATTOLICO

Oggi, 23 marzo 2008, i giornali tutti sono pieni della stupefacente conversione di Magdi Allam che da "mussulmano" si fa "cattolico". Aiuta a gonfiare la notizia il fatto che Benedetto XVI, in prima persona, gli abbia amministrato i sacramenti nella cornice di San Pietro in Roma.

Potreste obiettarmi: "E chi se ne fotte? Di Magdi Allam. E della sua improbabile e strombazzata conversione?". Ed avreste torto, torto marcio. Perché la conversione di Magdi Allam è "segno dei tempi", un tassello del fatto che "noi giudeocristiani" siamo in guerra con i "fanatici mussulmani". E che Bush, l’alfiere dei "giudeocristiani" ispirato da Jahvé, si appresta a dare l’ultimo suo colpo di coda aggredendo l’Iran. Siamo, dunque, in presenza di un avvenimento che saltella tra "cronaca" e "storia".

Potreste obiettarmi: "Giudeocristiani e fanatici mussulmani sono due categorie mediatiche. In realtà ci sono dei ladroni che vorrebbero depredare le terre e le risorse altrui". Vi confesso che io non disdegno questo modo di pensare e di vedere. E, in effetti, in Afganistan, in Iraq e in Palestina ci sono degli "invasori" e ci sono degli "invasi". Devo però avvertirvi che un simile modo di pensare si avvicina tanto al un modo di vedere di tipo "nazifascista". E, difatti, così dicendo, voi dimostrereste che credete ancora nei "Popoli", nella loro "indipendenza" e nella loro "sovranità".

Solo che un simile modo di vedere non è più "moderno". Nel nostro mondo moderno gli Yankees ci predicano di essere "benefattori dei popoli". Tanto per dire: portano la "democrazia" in Afganistan per costruirsi un oleodotto che succhi gas e petrolio dall’Asia centrale a beneficio degli USA e portano la "libertà" in Iraq in cambio di quell’acqua sporca e nerastra che si chiama "petrolio". Per non dire degli Ebrei che, andati in Palestina, hanno creato un loro "Stato" e, volendolo religiosamente puro, hanno cacciato dai paesi natali 800.000 Palestinesi spogliandoli di tutto. Purtroppo gli Arabi/Mussulmani, invasi e derubati, non capiscono la nostra fraterna spiritualità e si fanno "fanatici mussulmani".

Oggi, dunque, a credere alle apparenze, dovremmo prendere atto che Magdi Allam da "mussulmano" si è fatto "cattolico" e che Benedetto XVI gli ha amministrato i sacramenti in San Pietro in Roma. Solo che, a smentire queste apparenze tanto strombazzate dalla stampa, provvede lo stesso Magdi Allam. Che scrive un lungo articolo dove, più che parlare e spiegare la sua "conversione" da "mussulmano" a "cattolico", si lancia in una lunga filippica contro i "fanatici mussulmani".

Insomma, in questo mondo che cambia, Magdi Allam è una certezza: è il solito pennivendolo assoldato per decantare le "virtù" degli USA e di Israele e le "nefandezze" degli Arabi/Mussulmani che non accettano e non gradiscono di essere invasi e derubati in casa loro. Semmai è Benedetto XVI che ci fa la figura di un "povero Cristo" trascinato ed usato in questo teatrino. Che poi Benedetto XVI non capisce oppure capisce e si adegua sono fatti suoi.

Sia come sia, io la vedo sempre allo stesso modo. Magdi Allam, ex cittadino egiziano fattosi italiano per concessione amministrativa, era un "improbabile italiano". Ora è diventato anche un "improbabile cattolico". Ma questo non deve mettervi in allarme. Perché chi lo paga per scrivere certe cose è sempre lo stesso padrone. E anche gli US$ non hanno cambiato colore. Sebbene, dopo 8 anni di Presidenza Bush, si siano di molto svalutati.

Antonino Amato

 

8/3/2008

CENT'ANNI DI SOLITUDINE

Nel medioevo c'era la festa dello scudiero, nell'antichità addirittura la festa dello schiavo. Che esista la festa della donna è avvilente proprio per le donne. Le quali, non diversamente dagli uomini, vivono male una società profondamente asessuata nelle sue valenze sottili; una società che è maschilista solo in quanto è matriarcale poiché il gallismo altro non è che una forma di esibizionismo tipicamente filiale. Il maschilismo non è maschilità e men che meno è virilità.
La società dei «tengo famiglia» è una società impostata sul modello arcaico della Grande Madre ed è società tipicamente anti-eroica, raggomitolata in un'aura di continuità fetale. Parliamo della società in cui gli Achille si vestono da donna e scoprono di essere uomini solo se Ulisse fa loro scoprire la spada. Badate: la grande madre, o più propriamente la matrigna, non è la femmina, è solo un'espressione del femminile, che del resto calza a pennello su milioni di maschi. Questo costringe la femmina, non meno del maschio, in condizioni di disagio esistenziale e la mette in difficoltà per l'affermazione di se stessa. Finché non sia a sua volta madre è considerata dalle comari, e quindi dai galletti, o ancella o prostituta oppure discepola nella strada verso il matriarcato.
Che le donne, non si sa quanto consapevoli, si ribellino a questa cappa culturale è cosa buona e giusta. Lo stesso femminismo ha non pochi elementi positivi nelle sue pulsioni, ma il suo dramma sta nel fatto che subito tradisce le stesse origini del suo nome. Non cerca infatti di liberare la femmina (il che, d'altra parte, è impensabile senza l'operato anche solo immaginifico del vir) ma di riaffermare l'eguaglianza rispetto all'uomo. Poiché quest'ultimo, oggi, uomo lo è raramente, questo desiderio affonda due volte; innanzitutto perché cercare di mascolinizzarsi non è assolutamente liberatorio per la femmina e poi perché i modelli maschili perseguiti sono finti, inautentici.
Questo non deve in nessun caso tramutarsi in una resa, nell'accettazione della cultura matriarcale come qualcosa di tradizionale a cui uniformarsi, perché è esattamente dell'opposto che si tratta. Di certo la strada per tornare all'autentico, ovvero a culture impostate sul normale, laddove, come in Etruria, a Roma, nel mondo celtico, in Germania, la donna era libera davvero ed era al contempo femmina, è davvero difficile.
Ma che le donne si consolino: nel labirinto del non senso esistenziale sono in buona compagnia, esso oggi imprigiona più o meno tutti.

Gabriele Adinolfi

23/1/2008

LA MUSICA E' CAMBIATA


L'avanguardia c'é. Abbiamo la risposta alla domanda che ci ponevamo da un po' di tempo in qua assistendo ai volteggi di quei pochi, ma non pochissimi, che si muovevano in equilibrio su di una corda tesa tra l'avanguardia e la tribù urbana.
Gli ultimi mesi ci hanno dato le dovute conferme. E le hanno date all'opinione pubblica, alla gente. Le ha fornite per ben due volte Azione Futurista e per essa Graziano Cecchini contesissimo dai media di tutto il mondo e presente in tutte le reti italiane in prima serata e nei pomeriggi domenicali. A parlare di arte, di vita, di energia, di Marinetti tra il godimento generale; perché non è vero affatto che ci vorrebbero tutti morti o che non ci vogliono sentire: diamo fastidio solo quando ripetiamo pedissequamente tutto quello che di caricaturale e di inautentico ci hanno appiccicato addosso, solo quando siamo antipatici, tristi, bui, corrucciati, moralisti e goffi. Il contrario esatto di quanto espresso da Cecchini su tutte le reti.
Le conferme le hanno fornite per la seconda volta (e qui andiamo sul difficile per via dell'etichetta politica esplicita che - perché di parte - di certo non aiuta) gli squadristi mediatici del Mutuo Sociale di “Sinevox” Gianluca Iannone, i militanti della sua Casa Pound e quelli di Casa Italia Prati di Giuliano Castellino. Due anni fa catturarono l'interesse dei media con un paio di azioni spettacolari adoperando i manichini, ora hanno fatto un boom con l'assalto gioioso alla casa del Grande Fratello. E sono finiti anch'essi in prima serata sui canali televisivi e hanno riempito pagine di giornali nazionali e prime pagine di quotidiani romani. E anch'essi, malgrado l'indubbia difficoltà dovuta all'etichetta, hanno mietuto più consensi, simpatie e curiosità che non repulsione.
Dunque si può.

Sopra e sotto la cresta dell'onda

Nulla nasce per caso e niente procede da solo. Queste due punte di avanguardismo, che si sono imposte con una sorta di situazionismo futurista a metodo squadrista, si stagliano al di sopra dell'onda; ma subito sotto c'è una crescita indubbiamente valida e promettente sul piano delle innovazioni; metapolitiche, artistiche, musicali, comunicative (si pensi al circuito internazionale webradio tanto per dare un'idea). Più di una componente d'avanguardia cresce; non solo nelle analisi e nelle proposte ma anche nelle azioni sociali dirette come è
accaduto in particolare – e senza collegamento! - a Roma e a Napoli ma anche in varie provincie italiane del centronord.
D'altronde Mercurio, che è il dio della comunicazione, è anche l'indice del termometro; e il termometro ci dice che ultimamente ci sono novità d'avanguardia non solo in senso di organizzazione e di volontà ma anche nelle recentissime espressioni musicali e letterarie.

Un po' più avanti i fanti!

L'avanguardia, per definizione, procede pochi passi avanti all'esercito. Ora spetta all'esercito cambiare passo (sempre che non si tratti di dover ricreare l'esercito...) Gli basta osservare gli esempi forniti dall'avanguardia per capire che si può essere presi sul serio, che si può essere ovazionati o quantomeno approvati dalla gente a patto di essere gioisi, energici e propositivi. Finalmente qualcuno è così e dimostra di esserlo. Come diceva uno slogan degli Zetazeroalfa “la musica è cambiata”. Ma ce la faranno quelli che hanno sviluppato caninamente i riflessi pavloviani su litanie decadenti e morbose a prendere esempio dai nuovi suonatori? Saranno capaci di smettere la loro acredine perenne? Riusciranno a superare l'abitudine pigra e dannata di non imporre i temi ma di rispondere a quelli imposti dagli altri? La finiranno di
accettare sempre e comunque di schierarsi in operazioni di televoto di assoluta retroguardia e utili a chi le promuove dall'alto (tipo Usa day, Israel day, Family day, Pope day)? La smetteranno di prendersi per zitelle insoddisfatte e di richiedere a gran voce proibizioni, pene e castighi, scomuniche, berline e torture verso chi non è come loro ma, esattamente come loro, nel senso della Mancino, è il “fascista” di qualcun altro? La pianteranno di perseguitare come jene o come arpie quelli che, per una ragione o per l'altra, sono in difficoltà, in disgrazia pubblica?
Abbandoneranno la tentazione così oscuramente tellurica di fare da guardie bianche del marciapiede e del talamo, da fustigatori del bacco, tabacco e venere, atteggiandosi a neo Esercito della Salvezza con, in più, un ghigno cattivo? La faranno finita di digrignare i denti e di mostrare mascelle volitive e volti truci che non incutono, peraltro, paura a nessuno perché tutti vedono che si tratta di maschere che coprono un'evidente fragilità interiore?
Rinunceranno, insomma, a cercare le pagine dei giornali e gli spazi dei telegiornali solo per approdarvi nella veste degli ottusi del villaggio?

Si può

Perché si può fare altrimenti e lo si può fare benissimo. Lo sapevamo da sempre che si poteva, ma nulla è evidente come l'esempio compiuto; e l'esempio compiuto dimostra che si può attirare l'attenzione, si può incuriosire, si può destare simpatia, si può allargare il consenso; tutto questo si può a patto di essere leoni ridenti e non sciacalli stridenti, lo si può a patto di essere espressioni del proprio archetipo e non ripetizioni acefale delle proprie caricature made in otherland.
Tutto questo lo si può a patto di entrare in contatto diretto con la gente invece di affidare il proprio pensiero a slogan che qualche segretario istituzionale farà marcire nell'astrattismo di un programma di partito utile solo a riempire il vuoto di facciata mentre il tempo reale lo perde invece lontano dalla gente e dalle cose, a fare calcolini su voti e rimborsi elettorali.
Affermarsi alla luce del sole è possibile: a patto di smettere di giocare ai piccoli ragionieri della democrazia refrattaria border line.
Si può essere avanguardia, si può essere movimento, si può essere con la gente essendo la gente, si può essere con il popolo essendo il popolo, si può essere con la nazione essendo la nazione, si può progettare il futuro in un modo finalmente non masturbatorio essendo il futuro. Tutto questo lo si può se si comprende e se si fa propria la parola d'ordine Zetazeroalfa: la musica è cambiata! E allora chiunque metterà mano a uno strumento dovrà imparare il nuovo spartito e smetterla, una volta per tutte, di fare un ripetitivo chiasso stridente e stonato. Allora, quando questo verrà finalmente recepito, quando sarà stato metabolizzato, quanda sarà stato realizzato, l'avanguardia avrà finalmente concluso questa sua rivoluzione. E inizierà quella di tutti. Ogni istante di ritardo dipende da ognuno di noi! Che musica sta suonando?

Gabriele Adinolfi

20/1/2008

PRIMA E DOPO L'ANGELUS

Papa Ratzinger è un grande politico. Con poche mosse ha messo in difficoltà la giunta romana e le baronie dell'ateneo. Da buon capo della Chiesa sa bene dove tira il vento. Il vento va a “destra” nel senso delle tematiche, dei costumi dei “valori”. Anche se poi quella “destra” è fatta di uomini di sinistra, la sostanza non cambia. E la Chiesa sa bene, da sempre, porsi dalla parte del vento senza con ciò rinunciare mai a fare comunque di testa sua. Tanto per fare un esempio recente proprio il Papa ha ultimamente condannato la Globalizzazione. Ciò non gli ha impedito però di esaltare le onlus cattoliche, che della Globalizzazione sono un elemento strutturale di rilievo. Né questo ha impedito alla Chiesa, proprio la scorsa settimana, di celebrare la giornata dell'immigrante con squilli trionfali di tromba della Caritas, ovvero la grande organizzazione che considera la “contaminazione culturale e il meticciato una grande risorsa per il futuro dell'umanità”. E che gestisce, a questo fine globale e globalizzante circa la metà dell'otto per mille che si versa annualmente alla Chiesa cattolica (fonte ufficiale della Cei).

La Chiesa sa fare politica

Insomma da un lato Benedetto XVI critica la Globalizzazione, cogliendo appieno una certa richiesta generale, dall'altro la finanzia. Nulla di nuovo sotto il sole. Leone XIII, quello che condannò il capitalismo con la “Rerum Novarum” era il principale azionista della Banca di Roma; Pio XI, quello del Concordato, si è sperticato in encicliche antinaziste, in prediche antifasciste, in fronde continue contro il Regime e, per compiacere la Repubblica (massonica...) di Francia non esitò a scomunicare la cattolicissima Action Française. La Chiesa fa politica, la sa fare, la fa efficacemente, la fa da sempre.

Il Papato nella Globalizzazione

Questo per dire che? Semplicemente che Benedetto XVI sta facendo benissimo politica; una politica che, se mettiamo assieme strutture, dinamiche, tendenze e parole e diamo loro un significato appare chiarissima checché ne vogliano estrapolare a proprio piacimento i cristiani di destra e di sinistra. Il Papa che è un uomo di un certo rilievo, e con lui la Curia, hanno capito che l'impianto Global presenta crepe e che si avvia alla ristrutturazione. In questa ristrutturazione che avrà comunque uno spirito progressista (capital/comunista) mentre al momento, e forse a lungo, dominerà un'anima di destra (“valoriale”, in cerca di risposte al deserto esistenziale) la Chiesa si pone esattamente dove l'onda cresce: a sinistra nello spirito e nelle strutture, a destra nell'anima e nelle parole.

Il tutto allo scopo di acquisire spazi, poteri e mezzi sempre maggiori nella cogestione mondiale. Insomma il neo/neo/guelfismo cerca di aprire uno spazio al Papato nella Globalizzazione che possa ricalcare quello che ebbe nell'Impero.

Vietiam vietiamo!

Questa è la grande posta in gioco, poi c'è la piccola. I baroni universitari, arroganti di certo, che sono caduti nella trappola di contestare il Papa si sono fatti spazzar via. Benedetto XVI, che sa fare politica, ha fatto sì che si desse l'impressione non che rinunciasse Egli, come in realtà è accaduto, ad andare alla Sapienza ma che vi fosse stato escluso. L'alzata di scudi che ne è conseguita ha confermato questa versione (del resto non conta mai la realtà dei fatti ma come vengono presentati) con l'unico risultato, a breve, che verrà vietato anche il contestare. Non già il Papa in sé ma ogni autorità riconosciuta. Un altro passo avanti e molto deciso verso la prigionia globale!

Il nuovo consociativismo

Tutti presi dalla diatriba, da questa falsa dialettica, da quest'opposizione mediatica, in pochi hanno ascoltato le ragioni di chi anziché lanciare proclami ragionava. Sicché non so quanti abbiano fatto attenzione a un professore universitario che ha detto: “se iniziamo così poi dovremo per forza aprire anche a Mullah e a Rabbini”. Credo che nessuno se ne sia accorto ma è esattamente quello che succederà in breve tempo. La privatizzazione, ovvero la liquidazione dello Stato sovrano, della Res Publica, va di pari passo con il consociativismo interconfessionale che un altro paladino della Reazione di oggi, il Presidente Sarkozy, ha annunciato trionfalmente in Francia la scorsa settimana tra i sorrisi compiaciuti e gli appetiti manifesti di Vescovi, Mullah e Rabbini.

Qual buon senso Plotino

Alla fine della festa il Papa avrà vinto facilmente questa mano di gioco ma la posta, contrariamente a quanto ognuno dei singoli papisti di base fermamente speri, andrà su un altro tavolo, quello vero, a decidere della distribuzione delle carte del Mercante in Fiera.

E una volta di più chi si è fatto rapire da questa rissa mediatica, che sia cattolico o anticattolico, laico o clericale, di destra o di sinistra, avrà perduto il suo tempo. Chi abbia l'orgoglio, la volontà, la determinazione di aprirsi un cammino e di tracciare un destino, il che non gli impedisce affatto di seguire l'esempio cristico o, se lo preferisce, un altro modello archetipale, non può perdersi ancora e sempre nel vicolo cieco del dualismo e nella colonna sonora del clangore mediatico affidando ad altri, per delega, la propria affermazione. Mi torna in mente una massima plotiniana mai così attuale come oggi “Non esiste alcun Dio che combatta al posto di chi anziché impugnare le armi prega”.

Cari uomini eretti, che siate cattolici o meno, che siate ghibellini o no, ne riparleremo tra qualche Angelus, dopo l'applicazione della Legge Ferrero che la Caritas sta patrocinando a gran voce.

Gabriele Adinolfi

 

31/12/2007

LO SBIRRO, IL MASNADIERO, IL SOLDATO

Accostamenti paradossali ancorché provocatori. Una provocazione indotta non dal desiderio dello scandalizzare i buoni borghesi ma dall'esigenza di ricondurre il paradosso a "valori" paradigmatici. In un tempo in cui i valori (di cui in tanti continuano insulsamente a parlare ignorando "che non esistono affatto fenomeni morali, ma solo interpretazioni morali dei fenomeni"), sono divenuti un mero flatus vocis. Un nominalismo, insomma, che non trova alcun riscontro con la realtà di una società che vive banalmente e disperatamente la dimensione del nulla. La si pianti, allora, di cianciare in nome del Diritto e dello Stato, di ciò che ha da essere fatto in difesa dell'uno e dell'altro. Un Diritto desacralizzato ed uno Stato ridotto a digerente che, per dirla con Nietzsche, tutto divora con denti rubati.

Grazia sì, grazia no. Chi deve deciderlo e con quale autorità, ammesso che essa venga richiesta? E che differenza può fare concederla a Contrada, a Vallanzasca, a Priebke? O all'uno sì e agli altri no? Uno sbirro, un masnadiero, un soldato. Esemplari identitari profondamente dissimili accomunati dal solo essere ostaggi della legge e destinati, probabilmente, a morire in cattività. Un servitore dello stato, un ribelle irriducibile, un combattente colpevole di aver obbedito agli ordini dei "vinti".

Un servitore sacrificato per consentire alle cosche della mafia dell'antimafia di realizzare la via giudiziaria al potere. O soltanto, è il caso di Caino/De Gennaro, di fare carriera eliminando grazie alla fabbrica ed alla gestione dei pentiti un fastidioso concorrente. Tutto è noto, tutto è documentato e nessuno, in preda ad orgasmi giustizialisti, s'inventi nulla. Se una colpa è da imputare a Contrada è quella di essersi ostinato a non svelare i "sistemi criminali" di cui lui stesso, poi, è rimasto vittima. Uno sbirro con vocazione masochista.

Altra cosa è "il ragazzo della Comasina" che va da decenni consumando il suo tempo coatto nei braccetti di lungo isolamento. Irriducibile e protervo. Le ha tentate tutte per evadere e talvolta c'è riuscito. Più volte è stato massacrato di botte dai secondini. Spesso tanto per gradire e in gergo lo chiamano Sant'Antonio. Un ribelle che non si è mai rifugiato dietro a pretestuose motivazioni sociali per giustificare le sue scelte di devianza. "Non avevo problemi, godevo anche di un certo benessere familiare: mi piaceva fare ciò che non doveva essere fatto. Che era scorretto, che insomma dava tanto fastidio alla gente per bene, rispettosa della legge". Il "Bel Renè" ha rapinato, ha ucciso, ha costantemente trasgredito. Sempre fedele, però, alle sue leggi di onore. Un guascone amato dalle donne e politicamente scorretto perché a suo dire "fascista". Un masnadiero che non è mai stato infame e che anzi più volte si è addossato colpe non sue. "Abbastanza spesso il criminale non è all'altezza della sua azione: egli la immeschinisce e la calunnia" (cfr. F.Nietzsche, Al di là del bene e del male). Vallanzasca è sempre gaiamente stato all'altezza.

E poi un capitano. L'icona aristocratica del soldato teutonico. Anche per questo odiato: per la sua grandezza estetica, ancor prima che per avere "giustiziato" degli inermi. Destinati al macello dagli eroici gapisti di Bentivegna che con l'azione mirata di Via Rasella fecero scattare la rappresaglia tedesca. Quelli che in una recente sentenza della Cassazione (sì proprio quella lì, l'espressione suprema della Giustizia profana, cari signori benpensanti!) sono stati considerati dei benemeriti combattenti. Erich Priebke, dunque. Oggetto di un sequestro/estradizione dall'Argentina e incriminato per reati non commessi stando al Codice Militare di Guerra ed alle tante Convenzioni internazionali che regolano il diritto di rappresaglia. Assolto ma poi "riarrestato" nell'agosto del 1996 su imposizione turbolenta degli "intoccabili" olocaustici. Quelli del pianto che paga, guidati sempre dall'inguardabile Riccardo Pacifici.

Ed ancora la Cassazione pronta lì (sempre a seguito delle solite turbolenze dei soliti noti) a revocare al novantaquattrenne capitano il "lavoro esterno".

Uno sbirro, un masnadiero, un soldato. Rei, oltretutto, di non implorare pietà.

Paolo Signorelli

 

18/12/2007

UN UOMO SPECIALE

Un uomo speciale. Un Uomo: Speciale. Si stenta a credere che sia successo in Italy, dove il collante che tiene immobilizzati alle poltrone tante personalità eminenti è mancanza di dignitosa reattività, tale da non consentire nemmeno un sospiro a chi non trova il coraggio di muovere un solo muscolo facciale per esternare il disappunto per le tante e tante umiliazioni subite, per tanti e tanti rospi ingoiati pur di non compromettere carriera e stipendio. Significativo, perciò, il commento a caldo di Prodi nell’apprendere le dimissioni del generale Speciale, motivate dalla ferma volontà dell’illustre militare con la frase: "per non servire l’attuale governo" scritta per porre una barriera irremovibile fra il lecito servizio a tutela dello Stato e il malvezzo operante per servire un regime corrotto e corruttore.

L’insaccato petroniano ha classificato "irrituali" le dimissioni volontarie e irremovibili del generale della Finanza, estromesso dall’incarico da un improvvisato e arrogante ministro, ma riportato al comando dell’Arma da una sentenza del TAR. Irrituale vuol dire "non conforme al rito", perciò non conforme ad una logica comportamentale deviata, divenuta regola usuale, resa operante a tutti i livelli da un regime con il crisma della legalità. Ora, qual è questa regola stabilizzata dall’attuale classe dirigente, prona ai capricci di una potenza straniera che su noi sta facendo i suoi comodi?

Oggi, per salvare la faccia restando al proprio posto, sicuro e ben remunerato, è "norma" calarsi le brache, subire i capricci di un parvenu, messo lì a fare il ministro, e presentare le dimissioni in attesa che il coro compatto di compari e comprimari faccia opera di convincimento perché quelle dimissioni siano ritirate, cosicché tutto finisca a tarallucci e vino. Se quanto sopra lo fa un poverocristo di impiegatuccio, costretto dalle necessità familiari a non compromettersi troppo con i potenti, ebbene si può anche capire. Non è facile tirare avanti con lo stipendio, figuriamoci se la dignità per sé stessi spinge a dimettersi per non sottostare a manovre truffaldine e a restare disoccupato. In ogni caso nessuno commenterebbe positivamente il gesto di un anonimo servitore dello Stato. Magari, costui, verrebbe tacciato di essere cretino, incorrendo, per di più, in un dettame cattolico che definisce peccato il gesto di orgoglio di un uomo. Perciò, peggio per lui se è orgoglioso. Vuol dire che, quando resterà disoccupato, andrà a sventolare fazzoletti in Piazza San Pietro, portando a casa non lo stipendio, ma le parole alate di consolazione di Benedetto XVI.

Ma quando il gesto dignitoso è compiuto da un alto personaggio, a capo di un’organizzazione militare e delicata come è la Guardia di Finanza, l’eco è notevole, ha un profondo significato politico e fa allarmare i compari di varia estrazione riuniti a spartirsi la torta governativa. Quello "irrituale" sta a significare : ma come? costui non ha capito niente. Non sa che in democrazia bisogna stare zitti e piegare il capo, se si vuole continuare a godere posto e stipendio? La democrazia non è una dittatura. In regime dittatoriale si "ordina" di togliere un incarico a qualcuno che sta rompendo i coglioni a chi sta sopra di lui trafficando democraticamente, e quel qualcuno deve sottostare a tale inaccettabile prevaricazione. In democrazia un ministro, mandato a quel posto dal popolo che è sovrano, "consiglia in modo fermo e deciso" di trasferire altrove quel tale distruttore di attributi virili, -naturalmente là dove ci siano, e colui che ascolta il consiglio non solo non deve divulgare il suggerimento, ma deve provvedere immantinente e benevolmente accoglie il consiglio, così popolo, ministro e Paese vivono contenti e la vita va avanti.

Così ha inteso ragionare il balbettante bolognese, strabuzzando gli occhi, meravigliato per il comportamento irrituale da parte di un servitore dello Stato che rifiuta di obbedire ad una lobby che intende spacciarsi per "Stato". E non ha capito, il tapino, che un tale gesto non è una fuga dal dovere, rappresenta il fremito dignitoso di un capo intenzionato a stabilire la distanza fra il cittadino onesto e l’andazzo di corruttela che perdura nel nostro paese da troppo tempo. Rimanere al posto di lavoro, significa rendersi correo di chi scambia il lavoro di un ministro con la mammella del potere da succhiare per sé e per i compari di cordata.

Voi pensate che il ministro, scornato dalla risoluzione del TAR avverta il dovere di dimettersi? Se pensate questo non avete capito nulla della democrazia italiana, cercate, perciò, di istruirvi a dovere prima di mettervi in lista in una qualsiasi bottega intenzionata a concorrere per le prossime elezioni. C’è posto per tutti, e tutti assieme, appassionatamente. È auspicabile che l’esempio del generale Speciale serva da lezione a tanti altri italiani posti a capo dei gangli importanti dello Stato e li convinca a creare il vuoto attorno alle molteplici compagnie di lanzichenecchi calati nel Bel Paese per depredare e arricchirsi. Che sia indice di un prossimo auspicabile risveglio?

Utinam..! Siamo al solstizio d’inverno…perciò…

Oscar Aldo Marino

 

10/12/2007

TRAGEDIA THYSSEN-KRUPP

La tragedia dell'acciaieria Thyssen Krupp testimonia una volta di più lo sfruttamento dell'uomo, dell'operaio, in nome della competitività neoliberista.
Ci riempiono la testa con la storiella che, per vincere la concorrenza nel mondo del lavoro, bisogna essere competitivi: abbassando i salari e aumentando gli orari e carichi di lavoro!
Le testimonianze dei lavoratori di quell'acciaieria, che hanno raccontato di ricatti salariali e turni massacranti, è situazione analoga a tante fabbriche italiane: ecco spiegato perchè "gli italiani non vogliono più fare certi lavori".
Ed allora, la forza lavoro a BASSO COSTO di operai stranieri diventa necessaria per Confindustria e padronato, giustificando in modo chiaro il perchè di un'immigrazione di massa e spesso fuori controllo.
Per la Fiamma Tricolore non ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare, ma salari chi gli italiani non possono più accettare!
 
Paolo Casadio, Fiamma Tricolore-Ravenna.

 

22/11/2007

E LORO?

La scorsa settimana nella base americana di Aviano due militari statunitensi si facevano esplodere tra le mani un ordigno artigianale e venivano ricoverati in gravi condizioni ma non in pericolo di vita. La notizia è trapelata sulle agenzie stampa ma, chissà perché, non
è praticamente approdata ai giornali visto che è stata oscurata anche nella cronaca del Triveneto e non si sa come l'ha pubblicata solo il romano City.
Aviano si trova all'epicentro delle azioni terroristiche del nostrano Unabomber. Lo scorso anno il Gazzettino pubblicava la notizia secondo la quale gli inquirenti stavano indagando
su un dipendente della base Nato. Da allora non si è saputo più niente; esattamente come non più si è parlato del tragico incidente di qualche giorno fa.
Non vogliamo affermare con ciò che vi sia necessariamente un nesso tra gli artificieri di Aviano feritisi la scorsa settimana e le gesta di Unabomber. Ci piacerebbe però che sulla vicenda ci dessero informazione e trasparenza.
Troppo pretendere da una colonia asservita e china da sessantadue anni e mezzo?

Gabriele Adinolfi

 

11/11/2007

STATO ASSASSINO!

Esprimo il massimo cordoglio per la morte dell’ultras Gabriele Sandri e le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici.

Ucciso da un agente di polizia per un “tragico errore”? Ci vengano a spiegare perché quel poliziotto ha sparato! Non si tratta di tragico errore, ma di omicidio volontario. E ora i media, i benpensanti, parlino del tifo violento quanto più a loro piace, ma quel ragazzo è stato ucciso mentre sedeva tranquillamente in macchina, quindi anche se pregiudicato da questo Stato assassino, è morto da innocente.
E pensare che qualche mese fa per l’uccisone dell’agente Raciti, sulla quale per altro non è ancora stata fatta chiarezza, lo Stato ha risarcito la vedova di chissà quante migliaia di euro e ha demonizzato un ragazzo di 17 anni che potrebbe benissimo non essere colpevole della morte del poliziotto...
Ora chi risarcirà la famiglia? Chi demonizzerà l’assassino? Cane non mangia cane. Il campionato non è stato fermato, ma solo sospese alcune partite per evitare disordini.
Non c’è nulla da fare Gabriele è una vittima di Serie B.

E ora mi rivolgo a tutte le cosiddette forze dell’ordine: chi ci protegge da voi?
Evidentemente solo noi stessi.

Davide Balestri

 

4/11/2007

SUL CASO REGGIANI E SULLA NAUSEABONDA GESTIONE

Se Sartre fosse vivo straccerebbe “La nausea” perché superata dallo schifo. Non esiste un fondo del precipizio, e questo lo sapevamo, ma ogni giorno che passa l'indecoroso spettacolo dei saltimbanchi nostrani oltre a farci torcere le budella ci lascia attoniti; ci viene da chiederci, pizzicandoci: “ma davvero?”. La tragedia di Giovanna Reggiani, la donna che a Roma è stata aggredita, scippata, forse violentata e comunque uccisa da un romeno è stata lordata da un vergognoso intrecciarsi di patetiche farse.

Il governo?

Non sappiamo chi sia stato più osceno. Il governo? Quello che con la legge Ferrero si appresta a trasformare le nostre città in un'immensa bidonville eppure si scandalizza per quest'anteprima e“risolve” il problema con il decreto per la possibilità di espulsione dei cittadini comunitari. E via di gran cassa quasi fosse stato deciso qualcosa di rivoluzionario quando, invece, l'espulsione per i cittadini comunitari è sempre esistita (io, ad esempio, sono sotto espulsione dall'Austria). Buffoni!

L'opposizione?

Ma l'opposizione? S'indigna Fini, che ha firmato la precedente legge pro-immigrazione; alza la voce invece di starsene zitto. E con lui tutti quelli che “l'avevo detto io” e invece non avevano detto e fatto un fico secco. O, quando avevano combinato qualcosa, avevano solo procurato danni.

La Chiesa?

Il cardinale Ruini suona il campanello d'allarme. Pochi mesi orsono parlava però con toni trionfali del ruolo svolto dalla Cei nel favorire l'ingresso degli stranieri e ci spiegava orgoglioso che quasi la metà dell'otto per mille devoluto alla Chiesa cattolica viene utilizzato allo scopo e ciò con la principale beneficiaria, l'associazione Migrantes della Caritas che si vanta di propugnare la “reciproca contaminazione” tra etnie e culture.

I giornalisti?

I giornalisti che mestiere fanno? Ieri sono andati a intervistare zingari, romeni, albanesi, macedoni; questi, tutti, nessuno escluso, hanno espresso ostilità per gli altri gruppi etnici. Vivono in rigorosa apartheid; il paradiso universale che i profeti religiosi o laici del Mondialismo continuano a esaltare è una miserrima ghettizzazione multirazzista contrassegnata da odi etnici e da guerre tra poveri. Benché questo sia il quadro universalmente offerto dai protagonisti, nessuno degli intervistatori o dei commentatori se n'è accorto. Distrazione, mala fede o idiozia? Le tragedie si moltiplicheranno e loro, i giornalisti, che potrebbero dare subito l'allarme, si accontenteranno invece di fare puntualmente gli avvoltoi lacrimosi di ogni dramma futuro anziché impegnarsi per scongiurarlo per tempo.

Le destre estreme (e la Lega)?

Gli oppositori radicali cosa dicono? Luoghi comuni, sensazionalismo, ricerca di capitalizzazione dell'indignazione ma ben poco di concreto. Proposte e soluzioni? Qualcuno le offre ma i più preferiscono partecipare alla commedia, al gioco delle parti, proporre quel sensazionalismo trinariciuto che serve a fare da contrappeso all'indignazione popolare per consentire ai “decisori” di non far nulla. Tra due mali in genere si alzano le braccia... Certa destra estrema (o muscolare) ha una funzione cardine nell'impedire qualsiasi soluzione e, quindi, nel consolidare il fenomeno che critica. Di fatto sembra che si compiaccia dell'esistenza di questa forte frizione sociale che punta più a sfruttare elettoralmente che non a risolvere.

L'estrema sinistra?

Dov'è finita la retorica sociale in favore dell'immigrato, buono in quanto tale perché proletario internazionale? Si tratta di un'immagine a metà tra il bucolico e il grottesco, di una delle dogmatiche concezioni demenziali di cui sovrabbonda la retorica pseudomarxista; ma il coraggio di difenderla l'hanno persa? Dov'è finita la grinta della sinistra radicale? Ma quale grinta? Ma quale sinistra? Assente e silente. Aspettando che smetta di piovere

Il sindaco di Roma?

L'oscar, nello specifico, spetta comunque al sindaco Veltroni. Innanzitutto la gaffe di pessimo gusto e di cattivissimo augurio di far giocare Roma e Lazio con il lutto al braccio quando la Reggiani era ancor viva; una vergognosa e ignobile messinscena decisa per dare un “segnale” mediatico. Tanto per un sindaco che sta lasciando dissestare completamente la città, dai palazzi ai marciapiedi, ma intanto spende milioni di euro per i “circenses” quel che conta è solo l'immagine. Il cinismo paga e Veltroni lo sa.  Così l'operazione di polizia nella trashville tra Tevere e Aniene, la baraccopoli che era stata da tempo denunciata dal Messaggero (vuoi vedere che il Palazzinaro ci ha messo gli occhi sopra?) ha preteso che fosse compiuta puntualmente ieri, mentre la Reggiani ancora lottava per la vita. Prima non ci aveva pensato l'uomo “nuovo” della politica italiana. Al suo posto qualsiasi persona con un briciolo di pudore starebbe ancora vergognandosi. Ma Veltroni no; lui non sa cosa sia la vergogna e già ce ne eravamo accorti con l'obbrobrio sacrilego commesso sull'Ara Pacis. Di certo il sindaco della capitale nella gestione della tragedia Reggiani è andato più in là, più in basso di chiunque altro. Davvero un record!

Domani gli avvoltoi

Fra qualche giorno i riflettori si spegneranno e si riaccenderanno solo alla prossima tragedia che sarebbe sì evitabile ma che tutti si stanno invece operando per rendere inevitabile. E, come ieri, tutti, nessuno escluso, svolazzeranno sul prossimo cadavere da puntuali avvoltoi. A noi resterà solo nel palato questa sensazione di schifo generale, totale, verso tutto e verso tutti, questo schifo che nessun Sartre metterà in prosa ma che avvolge ogni cosa che si esprime in questo Paese oramai da Quinto Mondo, perlomeno nel fattore decoro e dignità.


Gabriele Adinolfi

 

21/10/2007

SULL’AZIONE FUTURISTA ALLA FONTANA DI TREVI

Un’azione degna di nota, un’azione che ha saputo carpire le attenzioni di molti media mondiali e come al solito demonizzata dai soliti ai quali dalle loro posizioni viene facile biasimare ed indignarsi. “E' un gesto per far del male a una comunità, che esprime un clima di rabbia e odio che, in questo paese, dobbiamo cercare di debellare”, così ha detto Veltroni, strumentalizzando il fatto che il responsabile di questa azione, oggi rintracciato, è un rappresentante 54enne dell’estrema destra. Ma forse non ha capito, o meglio, ha ignorato il vero motivo del gesto, cavalcando l’onda della paura di molti per il possibile danneggiamento dei marmi della fontana: ovviamente questa paura si è rivelata infondata, poiché è stata utilizzata una sostanza, l’anilina, che si è rivelata innocua per il monumento del Bernini.
Ma ora sarebbe il caso di concentrarci sulla polemica sollevata. Il nostro “vandalo” ha rivendicato il gesto "Noi precari, disoccupati, anziani, malati, studenti, lavoratori, stiamo arrivando con il vermiglio per colorare il vostro grigiore. Oggi nasce con noi una nuova concezione violenta della vita e della storia". Dunque è stato un gesto polemico verso l’amministrazione veltroniana, che tralascia i propri cittadini per favorire invece indire manifestazioni come la Festa del Cinema. Forse il signor Veltroni si è tanto indignato per il fatto che qualcuno ha “osato”(in maniera squisitamente marinettiana) ricordargli quali sono le sue priorità, cioè quelle di venire incontro ai propri cittadini e non di certo pensare a festività. Se si erge come strenuo difensore dell’integrità del patrimonio artistico, si ricordi ad esempio quando permise allo stilista Valentino di cenare in mezzo alle rovine del tempio di Venere genitrice.
Applaudiamo a questo sconosciuto futurista e facciamo nostre le parole di Marinetti contro la marmaglia dell’amministrazione capitolina:
“Vergognatevi. La gioventù italiana, per bocca mia, vi urla: Fate schifo! Fate schifo!”

Davide Balestri

 

18/10/2007

SIAMO O NO IN LIBERTA'?

Hanno destato scalpore le dichiarazioni del premio Nobel per la medicina James Watson, secondo cui dopo alcuni test e ricerche, i neri africani sarebbero meno intelligenti o, per usare un termine più politicamente corretto, capaci dei bianchi.

A sostenerlo non è certo un uomo col passato da nascondere o con militanza o simpatie nazi-fasciste (non si dice così?), ma un'illustre scienziato di fama internazionale, capace di scoprire la "catena" del DNA e di nazionalità statunitense.
Spiace che alcuni dicendosi indignati, per controbattere quelle affermazioni si arrampichino sugli specchi bollando lo scienzato con le classiche definizioni di "razzista, fascista e quant'altro", e soprattutto ciò non accade quando si sostiene l'inverso.
Non sta a noi giudicare se Watson ha ragione o meno, ma sarebbe più giusto che si affrontasse la questione con dibattiti e confronti in campo medico, in nome di quella libertà che i politicamente corretti dicono tanto esistere.
Auspichiamo per l'emerito scienziato americano, nella libertà di opinione e di confronto, sperando che non accada come ad alcuni suoi colleghi e professori universitari, ossia essere emarginato dal mondo accademico e dalla ribalta mediatica, come accade ogni qualvolta a chi tocca temi "indiscutibili"...naturalmente sempre in nome della libertà di pensiero.
Se le teorie ed i test di Watson dovessero trovare nel tempo conferma di veridicità, si incrinerebbe un'asse portante del relativismo e del pensiero unico, quell'uguaglianza che è cosa ben diversa dal rispetto tra i popoli e le razze. 
 

Cortesi saluti, Paolo Casadio, Fiamma Tricolore-Ravenna. 

 

18/10/2007

DI NUOVO UNA DENUNCIA... EVVIVA LA DEMOCRAZIA!

Questa mattina, 18 ottobre, è stato denunciato un ragazzino di 15 anni, skinhead, per possesso di materiale “probito”. Trattasi di libri sul nazional-socialismo considerati apologetici: infrazione della legge Mancino e incitamento all’odio razziale, sarebbe l’accusa e tutto questo per aver trovato i “libri proibiti” di questa repubblichina. In più è stata rinvenuta in casa una baionetta, il cui possesso, giudicato illegale dagli inquirenti, non fa altro che aggiungere un’altra accusa.
E si pensi che il ragazzo in questione ha solo 15 anni e non ha commesso crimine alcuno, mentre dei veri e propri criminali sono stati lasciati a piede libero: eppure sul piano del diritto si acquista la maggiore età relativa a 16 anni.
Ora verrebbe da chiedersi: com’è possibile che ci siano cose che è proibito dire e libri che è proibito leggere, quando secondo la gente comune in questo stato esiste la libertà di parola e libertà di opinione? Perché è proibito leggere un’opera di Adolf Hitler? Perché è proibito leggere le testimonianze di Goebbels? Se secondo questo sistema esse sono il male(a priori), perché proibire la loro lettura? Una persona che le tenesse in casa, magari solo per uno studio personale dunque commetterebbe lo stesso reato… Forse è più comodo demonizzare il passato per esaltare il presente…
Il fatto è che c’è libertà di parola solo fino a quando essa non viene ad essere scomoda ad un sistema in cui l’unica verità è quella che ci filtrano le televisioni, quella che troviamo in tendenziosi e riduttivi libri di testo scolastici.
Siamo liberi, sì… liberi di essere delle macchine di consumo.

Davide Balestri

 

2/10/2007

CONTRO LA SCUOLA MULTICULTURALE E L’IMMIGRAZIONE INCONTROLLATA

E’ sconcertante vedere le stime fatte dal Sole24, secondo cui nel 2050 nelle scuole Italiane ci saranno più stranieri che Italiani. E già la situazione sarebbe grave anche adesso, quando nemmeno un anno fa dei genitori tolsero i loro figli da una scuola in cui l’insegnamento procedeva a rilento per via dell’alta presenza di bambini rom, di cultura molto chiusa. Perché noi cittadini, studenti italiani, dobbiamo essere penalizzati da uno stato che mette in primo piano la tutela di questi individui a spese dei propri cittadini? Perché bambini di 8 anni devono stare in classe con stranieri di 11 anni analfabeti? Perché ci dobbiamo fare carico degli stipendi di una moltitudine altri insegnanti, messi a sostegno di questi ragazzini stranieri?

Ma ora allarghiamo la nostra invettiva contro il problema immigrazione in sé, perché sappiamo molto bene che c’è davvero poca informazione al riguardo: non ci viene mai presentato nella sua interezza l’aspetto criminogeno del fenomeno, basti pensare che il 28% degli immigrati presenti in Italia si dedica allo spaccio delle droghe. Altri gruppi di immigrati come ad esempio gli albanesi e i nigeriani gestiscono in maniera molto organizzata la prostituzione, mentre i cinesi delle Triadi, i meglio organizzati di tutti, creano delle proprie aziende in Italia dove sono soliti riciclare denaro: ecco perché in numerose città d’Italia sono riusciti ad acquistarsi interi quartieri sotto i nostri occhi, come ad esempio il quartiere di Roma dell’Esquilino.

I media sono abituati a farci vedere come gli sbarchi siano i principali responsabili dell’immigrazione clandestina e non è assolutamente vero. Gli sbarchi costituiscono solo il 10% del fenomeno perché ben il 75% dei clandestini, sono coloro che non hanno lasciato il paese dopo la scadenza del proprio permesso di soggiorno. Il restante 15% invece è arrivato in Italia grazie a documenti falsi forniti molto spesso dai propri connazionali già presenti sul territorio.

Forse non si riesce a contenere il fenomeno perché in realtà non lo si vuole fare: di fatto l’immigrato che lavora in nero costituisce una risorsa a basso prezzo per qualsiasi datore di lavoro, soprattutto dopo la legge del 1986 che ha esteso all’immigrato gli stessi diritti lavorativi dell’Italiano. La moltiplicazione del fenomeno è in sé una risorsa anche per quelle cooperative sociali e organizzazioni del terzo settore che prendono contributi dallo Stato per “fornire assistenza” e “favorire l’integrazione” dell’immigrato. Basti pensare alla finanziaria in cui Prodi ha destinato 50 milioni di euro per il 2007 nelle politiche legate all’integrazione. E’ quindi senza ombra di dubbio il fatto che ci siano interessi anche da parte di questa forma di associazionismo nel moltiplicare il fenomeno per poter garantire lauti stipendi pagati dal cittadino a coloro che ivi lavorano.

Vero è anche il fatto che le multinazionali “occidentali” tendono ad occupare i mercati di queste nazioni, pertanto sono responsabili di impoverire le popolazioni per garantirsi maggiori guadagni. Sono loro i veri responsabili del fenomeno, è vero, ma ciò non vuole assolutamente dire che una volta nel nostro paese essi devono poter usufruire degli stessi servizi a migliori condizioni di un cittadino Italiano. Hanno la sanità pagata dallo stato, una minore pressione fiscale, diritto alla casa popolare prima dell’Italiano. I risultati? Molte famiglie italiane se la passano di fatto peggio di loro e questa non è giustizia. Bisognerebbe che si tutelasse prima il cittadino e si prendessero serie politiche per rimpatriare gli immigrati e ridurne considerevolmente il numero nel nostro paese.

Davide Balestri, Blocco Studentesco Ravenna.

 

26/9/2007

PER EVOLA  

Sembra proprio  - per parafrasare il Manifesto di Marx - che uno spettro si aggiri se non in Europa almeno nelle patrie lettere: Julius Evola, ovvero come si firmava quando era dadaista Jules Evola, ovvero seconda la meno immaginifica anagrafe Giulio Evola, personaggio quanto mai discusso e discutibile, che dopo decenni e decenni di ostracismo torna ogni tanto a essere ripubblicato, rivalutato e di nuovo condannato. Questa volta l’affaire rinasce con la ripubblicazione di una sua opera filosofica giovanile, Fenomenologia dell’individuo assoluto che piacque perfino a Benedetto Croce e che segna il passaggio dalla filosofia all’esoterismo magico dell’inquieto intellettuale – pardon dell’inquieto barone siciliano: Evola disprezzava gli intellettuali come del resto i “vociani”, i futuristi e i vari avanguardisti dalle varie camicie colorate. Una volta gli telefonai per l’indicazione di un suo libro che non riuscivo a trovare e lo chiamai <<Signor Professore>>, mi gelò replicando che non era un professore. Era, quello, un altro modo di essere intellettuale ed Evola trascorse gran parte della sua vita studiando e scrivendo una mole immensa di libri, articoli, saggi e traducendo un po’ da tutte le lingue, perfino dal cinese (il Tao Te ching), le sue migliori traduzioni sono dal tedesco, che conosceva bene, come dimostra la traduzione ancora valida dell’opus mastodontico di Spengler, Il tramonto dell’Occidente. Uomo di pensiero che divideva e divide ancora gli animi, scontroso guru della destra radicale, che però non aveva mai aderito al fascismo, che riteneva colpevole di aver accettato il Concordato, anche se poi contemplò con interesse e ammirazione estetizzante il Terzo Reich. Fu la sua colpa massima, che ha gettato e getta discredito su tutta la sua opera che gli valse la damnatio memoriae. Da ragazzo chiesi un suo libro alla libreria Rinascita e il commesso – un signore altre volte gentile e ironico – mi fulminò con lo sguardo, dicendomi che le opere del <<filosofo pazzo>> non erano ammesse in quella libreria. E siffatta scomunica non accenna ancora a tramontare, come conferma l’articolo – Per favore, Evola no! - sul supplemento culturale del Sole-24 Ore del 16 settembre della filosofa Roberta De Monticelli, che contesta, indirettamente, l’intervento, sostanzialmente positivo, di Dario Fertilio sul <<Corriere della Sera>> a proposito dell’introduzione di Massimo Donà, filosofo politically correct, alla Fenomenologia evoliana, ristampata dalla Edizioni Mediterranee. La De Monticelli, studiosa del pensiero agostiniano, è scandalizzata dall’attuale apologia del filosofo siciliano, e lo critica ricorrendo addirittura a San Francesco che, ancorché mistico, sapeva bene che la violenza delle tenebre si sconfigge con la luce del sapere. Il suo argomento si sviluppa rapido puntando al cuore del discorso che è quello dei valori. Per la De Monticelli il valore è nel <<sapere che vede nel confronto la vita della ricerca, e non il luogo dello scontro amico-nemico>>. La sua critica si ampia coinvolgendo Schmidt e Heidegger e, non menzionati, gli italiani Cacciari e Volpi. Si resta francamente perplessi nel leggere espulsioni così totali, condanne sommarie. Evola per decenni è stato uno dei rari intellettuali italiani che studiava, praticava, frequentava culture inconsuete con interessi profondi e autentici, che lo portarono a scrivere libri non tramontati sull’alchimia, sullo yoga, sul buddismo in anni in cui in Italia non se ne sapeva quasi nulla di tali esperienze culturali che oggi sono fin troppo banalizzate. Il cammino intellettuale di Evola è uno dei più straordinari e rari che richiama la temperie spirituale di Michelstaedter (ben noto alla De Monticelli), del Papini della <<Voce>>, di pochi altri italiani, mentre in Europa da Yates a Jung, da Guénon a Jűnger, da Rilke a Scholem era sorto un intenso dibattito e una febbrile ricerca interiore. Credo che la cultura non deve chiudersi a nulla. Evola ha pagato duramente le sue scelte controcorrente, non è mai stato al servizio del Principe, prima contro il fascismo, poi contro l’antifascismo, finendo perfino in carcere, processato e trascinato in aula nonostante la sua grave infermità. Non è un martire né una vittima, né mai l’ha voluto essere. La sua opera resta e ha diritto a essere discussa, critica, superata e rappresenta un autentico contributo alla apertura universale della nostra cultura dagli esperimenti dadà della sua giovinezza alle opere tarde, come Cavalcare la tigre, che piace perfino ai contestatori e ai no global.

Marino Freschi

 

5/9/2007

LAVAVETRI, DI CHI LA COLPA

Tiene banco a ragione, la polemica riguardante l'ordinanza emessa dalla giunta di Firenze contro l' "attività" dei lavavetri, divieto nato per mettere un freno all'arroganza ed in certi casi alla pericolosità dei soggetti che utilizzano codesta mansione per sbarcare il lunario.

L'iniziativa del comune fiorentino a nostro avviso non fa una piega e non mi sorprende la difesa dei lavavetri da parte di una parte politica, la quale troppo spesso vive al di fuori della realtà.
Bisognerebbe che costoro facessero la fila alla guida del proprio mezzo tutti i giorni sulle strade delle nostre città, magari stressati da problemi ed impegni di vario genere e poi subìre passivamente l'assalto ed in qualche caso la cattiveria di persone che stanno al di fuori di qualsiasi regola: vuoi perchè non hanno i titoli per soggiornare nel nostro paese, vuoi perchè non hanno e non esistono da noi, i requisiti per svolgere tali attività.
Come per tante altre attività illecite gestite e praticate da cittadini stranieri, dietro c'è un vero e proprio giro di malaffare, sfruttamento, schiavitù, riciclaggio di denaro poi reinvestito in altre attività illegali e pericolose: non è novità, sono decenni che queste cose sono a conoscenza di tutti.
Quante volte, anche a Ravenna e nei lidi nostrani, vediamo le stesse persone, lavavetri, vù cumprà o venditori di fiori, in luoghi diversi?
Emettere divieti oggi, ci sembra davvero "chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti": bisognava metterci un limite prima.
Quello che oggi viviamo sono le logiche situazioni conseguenziali del continuo flusso controllato e clandestino, di un'immigrazione straniera numericamente ben al dì sopra delle necessità lavorative e delle capacità di accoglienza dell'Italia: un buonismo che ha permesso l'arrivo di tutti, senza adeguati controlli sanitari e penali.
Lo abbiamo già affermato e lo ribadiamo che il lavoro stagionale, il precariato spesso lasciano disoccupati quelle persone che non essendo nostri connazionali, non hanno altri a cui appoggiarsi e chiedere aiuto, famiglia in primis, e pertanto pesano enormemente sulle spalle dei servizi assistenziali togliendo risorse a chi è italiano, o lo è da sempre.
Peggio ancora, coloro che per arrivare alla fine della giornata praticano l'abusivismo lavorativo di cui sopra accennato, per non parlare di chi si dà alla criminalità: oggi spaccio di droga, piccoli reati e prostituzione, sono quasi totalmente ad appannaggio della malavita straniera.
Anche questi sono i "lavori" che gli italiani non vogliono più fare?
La colpa è da ricercarsi nella stragrande maggioranza di tutta l'attuale classe politica degli ultimi due decenni, che ha emesso leggi restrittive solo sulla carta e nella maggioranza dei casi molto spesso inapplicate, per non parlare di sanatorie di clandestini disgregative e devastanti per il tessuto sociale e la sicurezza della comunità nazionale.
Tra l'altro, hanno mai pensato lorsignori di utilizzare il nostro esercito per cercare di contrastare l'immigrazione straniera?
L'esercito nel suo compito primario e fondamentale, non ha la difesa dei confini nazionali?
Non esiste libertà e di conseguenza sicurezza, senza ordine e disciplina, i politicanti che vanno per la maggiore è ora che affrontino seriamente i problemi legati a quelle tematiche, anzichè propugnare molto spesso la demagogia.
Occorre oggi più che mai, che il parlamento promulga leggi tese al rimpatrio degli stranieri macchiatesi di reati e disoccupati, e considerando il fatto che tra gli Stati aderenti all' U.E. sono già realtà leggi inerenti, è ora di applicarle!
Tra non molto noi della Fiamma Tricolore romagnola, lanceremo un progetto teso a diventare referendum, volto a togliere certi privilegi a questa classe politica in buona parte "politicamente corretta"- "moralmente-corrotta": pazientate.....stiamo arrivando.
 
Paolo Casadio,
 
v.coordinatore regionale del M.S.-Fiamma Tricolore, Emilia-Romagna.

4/9/2007

MANCA LO SPIRITO

Manca lo spirito; si sono comprati anche quello. Quando sentite qualcuno che dice "tutto ha un prezzo" credetegli, perchè è vero. Non c'è niente che non si possa comprare. Nella nostra società si lotta per i soldi, per la carriera e per il potere, ma mai per passione, perchè chi lotta per passione soccombe...chi lotta per passione non guadagna, e di certo non ha il potere. Chi lotta per passione non scende a compromessi, non perde mai la faccia, l'onore, la propria identità. Per 50 anni la società occidentale si è divisa in due blocchi, quello capitalista-democratico, e quello comunista. Entrambi, alla base della loro società, pongono la visione economica del sistema. I concetti di comunismo e di capitalismo si sviluppano attorno al concetto di denaro, di capitale. Le loro sono solo diverse modalità di intendere la stessa materia, diverse modalità di gestirla. E per quanto possano essere diversi l'uno dall'altro, si limitano ad impostare la loro politica in base alle loro esigenze economiche, e a nient'altro. Non in base ad un etica vera e propria, se non a quella del "vietato vietare" per il sistema atlantico e a quella di egualitarismo esasperato per il blocco sovietico. Una forza ha prevalso sull'altra, ma non è cambiato niente, perchè le uniche forze in grado di fermare la rovina del nostro mondo dando vita ad una "terza via", una "terza posizione", sono state sconfitte dalla bomba atomica e dai "freddi cingoli dell'eresia materiale" (per dirla come i D.D.T.). Ecco, allora, la morte delle idee, dei valori forti, dell'etica eroica, l'etica del sacrificio non per soldi o benessere personale bensì per la propria famiglia, la propria comunità e il proprio popolo. L'etica della guerra del sangue contro l'oro. La morte dell'identità nazionale, del concetto di Patria, la perdita della cultura, perchè adesso siamo tutti uguali, ciò che ci differenzia è solo "quanto valiamo in soldi", quanto produciamo e, soprattutto, quanto consumiamo. Tutto il resto non conta, la lingua è una (l'inglese), la moneta è unica (l'euro), il sistema è unico (partitocrazia). E tutte queste "convenzioni" hanno come unico fine la crescita economica, e nulla di più. Tutto quello che ci rende uguali si impone, mentre si vanno perdendo la cultura, l'identità, la Tradizione e le tradizioni. Si è affermato un materialismo spietato, i ragazzi non credono più in nulla che non sia la discoteca, la macchina, il sesso, i vestiti firmati, l'alchool e la droga. I popoli perdono i loro valori, la loro forza, dimenticano le loro radici, le ignorano o (peggio ancora) le rinnegano. Non sappiamo più chi siamo, e non ci interessa più perchè...non serve. Ed ecco che i paesi europei sono inermi, lo sono davanti all'immigrazione che distrugge la nostra cultura e la nostra identità nazionale, e lo sono davanti alla globalizzazione portata avanti dagli americani. Non hanno indipendenza economica, sono schiavi dell'euro e della "mitica" Banca Centrale, sono militarmente succubi dallo Zio Sam, hanno perso la loro sovranità, le loro frontiere sono aperte a tutti, gli ottimi frutti della nostra terra marciscono e scompaiono mentre noi li importiamo dalla Cina e dall'Africa, tutto è mosso dal denaro, da cosa costa meno e conviene di più. Non esiste più il concetto di qualità, solo quello di quantità, ed ecco che i lavoratori italiani sono senza lavoro, i giocattoli prodotti all'estero sono tossici o infiammabili e i dentifrici sono avvelenati. E in tutto questo caos, in questo relativismo culturale che imperversa, in questa perdità di spiritualità, siamo rimasti in pochi; ed è per questo lancio un appello a non omologarci, a non mollare e a non cadere, a rimanere in piedi...in piedi tra le rovine.

JUNIO

 

16/8/2007

NOMADI, CAMPI NOMADI E IPOCRISIE

Se c'è un comportamento che non tollero è quello dell'ipocrisia.

La questione inerente agli zingari da mesi a questa parte sta tenendo banco, innanzitutto per problematiche legate all'ordine pubblico e alle condizioni igieniche.
Perchè meravigliarsi se oggigiorno subiamo delle piccole invasioni di nomadi, quando già da anni l'Ungheria fa parte dell'Unione Europea e dall'inizio del 2007 pure la Romania?
Ma cari signori, vogliamo far finta di non sapere che "grazie" al trattato di Schengen (si scrive così?) le frontiere tra i paesi aderenti non esistono più e pertanto qualsiasi cittadino della nefasta UE può circolare all'interno di essa?
La stessa parola discriminatoria che il Sistema ci ha insegnato, ossia extracomunitario, oggi per taluni stranieri (io li definisco sempre così) non è più valida?
Al tempo stesso se il nostro Stato si vuole liberare di certi stranieri, non deve fare altro che applicare proprio una legge dell'UE, quella, come ci ha sottolineato più di una volta Franco Frattini, che permette il rimpatrio di tutti i cittadini comunitari nel proprio paese, se entro tre mesi di presenza in un altra nazione dell'UE, non riescono a dimostrare di essere autosufficienti al proprio mantenimento.
Considerato che ci spiegano spesso che l'Italia deve recepire (che sta per obbedire) le direttive dell'Unione Europea, cominciamo da questa.
Per rimanere in tema e restare in casa nostra, la polemica sollevata dall'opposizione locale in merito agli sprechi di denaro per il campo nomadi a Cà Ponticelli non stà in piedi: come mai quando nel 2002 l'amministrazione varò il progetto e il finanziamento (allora 500 milioni di £) e poi la realizzazione di quell'area fuori città destinata ai nomadi, l'opposizione tutta compatta, da FI, AN e Lista per Ravenna (in pratica l'UDC locale), non votarono contro ma si astennero inspiegabilmente?
Signori, coerenza.....
 
Paolo Casadio,

v.-coordinatore regionale M.S.-Fiamma Tricolore, dellEmilia-Romagna.

 

8/8/2007

STRAGE DI BOLOGNA: GIUSTIZIA PER LE VITTIME, VERITA' SUI COLPEVOLI

Scrivo questo post con un ritardo di qualche giorno, visto che mi trovavo in ferie il 2 Agosto, e non ho potuto scrivere in quel giorno. Il 2 Agosto 1985 avveniva la più grande strage della storia d'Italia: una bomba esplode alla stazione di Bologna, 85 morti e 200 feriti.
Purtroppo, gli apparati di Stato, che assieme alle loggia massonica P2, alla Democrazia Cristiana e ai Servizi Segreti organizzarono la strage, trovano immediatamente colpevoli di comodo. Si tratta delle teste calde dei NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, un gruppo armato di estrema destra atipico, in quanto non aveva gerarchie al suo interno,e nato sull'onda emotiva e irrazionale del clima degli anni di piombo. Si tratta di Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Luigi Ciavardini. Le indagini invece sugli apparati di Stato vengono continuamemnte depistate, segno di una chiara volontà di non fare venire a galla la verità su un evento così ripugnante e drammatico che ha spezzato e rovinato centinaia di vite innocenti.

Luigi Ciavardini è accusato di essere l'esecutore materiale. Già condannato per rapina e per l'uccisione di un poliziotto (e quindi con una vita oramai destinata al carcere) ha sempre negato ogni sua responsabilità per la strage; la stessa cosa hanno fatto gli altri due naristi.
Oggi vediamo Ciavardini in carcere: di recente la Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna all'ergastolo. Mambro e Fioravanti (anche loro già con condanne pesantissime alle spalle per diversi omicidi) sono invece in semilibertà e lavorano per l'associazione "Nessuno tocchi Caino" legata ai Radicali di Pannella. Di recente, li abbiamo visti assieme agli stessi radicali all'ultimo gay pride sfilare in opposizione ai Camerati di FN che sfilavano dalla parte opposta lo stesso giorno contro quell'indecorosa manifetsazione. Potremmo dire che certamente, questi ultimi (sposati con una figlia) non hanno certamente avuto comportamenti decorosi, anzi, indegni, a differenza di Ciavardini ce ha sempre mantenuto la riservatezza (certamente anche perchè il suo nome è mediaticamente meno noto) senza appoggiarsi ad associazioni o partiti, nonostante da anni ci sia chi per lui si stia adoperando (a giugno è stata addirittura fatta una manifestazione a Napoli, a Bari è stato propibito un concerto alternativo accompagnato da una confernza sulla sua innocenza).

Ciavardini, Mambro e Fioravanti. Non cerrtamentre tre eroi, non certamente degli stinchi di santo. Paghino per ciò che hanno commesso. Ma da una rapina ad una strage di innocenti ce ne passa davvero molto, c'è un abisso. La strage di Bologna fu un evento tragico con il quale lo Stato mise in atto lòa strategia della tensione, volta a danneggiare le forze antisistema che si ponevano contro i due blocchi di allora, quallo rosso e quello filoamericano. In questo modo,la strategia degli opposti estremismi, attuata in quel periodo, garantiva alla Democrazia Cristiana la fiducia della gente (grazie alla complicità della Chiesa e della mafia) in quanto forza moderata, e il PCI continuava ad essere visto come necessario in quanto baluardo contro i Fascisti.

No, quei tre non la misero quella bomba. Non ne avrebbero guadagnato nulla. Chi ci ha guadagnato furono altri, ed è ora che si riapra il processo per vedere veramente chi è Stato.

Camerata Valerio

 

31/7/2007

DIS...ONOREVOLI

Cosimo Mele è uno dei tanti politici che fanno parte della casta dei "predica bene-razzola male", visto e considerato che dopo aver sostenuto la proposta del test antidroga per i parlamentari, è incappato nella notte brave che oramai tutti conoscono.

Anzichè fare cosa migliore, cioè tacere ed ammettere così tutte le colpe e le proprie debolezze, tenta di giustificarsi con un improbabile "Non posso non essere unn buon marito solo perchè dopo 5/6 giorni fuori casa capita un'occasione...), come a dire che il rapporto di fedeltà con la propria consorte non è un valore ed un termometro di serietà e di rispetto per la propria metà, ma soltanto un'inutile ostacolo alla vita libertina.
Sono in tanti a pensarla come lui, ed infatti da alcuni suoi colleghi parlamentari è partita l'accusa di eccessivo moralismo nei suoi confronti.
Peggio ancora è riuscito a fare il suo leader di partito Lorenzo Cesa, a cui è venuta la "brillante"idea di proporre di portare a Roma le famiglie di ogni parlamentare, naturalmente a spesa del cittadino, questo perchè secondo il segretario nazionale U.D.C., la vita dei parlamentari è dura.
Che dovrebbero dire allora i manovali, i braccianti, gli operai che per guadagnare qualche euro in più lavorano in trasferta vedendo la famiglia soltanto nel fine settimana? E  tutti coloro che lavorano nelle piattaforme e restano lontano da casa quattordici giorni ed oltre?
Ma d'altronde che apettarci da Cesa, noto ai tempi di tangentopoli come "mister 5%", colui che dalle tangenti che portava all'allora ministro Prandini percepiva quella quota come ricompensa e che per quei motivi fu condannato ad oltre tre anni di carcere?
Anzichè essere allontanato dai palazzi della politica è stato elevato a segretario nazionale, il perfetto specchio della società in cui viviamo, ove chi delinque molto spesso viene prem